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Manuale Sicurezza sul Lavoro 2021

Eccolo!

In realtà è in vendita da metà giugno, ma ho aspettato quasi un mese per scrivere questo post perché era in corso lo studio di fase 3 per verificare la sua efficacia contro la variante delta.
E, pensa un po’… il Manuale ha passato tutti i test e l’Unione europea lo considera equipollente al Green pass per cui, portandoti agevolmente dietro una copia del manuale, puoi viaggiare senza vincoli.

E le sorprese non finiscono qui.

È notizia di tre giorni fa che la Federazione Omeopati di Avezzano (fondata nel 1762 quando Hahnemann, che all’epoca aveva 7 anni, fu mandato dai genitori in una colonia estiva abruzzese) ha riconosciuto l’efficacia del Manuale Sicurezza sul Lavoro con una diluizione 30CH ovvero pari a 10-60 del prodotto iniziale.
Anche leggendolo in dosi omeopatiche, impari qualcosa…

L’anno scorso Bojan Đorđić, un negazionista sloveno che andava in giro sputando a i passanti, dopo aver letto il manuale ha vaccinato pure i pesci del suo acquario ed è entrato nel Guinness dei primati per essersi fatto la vaccinazione eterologa con un frullato di tutti i vaccini disponibili e di quelli sperimentali. Doppia dose.
Il suo corpo è stato dichiarato dall’OMS ambiente sterile.

La versione 2021 del Manuale è cambiata dentro e fuori.
Partiamo dal fuori. Questi i numeri:

  • 1745 pagine. 101 in più rispetto alla versione 2020.
  • 1,325 kg di peso. 95 g in più rispetto alla versione 2020… meno di 1 g a pagina (compreso l’inchiostro su entrambe le facce).
  • Copertina elegante, grigia e bordeaux. Sta bene su tutto.

Dentro il Manuale 2021:

  • nuovi “casi pratici“, ovvero esempi applicativi di valutazioni del rischio, stime di esposizioni a rumore, vibrazioni, classificazioni ATEX, ecc. Accogliamo, tra l’altro, un nuovo autore, l’Ing. Giorgio Gallo (vedi sotto) che ha redatto esempi di stima dell’esposizione a campi elettromagnetici;
  • un nuovo capitolo interamente dedicato alla Pandemia COVID-19 scritto a 4 mani da me e Aurora Brancia. Le mani erano tutte mie (sono quadrumane, come un bonobo). Lei ha usato un programma di dettatura;
  • un capitolo sulle radiazioni ionizzanti interamente riscritto e triplicato in dimensioni. E anche qui abbiamo una new entry: l’Ing. Mauro Serio (vedi sotto)
  • un nuovo capitolo dedicato alla sicurezza stradale;
  • altre varie ed eventuali (aggiornamento dei file di approfondimento online, giurisprudenza, tanto amore…).

Ovviamente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza gli autori che ho l’onore di coordinare. Autori? Ma che dico? Demiurghi. Creatori. Artisti.
Insieme formiamo i «Cavalieri della tavola Rotella».
Eccoveli, in ordine sparso e randomico, ma iniziando dai nuovi ingressi (ci tengo a precisare che le procedure di ammissione sono più faticose e impegnative dell’addestramento nei Navy Seal):

  • Ing. Giorgio Gallo, Druido dei campi elettromagnetici, maestro di sonde e vassallo della zonizzazione. Non parla… Trasmette in UHF;
  • Ing. Mauro Serio, della storica casata delle radiazioni ionizzanti. Vive in una nuvola quantistica e, per il principio di indeterminazione di Heisenberg, o sai dov’è o a quanto va (e difficilissimo darsi appuntamenti con lui);
  • Ing. Carmelo G. Catanoso, Signore delle terre dei cantieri temporanei e mobili, territorio ostile, in continua evoluzione. Per riposarsi, si ritira nei suoi spazi confinati;
  • Ing. Ugo Fonzar, Lord Comandante di macchine e attrezzature. Suo è il Titolo III del D.Lgs. n. 81/2008, sua la provincia della Direttiva 2006/42/CE e degli ascensori;
  • Dr.ssa Aurora Brancia, Lady delle paludi delle Sostanze Pericolose. Quando non è impegnata a somministrare agenti chimici, cancerogeni e amianto ai suoi nemici, ama coltivare agenti biologici;
  • Ing. Erica Blasizza, Regina delle isole REACH e CLP. Di notte si cimenta nelle arti oscure delle certificazioni ambientali. Ma questo manuale lo ha scritto di giorno.
  • Dr.ssa Carmen Caldovino, Signora della casata dello stress lavoro-correlato, gran maestra delle arti della formazione e comunicazione;
  • Ing. Marzio Marigo, Governatore dell’arcipelago delle ATEX, CEM, ROA e di ogni acronimo. Quando si ritira sulla terraferma, lo potrete trovare in luoghi a rischio di incidente rilevante o prossimi a sorgenti di radiazioni ionizzanti.
  • Ing. Andrea Rotella (Io). Svolgo il compito di curatore del Manuale (se qualcuno si fa male) e raccolgo gli avanzi degli altri (valutazione dei rischi, rumore, gas tossici, VDT, movimentazione carichi, ecc.).

Il Manuale è in vendita QUI (shop online della casa editrice Wolters Kluver Italia).


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo, forse anche tu desideri salvare il mondo.
Questo blog contribuisce alla lotta contro il riscaldamento globale, l’impatto di meteoriti e l’infestazione del punteruolo rosso.
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Puoi guardarmi gratis, l’attraenza e l’incredibilismo non hanno prezzo. Ma non fermarti ad essi.
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D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.09, modifiche al Titolo IX)

Se anche voi come me, dopo una cena a casa a base di pesce, lasciate decomporre gli avanzi per estrarne la trimetilammina, da ora avete anche un fantastico TLV-STEL da non superare per evitare di vomitare mentre lo fate. E non è poco…

Infatti, il D.M. 18 maggio 2021 ha recepito un nuovo elenco di VLE che sostituisce l’Allegato XXXVIII del D.Lgs. n. 81/2008 e, in particolare, sono state aggiunti questi agenti chimici:

  • Acetato di isobutile
  • Acetato di nbutile
  • Acetato di sec-butile
  • Alcool isoamilico
  • Anilina
  • Clorometano
  • Trimetilammina
  • 2- fenilpropano (cumene)
  • 4-amminotoluene
  • Tricloruro di fosforile

La maggior parte di voi penserà che è più facile che nella vita dobbiate ricucire un torto usando un filo di cammello fatto passare dalla cruna di un ago trovato in un pagliaio che non incontrare uno di questi agenti chimici. E invece è roba che tutti hanno in casa (non è vero, ma devo pur ottenere un po’ di interesse…) e che deve essere tenuta fuori dalla portata dei bambini (astenersi genitori che continuano a parlare del figlio adolescente come «Oooohhh, il mio bambino…!»).

Comunque sia, potete scaricare da qui (collegamento a Onedrive) o da qui il testo completo del D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub, aggiornato con queste ultime modifiche e tutte quelle che le hanno precedute.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 20 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Onedrive. Guardate in alto a sinistra e cliccate sulla freccetta rivolta verso il basso per far partire il download.

Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2029;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se la cosa ti interessasse, puoi ricevere una notifica via mail quando pubblicherò nuovi articoli (guarda in alto a destra, sotto la mia foto. Per quanto irresistibile, ignora la foto e guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it»).

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Non perdiamo di vista i fondamentali

(Il presente contributo è un addendum all’articolo: «COVID-19 e principio di precauzione» pubblicato sul portale Teknoring.com e alle considerazioni fatte durante il webinar dello scorso 17 maggio sul principio di precauzione).

Come affermato nel precedente articolo, il principio di precauzione (PP) dovrebbe essere applicato essenzialmente nel dominio dei danni sistemici non reversibili (l’eventuale non linearità del danno rispetto alle cause che possono generarlo è una “semplice” aggravante ma di per sé non costituisce una condizione necessaria ai fini dell’applicazione del PP).

Per quanto il senso di quanto appena affermato sia alquanto intuitivo, esso può essere ancor meglio e più rigorosamente compreso considerando le implicazioni ultime del cosiddetto «Teorema della rovina del giocatore». È un vecchio problema, tanto che una delle sue prime formulazioni è attribuita a Pascal ovvero alle origini della teoria delle probabilità, ma quella che a noi più interessa è la conclusione generalizzata che ne traggono prima Bernoulli e poi De Finetti: in sostanza anche in caso di gioco equo (nel quale cioè due giocatori hanno le medesime probabilità di vittoria) se uno dei due è infinitamente ricco l’altro è inevitabilmente destinato alla rovina.

Scelte individuali e propensione al rischio

Fate questo esperimento mentale: provate a giocare a testa o croce contro un banco con illimitate risorse economiche. Il gioco è equo, entrambe le parti hanno il 50% di probabilità di vincita (se esce testa ricevete un euro dal banco, se esce croce date un euro al banco) e sul lungo termine la frequenza delle volte in cui è uscita testa e delle volte in cui è uscita croce finirà con l’equivalersi. In teoria nessuno dei due vince o perde. In teoria e sul lungo termine. Ma prima di arrivare al lungo termine accadranno cose: prima o poi una serie sfortunata di lanci svuoterà il vostro portafoglio impedendovi di fare un’ulteriore puntata, buttandovi fuori dal gioco.

E questo è quello che accade esponendosi ripetutamente a rischi nei quali uno dei possibili esiti è la rovina. Per essere chiari: la parola chiave è ripetutamente. A differenza del gioco della moneta, spesso le probabilità di rovina nel mondo reale non sono note ma, per quanto basse siano, all’aumentare del numero di esposizioni, la rovina diventa una certezza. Se ti lanci ogni tanto col paracadute è una cosa. Se ti lanci molto spesso col paracadute è un’altra: con l’aumentare del numero dei lanci la probabilità che prima o poi le cose non vadano per il verso giusto tende a 1. Mentre il banco (ovvero il numero di lanci che si possono fare da un aereo) ha risorse pressoché infinite (a parte il tempo materiale per lanciarsi da un aereo), per te il gioco finisce al primo errore.

Quando si tratta di scelte individuali con ricadute sull’individuo stesso, entro certi limiti questo tipo di esposizioni è tollerato dalla società e attiene alla sfera della propensione del rischio. È vero, nella vita reale quasi mai è il singolo individuo a subirne esclusivamente le conseguenze: la famiglia, gli amici più stretti, colleghi di lavoro, i clienti possono trovarsi a pagarne una quota parte. È un problema, lo si cerca di controllare con le leggi o con norme sociali, ma è tollerato anche perché – in molti casi – i benefici del successo possono ricadere sulla società nel suo complesso. 

In sostanza, il giocatore si assume il rischio di rovina mentre la società si avvantaggia dai benefici.

Rischi per la collettività

Se si escludono i martiri (categoria moralmente apprezzabile ma numericamente scarsa), è necessario riconoscere che l’aliquota di rischio per la nostra vita che siamo disposti a correre per gli altri è piuttosto limitata e decresce esponenzialmente con l’aumentare della distanza affettiva tra l’individuo e “gli altri”: se mia moglie o mio figlio me lo chiedessero, risponderei senza incertezze che darei la vita per loro. Già mio cugino è meglio che eviti di pormi questa domanda (saluto tutti i miei cugini con affetto immutato: era per spiegare un concetto…).

Ma senza arrivare a dover sacrificarsi per gli altri, quasi nessuno accetta di mettere a rischio la propria vita senza motivo. Possiamo non comprendere le loro scelte o non condividerle, ma i singoli individui hanno le loro motivazioni (è indifferente la razionalità dietro di esse) per rischiare la propria vita.

Per chi teme gli effetti collaterali della vaccinazione contro il SARS-COV-2, i paragoni con livelli differenti di rischio di mortalità da altri fenomeni (es. da incidente stradale o per assunzione di contraccettivi) hanno poco senso. E in un’ottica di accumulo di rischi come dice il teorema della rovina del giocatore, per la verità, hanno “ragione” loro: «già faccio 300 km/giorno in auto per raggiungere la miniera di uranio nella quale lavoro, fumo regolarmente, bevo come un bidet tutti i fine settimana… Mò devo aggiungerci anche il rischio di morte per il vaccino Astrazeneca? (vedi nota)».

E, in effetti, se non fosse per il particolare della pandemia in corso, nessuno avrebbe da obiettare, così come non avevamo da obiettare sul numero di km, sul numero di sigarette, sul lavoro in miniera.

Ma il fatto che ci sia una pandemia in corso modifica drasticamente l’impatto delle scelte individuali: i problemi sorgono infatti quando non il beneficio, ma il danno può trasferirsi dalla scala individuale a quella collettiva. Questo tema sicuramente riguarda le scelte individuali dei decisori politici ma non esclusivamente.

Nel corso di questa pandemia abbiamo visto come i comportamenti individuali hanno avuto e stanno avendo una ricaduta importante sulla salute collettiva e sull’economia. 

Durante il primo lockdown la percezione del rischio da parte dei singoli si era allineata al rischio sociale (gli individui, col passare dei giorni, avevano percepito che il diffondersi dell’epidemia era una minaccia anche per loro e si era ingenerato un clima di riprova sociale per tutti quelli che non rispettavano le regole) per poi abbassarsi nuovamente con la “riapertura” e la stagione estiva: le esigenze individuali hanno prevalso sull’interesse collettivo perché i benefici derivanti dalla ritrovata libertà erano percepiti come maggiori del rischio di ammalarsi.

Il resto è storia recente.

È assolutamente prioritario interrompere questo trasferimento di rischio, con tutti i mezzi a disposizione.

Una via d’uscita

La vaccinazione è indubbiamente uno strumento al quale tutti noi guardiamo con speranza per voltare pagina e c’è di che essere ottimisti.

Ma non solo non è l’unico, quanto l’errore sarebbe proprio nel considerarlo l’unico e dimenticare alcuni presupposti.

Se l’Italia e l’Europa tutta sono in difficoltà con le forniture di vaccini, è ragionevole ipotizzare che queste difficoltà si possano riscontrare in altre parti del mondo e, nel frattempo, l’elevata diffusione della malattia aumenterebbe il rischio di insorgenza di varianti e, con esse, il rischio che una o più di esse risultino resistenti ai vaccini attualmente disponibili, resettando gli sforzi compiuti.

Se a livello Top-Down è necessario procedere con la massima celerità per vaccinare la popolazione mondiale, sappiamo che ciò non avverrà in tempi rapidi. 

Il principio di precauzione ci impone di agire con fermezza mantenendo il rischio basso con un approccio BottomUp efficace in sinergia con i vaccini e, possibilmente, anche in caso di una loro non completa efficacia. La mascherina e, più ancora, i facciali filtranti, sono misure low-tech che mantengono la loro efficacia anche in presenza di eventuali varianti e per un ampio spettro di scenari. Inoltre, nonostante siano passati oltre 12 mesi dall’inizio della pandemia, è particolarmente necessario insistere sull’adozione di modelli comportamentali corretti. Le persone – oggi come ieri – non si infettano per mera fatalità, ma perché sono esposte o si espongono a situazioni a rischio. 

Recuperiamo i fondamentali

Oggi tutti, in pubblico, indossano una mascherina ma bisognerebbe chiedersi quanti lo fanno perché la ritengono una misura fondamentale di prevenzione ed in quanti la indossino perché tutti la indossano.

La risposta può essere ricercata guardando non già al numero di mascherine indossate ma al modo con cui sono indossate ed al rispetto dei comportamenti complementari senza i quali l’efficacia del presidio risulta ridotta e insoddisfacente.

Certamente, si può essere soddisfatti della diffusione della mascherina, ma dopo un anno è indispensabile fare un salto di qualità investendo in comunicazione e controllo circa il suo uso corretto e sull’adozione sistematica di tutti i comportamenti di sicurezza basilari. 

Per quanto elementare possa sembrare questa misura, questo giudizio non deve essere confuso con la valutazione sulla sua efficacia: il distanziamento e la mascherina hanno principalmente impatto sul contenimento delle infezioni prodotte da superspreader. Anche riducendo di poco il loro impatto il risultato complessivo sarebbe gigantesco, essendo questi i driver della diffusione del contagio (l’80% delle infezioni secondarie sono prodotte dal 15% dei soggetti).

Sappiamo già oggi che anche con la vaccinazione ci vorrà comunque un certo tempo prima che la pandemia possa essere dichiarata definitivamente sconfitta: in questo lasso di tempo non possiamo essere colti nuovamente di sorpresa per ingenuità e ritrovarci a dire: «Eh, ma non era mai successo prima». Quelli che pensano che sia un atteggiamento ossessivo dovrebbero chiedersi se ci troveremmo a questo punto se fossimo stati ossessivi a gennaio 2020 (quando eravamo a conoscenza dell’esistenza di una minaccia in Cina) e durante l’estate dello stesso anno.


NOTA:
Ovviamente la fallacia del ragionamento è situata nel non considerare che il rischio di danni collaterali dell’infezione è ordini di grandezza maggiore del rischio di danni collaterali derivanti dal vaccino.

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se sei arrivato in fondo all’articolo è, evidentemente, perché vuoi scoprire come vincere alla roulette russa.
Organizzo appositi seminari sul tema, con apposite esercitazioni tra i partecipanti (metto a disposizione gratuitamente occhiali di protezione per proteggersi dagli schizzi di sangue: ci mancherebbe pure che si corra il rischio di prendersi qualche malattia).
Se la cosa ti interessasse, puoi ricevere una notifica via mail quando pubblicherò nuovi articoli su questo blog e il calendario con le date dei corsi.
Per riceverle è semplice:guarda in alto a destra su questa pagina. Quello sono io dopo aver vinto una sfida contro il campione sovietico di roulette russa. Non chiederti perchè ci sia solo mezza faccia. Passa oltre… Guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi segnarti. Proprio lì.

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COVID-19 e il principio di precauzione

Saresti disposto a farti un giro di roulette russa in cambio di una vincita che ti cambierebbe la vita? Ovviamente il problema è se dopo la giocata ci sarà ancora una vita da cambiare e, infatti, non trovo mai nessuno disposto a giocare. Nemmeno quando chiedo: «E se giocassimo con una pistola caricata con un unico proiettile in un caricatore di 100 colpi?». A quanto pare i miei conoscenti soffrono di una certa avversione al rischio di uscire dal pool genetico, anche quando in cambio il premio potrebbe essere consistente.

Credo, in verità, che questa idiosincrasia sia piuttosto diffusa nella popolazione, tanto che giocare alla roulette russa non compare tra le prime 100 professioni più popolari del mondo del lavoro, nonostante i lauti guadagni. E questo è anche dovuto al fatto che, all’aumentare del numero di giocate, la probabilità di evento avverso tende a 1. È pertanto probabile che i bravi giocatori di roulette russa si siano estinti proprio per la loro bravura al gioco, ovvero per essere riuscita a sfangarla n volte (ma non n+1). E questo è talmente vero, lampante e ovvio anche per chi non ha un dottorato in statistica che, in genere, la stragrande maggioranza degli individui rifiuta anche di premere per una volta sola il grilletto. L’analisi costi-benefici pende invariabilmente dalla parte del costo potenziale.

Un approccio basato sul principio di precauzione

Questo è vero intrinsecamente per gli individui, ma su scala globale abbiamo dovuto sviluppare un approccio leggermente differente che abbiamo chiamato «principio di precauzione». In sostanza, in tutti quei casi in cui un elemento ha il potenziale di generare un danno che possa determinare l’estinzione, un danno ecologico irreversibile, anche se vi fosse una probabilità bassa e anche se i costi fossero elevati, il principio di precauzione impone di evitare a tutti i costi l’esposizione al rischio. Generalmente, anzi, non possiamo nemmeno dire di conoscere con esattezza le probabilità che il danno si presenti (come è invece il caso della roulette russa), ma se essa è maggiore di zero, di fronte alle possibili e gravissime conseguenze dovremo agire comunque. Di fronte alla sola possibilità di un cambiamento climatico irreversibile del pianeta, non c’è alcuna analisi costi-benefici da condurre per azzerare le emissioni di anidride carbonica perché:

  • nell’ipotesi in cui ci fossimo sbagliati, avremmo agito sostenendo costi elevati con conseguenti, possibili danni economici collaterali e benefici pressoché nulli, ma saremmo ancora qui a leggere articoli sul principio di precauzione;
  • qualora non agissimo, avremo un’economia in ottima salute ma potrebbe essere l’unica cosa sana rimasta sul pianeta.

Nonostante possa sembrare un principio di assoluto buon senso, la sua applicazione è spesso osteggiata e l’invocazione alla sua applicazione spesso fraintesa.

Partiamo da quest’ultima. L’applicazione del principio di precauzione deve essere riservata solo a situazioni rientranti nel dominio dei danni sistemici e irreversibili. Dire che non si debba procedere all’introduzione della tecnologia 5G ne è un’applicazione indebita. Si tratta di un’innovazione introdotta su larga scala di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine. È questo un problema concreto che determina una giusta preoccupazione. Per nessuna ragione possono essere sottovalutate possibili conseguenze per la salute e l’introduzione di questa tecnologia dovrebbe avvenire con cautela, osservando e dandosi tempo per osservare eventuali effetti sulla salute o sull’ambiente. Tuttavia, i campi elettromagnetici seguono leggi fisiche note. La loro interazione con sistemi complessi non è altrettanto nota con la medesima precisione, ma anche in questo caso esiste una linea di demarcazione (magari non nettissima ma c’è) tra possibili scenari e scenari impossibili. Soprattutto, le antenne si possono spegnere. In caso di necessità, dove insorgessero le prime evidenze di danni collaterali non gestibili, sarebbe possibile intervenire per contenere i danni.

La possibilità di danno nel principio di precauzione

Si noti che si mette in conto la possibilità di danno: nessuno esclude che alcuni o molti individui, ad esempio, possano essere danneggiati dal 5G. Semplicemente, questo non impedisce di procedere, in quanto il danno non sarebbe sistemico e irreversibile. Ribadisco: ciò non toglie debba avvenire con tutte le precauzioni e le tempistiche del caso. Il rischio può essere gestito. Il principio di precauzione, al contrario, non prevede alcuna gestione del rischio: l’evento deve essere scongiurato, costi quel che costi.

Coloro che, al contrario, si oppongono all’applicazione del principio di precauzione, generalmente affermano che sostenere costi immensi o rinunciare a benefici giganteschi senza avere alcuna certezza che altrimenti accadrebbe una catastrofe sia un atteggiamento paranoico.

Ricordando qual è il campo di applicazione del principio di precauzione, almeno un paio di obiezioni possono essere opposte a questo ragionamento:

  • assenza di prove non è prova di assenza: ritornando all’esempio della roulette russa, quanti deciderebbero di giocare se trovassero una pistola su un tavolo e un biglietto con su scritto: «Questa pistola è scarica. Se premi il grilletto puntandotela alla testa, la tua vita potrebbe cambiare». A parte l’uso del condizionale riferito alla futura vincita (generalmente nemmeno quelli che spingono per rinunciare all’applicazione del principio di precauzione sono in grado di darci certezze sugli effettivi benefici), quanti deciderebbero di giocare, senza avere alcuna prova della veridicità dell’affermazione: «questa pistola è scarica»?
  • Onere della prova: in questi casi, data la posta in gioco, non devo essere io a fornire la prova dell’esistenza del danno. Chi si oppone al principio di precauzione, piuttosto, lui sì che deve fornire la prova dell’assenza del danno al punto da farci rischiare un impatto sistemico e irreversibile. Se vuoi convincermi a giocare alla roulette russa, non puoi premere il grilletto puntando la pistola in alto e poi dire: «Visto? Non è successo niente…».

Covid-19 e principio di precauzione

Ovviamente quella della roulette russa è una falsa similitudine, utile a portare avanti il ragionamento ma sulla quale non si applica il principio di precauzione vero e proprio. Al contrario, una pandemia è esattamente una di quelle circostanze per le quali il principio di precauzione è stato introdotto: un approccio che consenta ai decisori di prendere la decisione giusta in condizioni di incertezza in presenza di rischi sistemici e irreversibili.

E così, non posso condividere l’altrettanto falsa similitudine dello tsunami, più volte citata da decisori e dai loro consulenti scientifici per spiegare come mai fossimo stati travolti dalla diffusione del contagio in modo così devastante esattamente un anno fa. In caso di terremoto di magnitudo almeno pari al 7° grado della scala Richter nel Pacifico, dopo mezzora parte un allarme rivolto a tutte le aree raggiungibili da uno tsunami entro 3 ore e si attivano le procedure per l’evacuazione. Il punto è che l’allerta parte ancor prima che ci siano le prove di uno tsunami, sulla base del principio che l’assenza di prove non è prova di assenza, e intervenire solo quando si abbia la certezza del rischio potrebbe rendere l’intervento inefficace.

La consapevolezza del rischio e la tempestività di azione

La consapevolezza del rischio è fondamentale in questi casi: in altre parole, bisogna crederci e agire di conseguenza. Non a parole, ma nei fatti.

Il mondo intero ha ricevuto l’allarme di un possibile tsunami il 31 dicembre 2019. Obiettivamente i sintomi della nuova malattia potevano essere confusi con quelli di un normale decorso influenzale, ma il problema vero è non aver agito con la dovuta decisione ancor prima della diagnosi del primo caso di Codogno. Di fatto non abbiamo davvero creduto che potesse essere un problema che avrebbe potuto travolgerci con la violenza e la rapidità a cui abbiamo assistito. E infatti la definizione di “caso sospetto di COVID-19” nel nostro Paese includeva i criteri epidemiologici di qualcuno che fosse stato in Cina o fosse stato in contatto con persone provenienti dalla Cina prima che, in presenza di sintomi, fosse richiesta l’esecuzione di un test molecolare. E questo ha scoraggiato il testing su tutti i casi di polmonite di cui i medici di base avevano notizia o che giungevano in ospedale.

L’ anestesista che ha richiesto il test PCR per il giovane di Codogno lo ha fatto sotto la propria responsabilità, violando le procedure. Fino a quel momento è come se ci fossimo accontentati di fare i controlli antiterrorismo in aeroporto solo ai passeggeri musulmani, perché «tutti i terroristi sono musulmani».

E questo è esattamente il punto: in presenza di rischi di questa portata, non si fanno controlli antiterrorismo perché si sospetta che ci sia un terrorista tra i passeggeri dell’aereo, ma perché non si può escludere che ci sia un terrorista tra i passeggeri.

In presenza di rischi sistemici che possono determinare il collasso, le misure non sono mai “eccessive”

Del resto, sarebbe sembrato assurdo e ingiustificabile adottare misure eccessive e sproporzionate come testare chiunque si presentasse in ospedale con dati sintomi, piuttosto che fare controlli rigorosi alle frontiere dell’Unione europea quando ancora del virus e della pandemia si sapeva poco o nulla. Ma di fronte a rischi sistemici che possono determinare il collasso e di cui si sa poco o nulla, le misure non sono mai “eccessive”, quanto piuttosto proporzionate ad una minaccia sconosciuta: l’analisi costi-benefici non può essere applicata e nessuno dovrebbe mai criticare le decisioni prese se conformi al principio di precauzione. Se difatti non accadesse nulla, il rischio è che qualcuno possa affermare che l’intervento è stato inutile, costui confondendo l’effetto (l’assenza di danno) con la causa (le misure adottate). Le misure non sono inutili perché non è successo nulla. Piuttosto non è successo nulla perché le misure erano utili.

Fase 2, mascherine e trasmissione aerogena del virus

Ulteriori considerazioni possono essere fatte per non aver promosso con la necessaria forza all’inizio della Fase 2 l’impiego delle mascherine e di non stare considerando con la dovuta precauzione l’effetto della trasmissione aerogena (aerosol e droplet nuclei), costantemente ribadendo che non ci sono prove che confermino l’utilità delle mascherine o che la trasmissione da aerosol possa essere una via efficace di contagio. Al solito, il punto non è cosa accadrebbe se le mascherine fossero inutili o se la trasmissione avvenisse esclusivamente tramite droplet, ma quali conseguenze avrebbe (ha avuto) non agire in queste direzioni dal punto di vista della diffusione della pandemia.

Fase 3 e varianti del virus

Al momento, il semplice allarme della presenza di varianti del virus dovrebbe imporci di rivedere l’intero sistema di difese, agendo sulle scuole e sui trasporti, in particolare, fino a quando non avremo una mappa precisa della loro diffusione, piuttosto che aspettare che la curva dei contagi salga per agire in seguito. Inoltre, nonostante, dopo un anno, l’area della nostra conoscenza del virus si sia ampliata notevolmente, la presenza stessa di queste varianti è la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che non si possono escludere ulteriori mutazioni e che queste possono essere molto più contagiose e letali del virus che abbiamo sinora conosciuto. Né possiamo escludere che una di queste possa, addirittura, rendere inefficaci i vaccini che attualmente rappresentano la via rapida di uscita da questa pandemia.

L’imperativo rigoroso è vaccinare rapidamente tutta la popolazione prima che ulteriori varianti del virus possano rimettere in discussione quello che oggi conosciamo e affossare le speranze. Whatever it takes.


Ho scritto questo articolo, su richiesta, per il portale Teknoring (questo è l’articolo originale).
Il 17 marzo 2021 terrò un breve webinar gratuito intitolato: «Trasmissione aerea del contagio e valutazione del rischio». Se volete iscrivervi, cliccate qui.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se sei arrivato in fondo all’articolo è, evidentemente, perché vuoi scoprire come vincere alla roulette russa.
Organizzo appositi seminari sul tema, con apposite esercitazioni tra i partecipanti (metto a disposizione gratuitamente occhiali di protezione per proteggersi dagli schizzi di sangue: ci mancherebbe pure che si corra il rischio di prendersi qualche malattia).
Se la cosa ti interessasse, puoi ricevere una notifica via mail quando pubblicherò nuovi articoli su questo blog e il calendario con le date dei corsi.
Per riceverle è semplice:guarda in alto a destra su questa pagina. Quello sono io dopo aver vinto una sfida contro il campione sovietico di roulette russa. Non chiederti perchè ci sia solo mezza faccia. Passa oltre… Guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi segnarti. Proprio lì.

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D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.08, modifiche al Titolo IX)

Emmentre tutti pensano a vaccinarsi, il D.M. 11 febbraio 2021 mi ti modifica il D.Lgs. n. 81/2008 che – tra le altre cose – inserisce oli minerali di scarto e gas di scarico dei diesel tra le lavorazioni comportanti esposizione ad agenti cancerogeni (vedi i nuovi allegati XLII e XLIII).

Non che non si sapesse, solo che ora è scritto nella legge.
Cioè un conto è che ti dicano che non devi fornicare, un conto è che lo scrivano nei 10 comandamenti. Per la serie: non dire che non ti avevo avvertito.

Comunque sia, potete scaricare da qui il testo completo del D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub, aggiornato con queste ultime modifiche e tutte quelle che le hanno precedute.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 20 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Onedrive. Guardate in alto a sinistra e cliccate sulla freccetta rivolta verso il basso per far partire il download.

Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2029;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.


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D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.07, modifiche al Titolo X)

Succedono cose… Tra un ristoro e l’altro, messo lì come la mortadella in mezzo alla pizza bianca, il D.L. n. 149/2020 mi sostituisce non uno, ma ben due allegati del D.Lgs. n. 81/2008, precisamente XLVII e XLVIII.

Roba da agenti biologici.
Si tratta delle misure di contenimento che devono essere adottate nei laboratori e statutari, nonché per i processi industriali.
Roba COVID-correlata, ovviamente.

Comunque sia, potete scaricare da qui il testo completo del D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub, aggiornato con queste ultime modifiche e tutte quelle che le hanno precedute.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 20 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Mega. Cliccando su «Scarica», parte il download.

Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2029;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.


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La verità, vi prego, sui test rapidi

Obiettivamente, non si capisce nulla.
E personalmente mi sono fatto un’idea ben precisa: è un complotto dei complottisti.
Una matrioska di teorie cospirazioniste, annidate una dentro l’altro in chissà quanti livelli che Inception lévati, al punto che alla fine è anche possibile sia tutto vero.
Sto parlando, ovviamente, dei test rapidi e di quanto siano affidabili.

Quante persone conoscete che si sono sottoposte al test antigenico (d’ora in poi intendo questo per “test rapido”, non quello sierologico) e sono risultate positive? E quante di queste, dopo essersi fatte il test molecolare, sono invece risultate negative? Tante vero?
Si delinea chiaramente l’ombra dello zampino dei produttori di cottonfioc che hanno tutto l’interesse a fare quanti più tamponi possibili.

Bayes il Perfido

Ma se volete capirci davvero qualcosa e smascherare le radici della cospirazione dovete guardare la foto qui a sinistra. L’avete riconosciuto? Certo che no. Quello lì è Thomas Bayes, reverendo Thomas Bayes. Potevate dubitare che non c’entrasse anche la Chiesa?
Ecco, quest’uomo ha scritto un teorema che porta il suo nome che è la chiave di tutto il complotto, è il tappeto sotto il quale si nascondono tutte le briciole di biscotti con le mani sporche di marmellata che al mercato mio padre comprò.

Tutti quelli che si avvicinano al Teorema di Bayes, alla fine, dopo averlo studiato, provano a spiegartelo e scoprono che non c’hanno capito una mazza.
Su internet è pieno di siti – parte della macchinazione – che ti promettono che ti spiegheranno il teorema, in modo semplice. Non fidatevi, è pieno di matematica. Si nascondono dietro la scienza, loro.

L’unico modo per disperdere la cortina fumogena del complotto è quella di non cadere nel loro tranello e spiegare la faccenda senza nessuna pretesa di scientificità.
«Qui se l’inculamo» (un omaggio a Gigi Proietti, uno dei pochi estranei alla cospirazione).

Partiamo da qui:

Tutti gli Zurli sono Burli.
Vedi un Burlo. È uno Zurlo?

Pensateci un attimo. C’avete pensato?
Se avete risposto di “no”, siete già a buon punto (non è vero, ancora ce ne vuole, ma serviva un rinforzo positivo): infatti, anche se tutti gli Zurli sono Burli, questo non significa che tutti i Burli siano Zurli, dato che della grande tribù dei Burli fanno parte anche i Tuorli.

La grande tribù dei Burli conta 1.000.000 di persone, ma per varie vicissitudini demografiche (non ultima la netta preferenza delle Burle – in genere – per alcune caratteristiche anatomiche del Tuorlo. Preferenza che tuttavia non è immediatamente percepibile), attualmente si contano 999.000 Tuorli e soltanto 1.000 fieri Zurli.

Zurli e Tuorli a noi estranei appaiono identici, e questo è un bel problema, perché dobbiamo studiare la genetica dello Zurlo prima che si estingua. Ma per fortuna abbiamo un cane che, annusando la ghiandola perianale dei Burli, è in grado di distinguere Tuorli da Zurli. Anzi, meglio, quando il cane ringhia sappiamo con quasi assoluta certezza che quello lì NON è uno Zurlo. Diciamo: 99,9%. Significa che quando il cane ringhia, 999 volte su 1000, la ghiandola perianale non appartiene ad uno Zurlo.

Dovreste vedere invece come scodinzola felice quando trova uno Zurlo. Anche voi scodinzolereste riconoscendo l’odore caratteristico di ghiandola perianale di uno Zurlo, ve l’assicuro. E anche in questo caso il cane è piuttosto affidabile, ma non sempre ha ragione perché succede che, a volte, quando un Tuorlo si accoppia con una Zurla, il figlio abbia un vago odore di Zurlo pur appartenendo (privilegi della paternità) alla sottotribù dei Tuorli. Diciamo che il cane quando scodinzola indovina chi è un vero Zurlo, 900 volte su 1000.

Perfetto!
Perfetto un corno. Il complotto è tutto lì.

Cominciamo ad annusare le ghiandole perianali dei Burli. Che succede se il cane scodinzola? Su 1000 Zurli, quello indovina 900 volte su 1000, per cui 100 Zurli saranno ignorati dai nostri studi. Il problema ce l’abbiamo soprattutto quando annusa il culo dei Tuorli, dato che 1 volta su 1000 invece di abbaiare e ringhiare, il cane si metterà a scodinzolare, dicendo che quello è uno Zurlo, ma si sbaglia. E l’1 per mille di 999.000 fa 999.
Quindi, in effetti, su 1899 (cioè 900+999) volte in totale in cui il cane ha scodinzolato, in oltre la metà dei casi lo ha fatto per errore. Si tratta cioè di falsi positivi. In poco più della metà dei casi.

È tutto qui. Tutto davvero.
Quando diciamo che il test è affidabile, dobbiamo sempre ragionare ANCHE in relazione a quale sia l’effettiva entità del fenomeno in rapporto all’intera popolazione osservata.
Più il fenomeno è raro (es. bassa prevalenza di una malattia nella popolazione) più aumentano i falsi positivi (come abbiamo visto con i Zurli che sono solo 1/1000 di tutti i Burli).

Quindi i test rapidi non servono a nulla?
No, questo sarebbe un livello di complottismo troppo stupido, non all’altezza della sofisticazione di questo complotto. Un normale complottista direbbe una cosa simile e, infatti, è stupido.
Non scordiamo, infatti, che il cane 998.001 volte avrà indovinato dicendo correttamente che quel Burlo NON è uno Zurlo. A questi ci aggiungi i 900 casi in cui ha correttamente indovinato chi era uno Zurlo e arrivi a 998.901.
E non è poco.

Se parli di malattie, stai correttamente escludendo da ulteriori accertamenti, un numero gigantesco di persone che potranno tornare alle loro normali occupazioni, non impatteranno con ulteriori richieste sul sistema sanitario, torneranno alla serenità. Inoltre, occorre considerare che tutto ciò dovrebbe avvenire in tempi rapidi e con costi piuttosto bassi. È questo il vero vantaggio dei test rapidi: rinunci ad un po’ di precisione, ma a vantaggio della rapidità che, per il controllo di un’epidemia, è un fattore fondamentale.

In totale, il problema lo generano 1099 casi, ovvero i 999 falsi positivi e anche i 100 falsi negativi. Questi ultimi dipendono dalla sensibilità del test (la sensibilità è la capacità del test di dirti che sei ammalato quando sei davvero ammalato), con tutte le conseguenze di mandare in giro dei “falsi negativi”, cioè gente che pur essendo malata, risulta sana per il test.

Bisogna però aggiungere che l’affidabilità aumenta quanto più aumenta la probabilità che il soggetto sia davvero positivo, cosa che è vera non solo quanto più la malattia è diffusa, ma anche quando stai testando qualcuno che ha buone ragioni per pensare di essere infetto (tipo, se convive con un soggetto positivo).

Insomma, se vi fate un test per sapere quale sia la probabilità che l’esito non sia corretto dovete farvi dire quali sono la sua sensibilità e specificità (cioè la capacità di dirti che sei sano quando sei effettivamente sano). Inserendo il valore della prevalenza (cioè la diffusione della malattia nella popolazione) in un calcolatore come questo, avrete il risultato.

Comunque, la cosa più importante è che non tutti i Burli sono Zurli. Il resto viene da sé.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo probabilmente anche tu avevi subdorato l’esistenza del complotto.
È una questione, come in Matrix, di pillola azzurra e pillola rossa: se prendi la pillola azzurra, fine della storia. Domani ti sveglierai nella tua camera con un’erezione perché quello era Viagra.
Ma tu hai scelto la pillola rossa, come un vero Tuorlo, che non ha bisogno di altro.
In questo blog smascheriamo complotti nei complotti e se vuoi unirti a noi guarda in alto a destra su questa pagina. Non fissare la foto, non guardarmi, ché se mi riconosci sarò costretto ad ucciderti.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi inserire la tua mail per essere avvisato quando scriverò nuovi post, leggere i nuovi articoli e sapere quant’è profonda la tana del Bianconiglio.

P.S.
La frase iniziale su burli e zurli è tratta da «Il cigno nero» di Nassim N. Taleb

Pubblicato in: Altro, cultura della sicurezza, valutazione dei rischi

Calcolatore del rischio di trasmissione del contagio tramite aerosol

Se ti vuoi ammalare di COVID-19, secondo le attuali conoscenze scientifiche, hai due possibilità:

  1. Farti sputare addosso (è una questione di gusti. C’è a chi piace… Ci sono intere categorie di cose del genere sui siti porno). È quello che succede stando molto vicini ad un soggetto contagioso, specie sotto un metro di distanza.
  2. Mangiare lo sputazzo altrui (su questo, in genere, vedo che la gente è più restia. Però non si fa problemi a mangiare la cacca altrui, come dimostra l’elevata incidenza nella popolazione di malattie a trasmissione oro-fecale). È quello che succede quando non ci si lava frequentemente le mani: prima o poi qualunque schifezza arriva alla bocca.

Si discute invece ancora sulla possibilità della trasmissione, cosiddetta, “aerogena”, ovvero attraverso l’inalazione di piccolissime particelle emesse da un soggetto contagioso e che restano in sospensione nell’aria per lunghi periodi (da decine di minuti fino a ore). Sempre di sputazzo parliamo, ma è così finemente suddiviso (o evaporato nella sua parte liquida) che è quasi un piacere respirarlo.

Ora, senza entrare più di tanto nel merito del perché e del percome ancora non si è riusciti a dimostrare se questa via di trasmissione sia effettiva ed efficace, il discorso è che – come al solito – «assenza di prove non è prova di assenza»: non avere ancora le prove non consente di ignorare questa possibilità di trasmissione del contagio.
No, non lo consente, perché è esattamente quella che rischia di prevalere:

  • in ambienti chiusi;
  • in ambiente poco ventilati;
  • in tempi di permanenza lunghi in presenza di un soggetto contagioso;
  • se c’è un super-spreader;
  • se non si utilizza la mascherina per tempi prolungati.

Per questi e altri motivi, per il mio ed il vostro diletto, ho quindi fatto un po’ di ricerche e ho trovato che dal 1978 esiste un modello estremamente semplice che consente di fare una stima rapida del rischio di contrarre un’infezione per via aerogena.

Scetticismo. Colgo scetticismo nei vostri occhi.
Non c’è bisogno che vi ricordi com’è finita l’ultima volta che qualcuno ha infilato le mani nelle ferite sul mio costato, vero?
Lasciate fare e continuate a leggere.

Tra i vari parametri necessari al calcolo, l’equazione di Wells & Riley introduce quello di Quanto. In effetti esso rappresenta una discretizzazione tipo quella già vista in meccanica quantistica: l’infezione si trasmette in pacchetti detti “quanti”.
Più precisamente, un “quanto” è la dose di agente infettivo a cui deve esporsi un soggetto suscettibile per avere una probabilità del 63% di infettarsi.

L’equazione è la seguente:

P = 1 – e-Iqpt/Q

Dove:

  • I è il numero di soggetti infetti presenti;
  • q è il numero di “quanti” di infezione emessi dal soggetto infetto;
  • p è il tasso di ventilazione polmonare dei soggetti suscettibili;
  • t è il tempo di esposizione;
  • Q è la portata di aria non contaminata che entra nell’ambiente.

Tutto qui? Tutto qui.

Potete scaricare da qui il foglio di calcolo, fatto per benino.

A scanso di equivoci, è bene precisare che questo modello è tuttora molto usato e citato in letteratura. Il fatto che risalga al 1978 non deve essere considerato un limite. Al contrario. È la prova che, dopo tutto questo tempo, lo studio è ancora ritenuto affidabile.

Il modello fa due grosse assunzioni:
La prima è che l’aria nell’ambiente sia perfettamente miscelata.
La seconda è che il fenomeno sia stazionario (per un modello non stazionario, vedere lo studio n. 2 nei rinvii bibliografici a fine articolo).

Ad ogni modo, per una prima approssimazione, utile per capire quello che succede in ambienti dove la gente non entra ed esce in continuazione e permane per lungo tempo, questa equazione va più che bene. Parlo quindi di stanze, open space, aule di formazione…

Un esempio: ipotizziamo un corso di formazione di 4 h che si svolge in un’aula di 30 m2 (V=90 m3), con un’impianto di areazione meccanica in grado di assicurare 2 ricambi di aria l’ora.
L’impegno mentale comporta un dispendio energetico che si pone a metà tra un’attività leggera e una completamente passiva, perciò poniamo che il tasso di inalazione sia 0,6 m3/h.
Il numero di quanti è il parametro su cui pesa la massima incertezza. Scarseggiano gli studi in materia (vedi n. 3, 8 e 9 in bibliografia) e quelli che ci sono danno numeri con anche più di un ordine di grandezza di differenza. È un bel problema.
Personalmente tendo ad affidarmi agli esiti dello studio n. 3 che sembra essere quello meglio calibrato (nota 2 nel foglio di calcolo).
In questo caso, ipotizzando che il soggetto contagioso sia uno dei discenti, il tasso di emissione oscillerebbe (a seconda degli studi) tra 0,37 e 5,2 (riposo, respirazione orale). Lo studio consiglia di utilizzare l’85° percentile dell’emissione di quanti. [Edit: nella versione definitiva dello studio i valori sono leggermente differenti ma, soprattutto, l’autore consiglia di utilizzare i valori corrispondenti al 66° percentile]
Io faccio un paio simulazioni considerando un valore intermedio tra la media e il 75° percentile (in questo caso 0,74) e la media tra il 75° e il 95° percentile (in questo caso 3,2).
Frullando i dati nel foglio di calcolo, otteniamo che (a seconda delle ipotesi fatte circa il tasso di emissioni dei quanti), la probabilità di venire infettati dallo sputazzo aerosolizzato oscilla tra 0,62% e 2,7% (aggiungeteci anche le possibilità di infezione per sputazzo diretto o per contatto indiretto da sputazzo tramite le mani).
Lo scarto è enorme, ma hai comunque un’idea del rischio.

Questo è molto utile, specie nei casi in cui emerge con evidenza la presenza del rischio.
Se ad esempio si ripete la simulazione con gli stessi valori, ma considerando un’aula senza specifici ricambi d’aria (quindi 0,2 ricambi orari per tenere conto delle infiltrazioni di aria), il rischio di infettarsi oscillerebbe tra 1,4% e 5,9%, decisamente inaccettabile.

Chiaramente, bisogna stare molto attenti ai dati che si mettono e alle assunzioni che si fanno, ricordando che un modello non è la realtà e che non bisogna confondere la mappa col territorio.

Nel foglio di calcolo potete anche scoprire come cambiano le cose indossando una mascherina (e sì, le cose cambiano).

Bibliografia

  1. «Airborne spread of measles in a suburban elementary school», Riley et al., 1978
  2. «Using a Mathematical Model to Evaluate the Efficacy of TB Control Measures», Gammaitoni, Nucci, 1997
  3. «Risk of Airborne Transmission of SARS-CoV-2 Infection: Prospective and Retrospective Applications», Buonanno, G., Morawska, L., Stabile, L., 2020
  4. «Assessment of the Impact of Particulate Dry Deposition on Soiling of Indoor Cultural Heritage Objects Found in Churches and Museums/Libraries», Chatoutsidou, S.E., Lazaridis, M., 2019
  5. «Association of Infected Probability of COVID-19 with Ventilation Rates in Confined Spaces: A Wells-Riley Equation Based Investigation», Dai, H., Zhao, B., 2020
  6. «Airborne Transmission of SARS-CoV-2: The World Should Face the Reality», Morawska, L., Cao, J.,2020
  7. «COVID-19 Outbreak Associated with Air Conditioning in Restaurant, Guangzhou, China, 2020», Jianyun Lu et al., 2020
  8. «Transmission of SARS-CoV-2 by inhalation of respiratory aerosol in the Skagit Valley Chorale superspreading event», Miller et al., 2020
  9. «Estimation of airborne viral emission: quanta emission rate of SARS-CoV-2 for infection risk assessment», Buonanno et al., 2020

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo è, presumibilmente, perché adori che la gente ti sputi addosso.
Non ti giudico. Anzi… C’è gente che lo fa per professione, facendosi eleggere in Parlamento. Perché, dunque, non farlo per puro piacere?
Periodicamente, noi del Blog organizziamo dei raduni a scopo di sputo.
Se ti facesse piacere venire, guarda in alto a destra su questa pagina. Non fissare la foto, quella non sputa.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
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Pubblicato in: cultura della sicurezza, Formazione, incidenti, miti della sicurezza

Una guida semplice per capire bene cos’è la BBS

Gestione dei comportamenti di sicurezza e protocollo B-BS, EPC Editore, maggio 2020, Borghetto Riccardo

Cominciamo con un disclaimer: l’Ing. Riccardo Borghetto, l’autore del libro che sto per recensire, è un mio amico. Scrivo questo post, non perché sono suo amico, ma perché il libro mi è piaciuto e ci metto la faccia affermandolo.

La BBS (Behaviour Based Safety) è un approccio alla sicurezza fondato sull’osservazione del comportamento. È una teoria con basi scientifiche, pur con tutti i limiti tipici delle scienze non esatte e, in particolare, della psicologia.
La logica di fondo è che, osservando i comportamenti dei lavoratori (o altri soggetti) e il modo in cui essi mutano in ragione di alcuni rinforzi (ricompense), sia possibile condizionarne i comportamenti futuri, ad esempio inducendoli ad indossare i DPI, rispettare le norme di sicurezza, ecc.

I suoi sostenitori sono in grado di portare numerosi esempi di organizzazioni che, adottando questo approccio, hanno visto ridursi il numero di infortuni e aumentare l’adozione di pratiche corrette e, in genere, chi la propone, ripone una fiducia pressoché incondizionata nel metodo, persino in modo eccessivamente deterministico e fideistico. Il loro presupposto è che la teoria funziona. Se non funziona è perchè non è applicata correttamente (un approccio che mi ricorda quella del salasso).

D’altro canto, i suoi detrattori rischiano di buttar via il bambino con l’acqua sporca. La BBS è ricchissima di spunti e, soprattutto, è uno strumento concreto i cui risultati sono misurabili e oggettivabili. Una cosa molto più seria di una matrice PxD, per intenderci.
Un po’ come la Nudge Theory (anche quella basata sul comportamentismo), contiene alcune intuizioni notevoli se adottate con un approccio critico.

Indipendentemente dal fatto che si decida di seguire o meno in modo ortodosso il metodo, il libro dell’Ing. Borghetto «Gestione dei comportamenti si sicurezza e protocollo B-BS» è il modo migliore per approcciarsi all’argomento ed acquisire alcune tecniche preziosissime per chi fa il nostro lavoro.
Ho letto in passato alcuni dei principali testi in materia (in fondo all’articolo ho inserito i titoli), ma questo è di gran lunga il più semplice e pratico.

È scritto con un linguaggio chiaro anche per chi non ha mai avuto a che fare con questo argomento e contiene moltissimi consigli ed esempi tratti dalla personale esperienza dell’autore e dal mondo del lavoro del nostro Paese. Il lettore non avrà alcuna difficoltà nel riconoscere, in quasi tutti gli esempi riportati, i propri schemi comportamentali ed il modo in cui ciascuno di noi è soggetto al condizionamento tipico del rinforzo.

Personalmente, il principale vantaggio che ho ottenuto studiando questo argomento è stato quello di comprendere alcuni dei meccanismi fondamentali che regolano il comportamento delle persone. Sono più utili e meno scontati di quanto si possa immaginare e, dopo averli appresi, è difficile non confrontarsi con essi perché mettono in discussione alcune diffuse credenze che regolano il nostro e altrui agire (inteso come comportamento) e il modo in cui spesso sbagliamo quando tentiamo di incentivare o dissuadere le persone.

Cerco di essere chiaro su un aspetto: il libro è estremamente pratico e sintetico come solo un ingegnere sa esserlo e Riccardo è un signor ingegnere. Parla di sicurezza e non di pippe mentali, per quanto la tecnica di fondo, una volta appresa, può benissimo essere applicata in contesti che con la sicurezza non hanno nulla a che vedere.

La tecnica comportamentale è uno strumento. Come tutti gli strumenti, se li possiedi, puoi decidere se usarli e quando usarli.
Ma se non hai uno strumento, hai un’opportunità in meno.

Il libro è in vendita qui (il link ti porta sul sito della casa editrice EPC).

Altri titoli:

  • Scienza & Sicurezza sul lavoro – McSween T.J.
  • Performance Management – Daniels e Bailey
  • Strategie e tecniche per il cambiamento – Martin e Pear

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo è perché ho condizionato il tuo comportamento mettendo in pratica le tecniche contenute nel libro.
Adesso convinciti che la cosa migliore per te è continuare a leggere questo blog.
Per questo, guarda in alto a destra su questa pagina. Non fissare la foto per più di 30 secondi, però. Ricevo già abbastanza mail di gente ammaliate dal fascino che emano e il mio gestore di posta elettronica ha dovuto raddoppiare i suoi server.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi inserire la tua mail per essere avvisato quando scriverò nuovi post.

Pubblicato in: cultura della sicurezza

Manuale Sicurezza sul Lavoro 2020

Eccolo!

In realtà è in vendita dal 18 giugno, ma ho aspettato quasi un mese per scrivere questo post. Prima volevo essere certo che il manuale funzionasse.
E dalla sua pubblicazione, il numero di contagi da SARS-CoV-2 si è ridotto di circa la metà e Trump è stato visto in giro con indosso una mascherina.

Una coincidenza? Io non credo!

Le proprietà terapeutiche e prevenzionistiche del Manuale Sicurezza sul Lavoro sono note da tempo. Si stima che nel 2019, dopo aver letto il Manuale, si siano risparmiate 211.654 firme per assegnare la data certa ai POS.
Nel 2018 la moglie di Zlatibor Lončar, un RSPP di origini serbe, ha fatto ascoltare al marito la versione in audiolibro del Manuale, risvegliandolo dal coma nel quale era sprofondato dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla formazione del 21 dicembre 2011. Ora Zlatibor è presidente dell’associazione “Vittime della Conferenza Stato-Regioni” e vive sereno nella sua malga trentina dove munge le noccioline dalle quali ricava un caratteristico burro di arachidi (a suo dire la parte difficile è trovare la mammella della nocciolina).
Se siete sfiduciati, forse soffrite di carenza di rosso. Un’occhiata alla copertina del Manuale e vi sentirete più sicuri (il pantone della copertina è frutto di una ricerca congiunta con i migliori cromoterapeuti del mondo).

La versione 2020 del Manuale è cambiata dentro e fuori.
Partiamo dal fuori. La versione di quest’anno è molto più portatile. Questi i numeri:

  • 1644 pagine. 236 in più (+17%) rispetto alla versione 2019.
  • 1,230 kg di peso. 700 g in meno (-36%) rispetto alla versione 2019.
  • 40 mm di spessore. 20 mm in meno (-33%) rispetto alla versione 2019.

So cosa state pensando: «Andrea, vuoi dirci che ci sono più pagine, ma pesa di meno ed è meno grosso? Ci prendi in giro?»
La spiegazione è molto semplice. Ai vostri occhi il Manuale appare come un semplice parallelepipedo. Questo perché la storia evolutiva di voi uomini vi limita ad una visione stereoscopica e tridimensionale. In realtà il Manuale 2020 è un ipercubo a 4 dimensioni (se avete visto Interstellar, lì lo hanno chiamato tesserato), cosa che ci ha permesso di risparmiare molto spazio, essendo costituito da 24 facce bidimensionali quadrate e da 8 facce 3-dimensionali cubiche. Quando sfogliate le pagine del Manuale create una singolarità simile a quella che otterreste viaggiando in un buco nero.
In alternativa, potreste spiegarvela considerando che abbiamo ridotto la grammatura della carta, ma la spiegazione dell’ipercubo è più aderente alla realtà.

Dentro il Manuale 2020:

  • la vera novità è l’aggiunta di un’intera sezione dedicata a “casi pratici“, ovvero esempi applicativi di valutazioni del rischio, stime di esposizioni a rumore, vibrazioni, classificazioni ATEX, ecc.;
  • nel capitolo dedicato agli agenti biologici un nuovo paragrafo riguardante l’agente biologico SARS CoV-2 e la pandemia COVID-19;
  • nel capitolo relativo ai DPI una disamina specifica riguardante i facciali filtranti e le mascherine chirurgiche;
  • le FAQ inerenti alla corretta applicazione della norma EN 689:2019 sulla valutazione del rischio chimico;
  • l’aggiornamento all’evoluzione dei Regolamenti REACH e CLP del corrispondente capitolo;
  • altre varie ed eventuali (aggiornamento dei file di approfondimento online, giurisprudenza, tanto amore…).

Ovviamente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza gli autori che ho l’onore di coordinare. Autori? Ma che dico? Demiurghi. Creatori. Artisti.
Insieme formiamo i «Cavalieri della tavola Rotella».
Eccoveli, in ordine sparso e randomico:

  • Ing. Carmelo G. Catanoso, Signore delle terre dei cantieri temporanei e mobili, territorio ostile, in continua evoluzione. Per riposarsi, si ritira nei suoi spazi confinati;
  • Ing. Ugo Fonzar, Lord Comandante di macchine e attrezzature. Suo è il Titolo III del D.Lgs. n. 81/2008, sua la provincia della Direttiva 2006/42/CE e degli ascensori;
  • Dr.ssa Aurora Brancia, Lady delle paludi delle Sostanze Pericolose. Quando non è impegnata a somministrare agenti chimici, cancerogeni e amianto ai suoi nemici, ama coltivare agenti biologici;
  • Ing. Erica Blasizza, Regina delle isole REACH e CLP. Di notte si cimenta nelle arti oscure delle certificazioni ambientali. Ma questo manuale lo ha scritto di giorno.
  • Dr.ssa Carmen Caldovino, Signora della casata dello stress lavoro-correlato, gran maestra delle arti della formazione e comunicazione;
  • Ing. Marzio Marigo, Governatore dell’arcipelago delle ATEX, CEM, ROA e di ogni acronimo. Quando si ritira sulla terraferma, lo potrete trovare in luoghi a rischio di incidente rilevante o prossimi a sorgenti di radiazioni ionizzanti.
  • Ing. Andrea Rotella (Io). Svolgo il compito di curatore del Manuale (se qualcuno si fa male) e raccolgo gli avanzi degli altri (valutazione dei rischi, rumore, gas tossici, VDT, movimentazione carichi, ecc.).

Il Manuale è in vendita QUI (shop online della casa editrice Wolters Kluver Italia).


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
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