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D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.01 con sanzioni aggiornate)

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Avrete sicuramente sentito dire che con il Decreto Direttoriale n. 12 del 6 giugno 2018 è stata prevista una rivalutazione del +1,9% degli importi delle sanzioni del D.Lgs. n. 81/2008…

Dal 1 luglio 2018 tutte le sanzioni irrogate dagli Organi di vigilanza saranno calcolate tenendo conto di questo aumento.

Adesso potete scaricare da qui il testo completo del Decreto in formato ePub, con l’aggiornamento delle sanzioni.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 23 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Onedrive. Cliccando sull’icona della una freccia rivolta verso il basso – nello screenshot qui sotto l’ho inscritta in un cerchio rosso – parte il download.

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Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2028;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.

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Alcol, test e attività sospette

Divieto_FBLa settimana scorsa, ho deciso di crearmi un account su Facebook col mio vero nome e cognome. Inserisco, quindi, tutti i miei dati (veri) e, dopo qualche minuto, mi ritrovo un profilo pubblico nuovo di pacca.

Inizio così la scalata alle amicizie: faccio inviti a pioggia, mi sento amato dalla gente che accetta, ricevo messaggi privati, cerco gente che non vedo da una vita, mi faccio i fatti tuoi, ecc..

Non faccio in tempo a congratularmi con me stesso per aver superato la mia naturale ritrosia nei confronti dell’umanità che, dopo poche ore, provo ad accedere e, invece del mio diario, si apre una pagina in cui FB mi comunica che il mio account è sospeso per attività sospetta.
È vero, non sono sempre stato ingegnere e ho fatto cose poco edificanti nella mia vita mortale, ma pensavo di aver saldato i debiti con la società.

Per quanto tempo uno deve essere perseguitato per aver incollato, in un lontano aprile 1991, le pagine dei registri dei professori, obbligandoli a rifare TUTTE le interrogazioni?
Cosa devo fare ancora per dimostrare che sono uscito dal tunnel dei citofoni e che se oggi vedo una pulsantiera, non ho più l’impulso insopprimibile di premerne ogni bottone, qualunque sia l’ora del giorno o della notte?

Convinto dunque di stare subendo un’ingiustizia, cerco una via d’uscita e questa mi viene offerta dalla possibilità di inviare a FB una foto in cui sia inquadrato bene il mio irresististibile volto.
Lo faccio. Spavaldo e risoluto!

Pensavo sarebbe stata una roba rapida. Immaginavo che un agente della polizia di Facebook del nucleo attività sospette sarebbe venuto fino a casa mia per chiedermi se conosco l’uomo della foto (cioè me stesso) e se avessi effettivamente aperto un account su FB (e soprattutto, come cavolo mi era venuto in mente di inserire i miei dati reali).

Passano 24 h. Sono tranquillo, tutto quello che avevo detto a FB su di me trasuda il profilo di una persona con una condotta chiara, specchiata e illibatissima. Ogni tanto provo a vedere se mi hanno riattivato l’account, ma mi compare sempre la solita schermata che mi comunica che stanno controllando la mia foto.
Passano 48 h. Ormai controllo l’account ogni 5 minuti per vedere se è stato riattivato. Non lavoro più, le mie funzioni biologiche si riducono al clic sul pulsante “Accedi”. Mia moglie mi attacca una flebo ed il catetere. Mio figlio di un anno e mezzo pronuncia la sua prima frase: «Papà, sei un coglione!»
Passano 72 h. Le mie certezze vacillano e, insieme a loro, il mio matrimonio. Gli assistenti sociali portano via mio figlio (volevano prendere me, ma puzzavo troppo).

Finché… al 1.367.923-esimo tentativo, provo ad accedere e FB mi comunica che il mio account è stato disabilitato definitivamente.
Non una spiegazione, non una motivazione, non un «Ci dispiace».

È la fine dell’incubo e so cosa mi aspetta… C’è uno studio di Elisabeth Kübler Ross che spiega che ci sono 5 stadi di reazione alla notizia di una prognosi mortale: negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione.
Decido di scrivere a FB per dire: «Parliamone…», ma siccome questa sarebbe già la fase di negoziazione ed io ci tengo a fare le cose in ordine,  prima dico: «Non è possibile», subito dopo aggiungo: «Mavaff….» e quindi scrivo a FB:

Considerando che:
– mi sono registrato col mio reale nome e cognome ed i miei veri dati anagrafici,
– che la foto è la mia,
– che le informazioni che ho inserito sul mio profilo sono tutte reali e verificabili,
il mio è un caso eclatante di “falso positivo” a cui chiedo venga posto rimedio.
Vi inviterei, inoltre, a riflettere attentamente sui valori di specificità dei vostri test di controllo.

Allego la mia carta di identità e invio (giuro, fatto anche questo).

Dopo nemmeno 12 ore l’account viene di nuovo riattivato (a proposito, cliccando sui simboli dei social nella barra a destra di questo articolo, potete seguirmi anche lì…).

Ma com’è potuta succedere una cosa del genere? Eh, dipende dalla specificità del test (secondo me è stato il mio riferimento a questa roba a convincere Zuckerberg a ridarmi la mia identità).
Ma cos’è la specificità? Eh… è una cosa più rilevante di quanto si pensi.

Prendi il test dell’alcolemia che si usa in molte regioni per verificare se un lavoratore ha assunto alcol.
La sensibilità di questo test è del 98%. Questo significa che se hai bevuto, 98 volte su 100 quello ti sgama.
La specificità è anch’essa del 98%. Questo significa che se NON hai bevuto quello, 98 volte su 100, ti dice che NON hai bevuto (pensa te…).
Sono i dati reali relativi a questo test. Roba precisa… Eh, dipende che intendi per precisa…

Supponiamo di avere una popolazione di 10.000 lavoratori e che lo 0,5% di loro (50 lavoratori) assuma alcol durante l’orario di lavoro. Se li sottoponi a test alcolemico, con i dati di prima, otterrai questi risultati:

  • 49 lavoratori (il 98% dei 50 bevitori) risulterà positivo;
  • 1 lavoratore (il 2% restante dei 50 bevitori effettivi), la passerà liscia.

Bene, dunque? Fino ad un certo punto… C’è anche l’altra faccia della medaglia:

  • 9751 lavoratori (il 98% dei 9950 NON bevitori) risulteranno effettivamente NON bevitori;
  • 199 lavoratori (il 2% restante dei 9950 NON bevitori), verranno considerati bevitori pur NON avendo toccato nemmeno un bicchierino.

In altre parole, su un numero complessivo di 248 persone risultate positive al test, solo 49, cioè il 33%, sono effettivamente bevitori.
2 esiti positivi su 3 sono, invece FALSI POSITIVI esattamente come le mie attività sospette su Facebook.
Tuttavia questi lavoratori saranno sottoposti a nuovi test, sospesi dalla mansione a rischio, ecc. finché la prognosi non sarà definitivamente sciolta.

No, della specificità dei test non si parla mai… E non è un bene. Ha molte conseguenze anche nella nostra vita personale, per esempio quando vai a farti una mammografia o l’esame della prostata o altro.

Si pensa sempre che i falsi positivi siano meno gravi dei falsi negativi, ma si sottovalutano molto le loro conseguenze. Chiedetevi quante escissioni chirurgiche inutili vengano eseguite o a quanti esami invasivi le persone si sottopongano per questo motivo.

Saper leggere gli esiti dei test o ricevere le informazioni corrette sugli esiti dei test è importante. Molto importante…

 

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Il rischio e la legge di Weber-Fechner

Ho iniziato la mia carriera professionale occupandomi di rumore ed, al tempo, mi capitò di studiare la legge di Weber-Fechner.

In sostanza la legge dice che, se avete in mano una scatola pesante 2 kg e vi aggiungo un altro kg, ve ne accorgete.
Ma se il peso iniziale è di 100 kg, l’aggiunta di un altro kg passerà inosservato.

In pratica, diventiamo sempre meno sensibili all’incremento di una grandezza, quanto maggiore è il valore iniziale della grandezza e questa perdita di sensibilità segue una legge logaritmica (per questo si usano i decibel, ovvero una scala logaritmica, per misurare i suoni).

Questa legge è alla base della teoria economica dell’utilità marginale, i cui effetti su tutti noi vi presento attraverso un esempio tratto dagli studi di Kahneman e Tversky.

scopettino-microfonoSupponiamo che dobbiate acquistare uno scopino per il WC col microfono. Vi recate nel vostro negozio di fiducia e scoprite che costa 35€. Ragionate sul fatto che in effetti sono tanti, ma cantare mentre state tirando fuori il meglio da voi stessi è la vostra passione, per cui decidete di procedere all’acquisto.
Mentre vi dirigete alla cassa col vostro scopettofono, un cliente vi fa sapere che a 10 minuti da lì vendono lo stesso scopino a 25€.
Che fate? Lasciate lo scopino dove si trova e cambiate negozio o lo acquistate lo stesso?

Adesso supponiamo che decidiate di acquistare l’ultimo modello di smartphone che leva anche i peli dal naso. Vi recate nel vostro negozio di fiducia e scoprite che costa 1049€. Ragionate sul fatto che in effetti sono tanti, ma quando parlate al telefono i CEM vi comportano una crescita esagerata dei peli nel naso, per cui decidete di procedere all’acquisto.
Mentre vi dirigete alla cassa col vostro levapelofono, un cliente vi fa sapere che a 10 minuti da lì vendono lo stesso aggeggio a 1039€.
Che fate? Lasciate lo smarthphone dove si trova e cambiate negozio o lo acquistate lo stesso?

La maggioranza delle persone cambia negozio nel primo caso, mentre procede direttamente all’acquisto nel secondo, perché in termini percentuali 10€ su 1049€ è poca roba rispetto alla perdita di tempo di 10 minuti.
Il fatto è che 10 minuti sono 10 minuti e 10€ sono 10€, per cui il comportamento “corretto” (inteso come perfettamente razionale ed economicamente ottimale) dovrebbe essere quello di operare la stessa scelta in entrambi i casi.

Ma questo è l’effetto della legge di Weber-Fechner: nascondere le variazioni quanto più il valore del punto di partenza è rilevante.

Temo, tuttavia, che nessuno abbia mai studiato gli effetti della legge di W-F quando parliamo di percezione di rischi per la sicurezza. La mia personale tesi è che, quanto più è elevato il rischio di partenza, tanto più si è disposti ad assumersi rischi supplementari.

Quando vi dicono: «Ho sempre fatto così», se andassimo a guardare il meccanismo (non limitandoci alle cause), troveremmo che l’affermazione è falsa.

Curva di sensibilitàNon è vero che ha sempre fatto così, ma ci si è avvicinato lentamente, a piccoli passi incrementali, giorno per giorno, perdendo la sensibilità alle variazioni in modo logaritmico man mano che il punto di partenza si spostava verso valori maggiori di rischio.
Non sorpassi in curva il giorno dopo aver preso la patente, no. Ci arrivi dopo aver fatto prima sorpassi in rettilineo dove è possibile sorpassare; il passaggio successivo sono i sorpassi in rettilineo dove c’è la striscia continua; dopo si passa ai sorpassi in corrispondenza degli incroci e via dicendo, assumendosi rischi sempre maggiori ma, paradossalmente, meno percepibili.
La curva che ho disegnato – è la variazione di uno studio di Tversky&Kahneman –  aiuta la comprensione (quantomeno non dovrebbe peggiorarla).

 

 

 

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Manuale Sicurezza sul lavoro 2018

Manuale2018
Qui (shop online) trovate tutte le novità ed i contenuti, capitolo per capitolo.

L’attesa è stata talmente insopportabile (un anno. Un anno intero) che uno dei primi provvedimenti del nuovo Governo Conte sarà quello di riformare il calendario Gregoriano.

Diciamoci la verità: 365 giorni sono troppi per un anno. Che te ne fai? Per esempio, l’inverno dura troppo e produce un aumento dei consumi energetici. Tagliamolo di un paio di mesi e dopo soli 300 giorni potremo avere un’edizione aggiornata del manuale.

Il nuovo Ministro del lavoro Di Maio ne ha già comprato una copia e questo pomeriggio, al Quirinale, ha detto che presterà giuramento sulla Costituzione e sul Manuale.
Quando lo hanno saputo a Bruxelles, lo spread è sceso e hanno detto che, per ogni copia venduta, la BCE ci abbuona un milione di euro di debito pubblico (che buttali via di ‘sti tempi).

Quest’anno, la veste grafica della copertina è di uno splendido arancio spritz (non sto scherzando, si chiama davvero così) e potete pucciarla in un normale bicchiere d’acqua per ottenere una bibita dissetante e analcolica (durante l’orario di lavoro e se dovete guidare).

Parliamo di 1216 pagine che vi terranno incollati alla sedia. Non vi dico come va a finire, comunque nel libro non muore nessuno e, anzi, il suo contenuto potrebbe aiutare qualcuno ad evitare di farsi male.

Gli autori sono sempre loro (in ordine sparso e senza nessuna preferenza. Ci tengo a precisare che, nonostante il mio ruolo di potere, nessuno ha subito molestie sessuali dal sottoscritto, per quanto qualcuno avrebbe anche gradito):

  • alle macchine e attrezzature, DPI, roba elettrica, ascensori… Ing. Ugo Fonzar
  • esplosivo come una ATEX, magnetico come i CEM, luminoso come una radiazione ottica artificiale, rilevante come un incidente…. Ing. Marzio Marigo
  • possibile futuro ministro ai cantieri e spazi confinati… Ing. Carmelo Catanoso
  • quando si parla di agenti chimici, biologici cancerogeni e amianto è lei la regina indiscussa… Dr.ssa Aurora Brancia
  • REACH e CLP erano solo sigle. Ora sono sigle con un senso, grazie a lei… Ing. Erica Blasizza
  • al  supporto psicologico, formazione e stress lavoro-correlato… Dr.ssa Carmen Caldovino
  • nel settore della sanità ha il record dei giorni passati senza ferite da taglio e punta… Dr. Francesco Bartolozzi
  • alla raccolta degli avanzi (valutazione dei rischi, gestione appalti, rumore, antincendio, ecc.), alla cura dei contenuti ed a buttare la spazzatura… Il sottoscritto

Al prossimo anno 🙂

Pubblicato in: cultura della sicurezza, incidenti, Normativa

La situazione è grave ma non seria

keep Calm154 morti sul lavoro da inizio anno e oggi è il decennale dell’approvazione del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (da qui potete scaricarvi il testo della norma in formato ePub).

Parlo a te, legislatore, componente della Conferenza Stato-Regioni, membro di qualche Commissione consultiva permanente: mantieni la calma.

Respira… Così, bravo… No, non agitarti… Buono, stai calmo…Non digrignare i denti.

Soprattutto non toccare niente! Non sei obbligato a scrivere una nuova legge, accordo o altro. Per carità, hai già fatto abbastanza.

Stai tranquillo, non c’è nessuna emergenza infortuni in corso. Non sta succedendo nulla che la statistica non possa spiegare, nulla che non sia l’effetto a lungo termine dell’aver creato l’illusione che il semplice rispetto delle regole fosse condizione sufficiente per combattere le morti sul lavoro.

Anzi, guarda… Senza nessuna necessità di inventarsi ulteriori e strane fattispecie di delitti come l’omicidio sul lavoro, se vogliamo chiamare le cose col loro nome, chiameremo questa tipologia di morte «lavoricidio».

Dicevo dell’illusione di combattere il lavoricidio con le norme. Ecco, questo è il risultato delle norme in 40 anni (direi un tempo statisticamente significativo!):

 

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Dal 1994, data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 626/94, la riduzione che pur c’è stata non ha fatto nient’altro che proseguire la tendenza precedente già in corso.

Questo è quello che succede quando si vuole sopperire con le norme e le sanzioni alla carenza di cultura, invece di rassegnarsi al fatto che la cultura precede ed è il fondamento delle norme.

E se non si investe in cultura, puoi fare le norme più fighe del mondo, ma le persone non ne comprenderanno mai il senso. E tu non solo hai continuato a scrivere norme che non sai manco scrivere, ma per di più non hai investito in cultura in questi anni.

Non c’è da stupirsi del fatto che la metà degli italiani abbia un’intelligenza inferiore alla media.

Molti di quelli che hanno letto la precedente affermazione, concorderanno con me.
Una buona parte di loro riterrà di ritrovarsi nell’altra metà.
Ma solo una minima parte si sarà resa conto che ho affermato un’ovvietà statistica.

Ecco, questa è un po’ la conferma di quello che dicevo prima. Quanto è difficile far capire il concetto di sicurezza a chi non ha la cultura del rischio necessaria per riconoscere un’affermazione lapalissiana come questa?

Che c’entra il rischio? Il rischio è probabilità, incertezza, comprensione delle correlazioni e delle causalità, dell’andamento degli eventi.
La comprensione del significato di questi elementi è indispensabile a tutti per poter prendere decisioni consapevoli e, per quanto possibile, «sicure».

Le persone non sono stupide, semplicemente spesso fanno scelte sbagliate e confondono il rischio e la sua valutazione con la certezza, basandosi su considerazioni fallaci o incomplete.

Ma per essere più sicuri, non bastano le norme, non basta la formazione. Ci vuole cultura.

 

Pubblicato in: cultura della sicurezza, incidenti, valutazione dei rischi

L’elefante nella stanza

maxresdefaultIeri sono state pubblicate alcune indiscrezioni giornalistiche relative alla parziale conclusione delle indagini preliminari sull’incidente accaduto alla Lamina il 16 gennaio scorso, nel quale sono deceduti 4 lavoratori.

Non entrerò nel merito dell’esito (presunto) dell’inchiesta e di quella che sembra essere la (presunta) dinamica dell’incidente. Le indagini non sono concluse (manca un ultimo accesso peritale), ma intendo soffermarmi su una frase del giornalista:

«Nessuno poteva sospettare che la valvola fosse aperta: in caso contrario, non sarebbe stato silenziato l’allarme, come invece successo».

Ci sono due elementi che devono essere evidenziati in questa frase e che sono la rappresentazione della fallacia logica che affligge un po’ tutti noi (sicuramente il giornalista ne è vittima) e che, al di là del caso in questione, è effettivamente all’origine di errate valutazioni.

N.B.: uso la frase citata come spunto. Non intendo minimamente avallare o smentire la ricostruzione data nell’articolo. 

La prima è la seguente.

Non vedere alcun elefante in una stanza viene considerata da chiunque una buona prova dell’assenza di elefanti nella stanza. Ma, al contrario, difficilmente qualcuno considererebbe il non riuscire a vedere una pulce su un elefante la prova di assenza di pulci sull’elefante e non ci sarebbe niente di strano se pretendessi delle indagini supplementari a sostegno della tesi che l’elefante non ha le pulci. Nel dubbio, chiunque metterebbe un collare antipulci all’elefante se ha intenzione di tenerselo in casa.

Nel suo «Il mondo infestato dai demoni» (consiglio a tutti la lettura del libro), lo scienziato e divulgatore Carl Sagan nel rappresentare le fallacie logiche più comuni che inficiano la valutazione della veridicità di un’affermazione, riassume benissimo il concetto nella seguente frase:

«L’assenza di prove non è prova di un’assenza»

Non so come si sia potuti arrivare alla conclusione citata dal giornalista. Tuttavia è un dato di fatto che fin quando ci sembrerà normale «non sospettare che le valvole siano aperte», invece di «dubitare che le valvole siano chiuse», avremo un problema. Serio.

Ci sono due elementi da tenere presente per non cadere in queste fallacie logiche:

  1. L’aspettativa. L’aspettativa gioca un ruolo fondamentale, in questo caso. La verità è che io non mi aspetto di trovare un elefante nella stanza e mi accontento di una verifica sommaria il cui esito sarà inficiato dal bias di conferma. Quale che sia la nostra aspettativa, noi siamo chiamati a fare previsioni ovvero ipotesi e queste devono essere innanzitutto di tipo on/off, I/O, Sì/No. L’aspettativa lasciamola ai giornalisti.
  2. La probabilità. Superando l’aspettativa di trovare un elefante nella stanza, difficilmente considererò probabile la sua presenza. Andrebbe tutto bene se la stanza non fosse una cristalleria. In questo caso, le decisioni devono essere prese basandoci sull’entità dei danni. Se questi sono inaccettabili (e la nostra capacità di fare una loro stima è senz’altro più accurata di quella relativa alla probabilità che si verifichi l’evento), dobbiamo rassegnarci all’ipotesi ragionevolmente più conservativa. Il livello di confidenza di una previsione indica la probabilità di azzeccarci. Maggiore è il livello di confidenza (es. 99%) minore è la probabilità che la previsione sia errata (1%). Quanti di voi salirebbero su un aereo sicuro con un livello di confidenza del 99%?

Abbiamo mezzi sufficienti per raccogliere prove e conoscenze sufficienti per interpretare le prove o la mancanza di prove. Basta non dare maggiore credibilità a quelle che confermano le proprie convinzioni o ipotesi e non trattare il mondo reale come un casinò.

La seconda questione che vorrei confutare è l’affermazione lapidaria che «Nessuno poteva sospettare che la valvola fosse aperta». No, no e poi no. «Nessuno» non si può sentire.

Pubblicato in: cultura della sicurezza

Leadership e Management

Stop-Do-Right-ThingNon hanno ancora rimosso la placenta alla neonata ISO 45001 che già i suoi organi sono stati venduti sul mercato nero della formazione e della consulenza. Fa parte del gioco…

Ai miei clienti già muniti di certificazione OHSAS 18001, ho consigliato di approfittare del tempo a disposizione (tre anni), prima di convertirsi al nuovo standard, per:

  1. fare il punto della situazione;
  2. chiedersi se siano stati loro a guidare il sistema di gestione o se sia stato il sistema di gestione a guidare loro;
  3. domandarsi se le migliorate prestazioni in materia di sicurezza siano una semplice correlazione o se ci sia dietro effettiva causalità;
  4. scoprire se è possibile trasformare il passaggio al nuovo standard in un’opportunità.

Faccio io una considerazione sul punto 4. Uno dei grandi problemi dei sistemi di gestione è che, di fatto, trasformano le organizzazioni in gruppi di lavoro impegnati a mantenere la certificazione facendo ammuina, quest’ultima strettamente funzionale al mantenimento della certificazione, con conseguente riduzione dell’efficienza del sistema

Per dirla in altre parole, ci si concentra essenzialmente sugli aspetti oggetto di audit, sulle cose che la norma considera importanti, sulle cose che l’ente considera importanti, sulle cose che il consulente considera importanti e non si pensa mai alla «qualità della sicurezza».

A scanso di equivoci… Io sono un sostenitore dei sistemi di gestione. A patto che siano «sistemi di gestione» (fate un respiro e per 30 secondi concentratevi sul concetto di “Sistema di Gestione»), non sistemi di procedure, standard, moduli e istruzioni (fate un altro respiro e per 30 secondi pensate alla differenza tra le due cose).

C’è una potenziale opportunità nella ISO 45001: il ruolo della leadership.

L’OHSAS 18001 non ne parla. Sta tra le righe, mi si dirà. Non ne parla dico io.
E anche questa carenza ha contribuito a concentrarsi sui risultati e non sulla gestione.
L’OHSAS 18002 si limita a dire che il top management «dovrebbe» tirare fuori le palle quando scrive la Politica della Sicurezza. Troppo poco, dico io.

Perché la leadership è importante? Lo faccio dire a Peter Drucker che in una frase spiega la differenza tra leadership e management. Frase che io ho parafrasato per spiegare la differenza tra leader e manager:

Il manager è quello che fa bene le cose; Il leader è quello che fa la cosa giusta.

Quando guardo al mio ruolo nelle aziende, vedo una persona a cui chiedono di fare bene le cose, impegnata nel fare bene le cose: rispetto delle scadenze, redazione di procedure, analisi normativa, valutazione dei rischi, ecc.

Ma mai una volta che mi venga chiesto di fare la cosa giusta. Quello è un ruolo che mi sono ritagliato personalmente. E no, non è implicito nel mio contratto.

La ISO 45001 adesso dice che tutti i ruoli di responsabilità delle organizzazioni devono essere impegnati a fare la cosa giusta (leadership), non a fare bene le cose (management).
L’ho detto meglio io della norma, ma questo è il concetto che deve passare.

Ecco l’opportunità.