Pubblicato in: cultura della sicurezza, miti della sicurezza, valutazione dei rischi

COVID-19 e il principio di precauzione

Saresti disposto a farti un giro di roulette russa in cambio di una vincita che ti cambierebbe la vita? Ovviamente il problema è se dopo la giocata ci sarà ancora una vita da cambiare e, infatti, non trovo mai nessuno disposto a giocare. Nemmeno quando chiedo: «E se giocassimo con una pistola caricata con un unico proiettile in un caricatore di 100 colpi?». A quanto pare i miei conoscenti soffrono di una certa avversione al rischio di uscire dal pool genetico, anche quando in cambio il premio potrebbe essere consistente.

Credo, in verità, che questa idiosincrasia sia piuttosto diffusa nella popolazione, tanto che giocare alla roulette russa non compare tra le prime 100 professioni più popolari del mondo del lavoro, nonostante i lauti guadagni. E questo è anche dovuto al fatto che, all’aumentare del numero di giocate, la probabilità di evento avverso tende a 1. È pertanto probabile che i bravi giocatori di roulette russa si siano estinti proprio per la loro bravura al gioco, ovvero per essere riuscita a sfangarla n volte (ma non n+1). E questo è talmente vero, lampante e ovvio anche per chi non ha un dottorato in statistica che, in genere, la stragrande maggioranza degli individui rifiuta anche di premere per una volta sola il grilletto. L’analisi costi-benefici pende invariabilmente dalla parte del costo potenziale.

Un approccio basato sul principio di precauzione

Questo è vero intrinsecamente per gli individui, ma su scala globale abbiamo dovuto sviluppare un approccio leggermente differente che abbiamo chiamato «principio di precauzione». In sostanza, in tutti quei casi in cui un elemento ha il potenziale di generare un danno che possa determinare l’estinzione, un danno ecologico irreversibile, anche se vi fosse una probabilità bassa e anche se i costi fossero elevati, il principio di precauzione impone di evitare a tutti i costi l’esposizione al rischio. Generalmente, anzi, non possiamo nemmeno dire di conoscere con esattezza le probabilità che il danno si presenti (come è invece il caso della roulette russa), ma se essa è maggiore di zero, di fronte alle possibili e gravissime conseguenze dovremo agire comunque. Di fronte alla sola possibilità di un cambiamento climatico irreversibile del pianeta, non c’è alcuna analisi costi-benefici da condurre per azzerare le emissioni di anidride carbonica perché:

  • nell’ipotesi in cui ci fossimo sbagliati, avremmo agito sostenendo costi elevati con conseguenti, possibili danni economici collaterali e benefici pressoché nulli, ma saremmo ancora qui a leggere articoli sul principio di precauzione;
  • qualora non agissimo, avremo un’economia in ottima salute ma potrebbe essere l’unica cosa sana rimasta sul pianeta.

Nonostante possa sembrare un principio di assoluto buon senso, la sua applicazione è spesso osteggiata e l’invocazione alla sua applicazione spesso fraintesa.

Partiamo da quest’ultima. L’applicazione del principio di precauzione deve essere riservata solo a situazioni rientranti nel dominio dei danni sistemici e irreversibili. Dire che non si debba procedere all’introduzione della tecnologia 5G ne è un’applicazione indebita. Si tratta di un’innovazione introdotta su larga scala di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine. È questo un problema concreto che determina una giusta preoccupazione. Per nessuna ragione possono essere sottovalutate possibili conseguenze per la salute e l’introduzione di questa tecnologia dovrebbe avvenire con cautela, osservando e dandosi tempo per osservare eventuali effetti sulla salute o sull’ambiente. Tuttavia, i campi elettromagnetici seguono leggi fisiche note. La loro interazione con sistemi complessi non è altrettanto nota con la medesima precisione, ma anche in questo caso esiste una linea di demarcazione (magari non nettissima ma c’è) tra possibili scenari e scenari impossibili. Soprattutto, le antenne si possono spegnere. In caso di necessità, dove insorgessero le prime evidenze di danni collaterali non gestibili, sarebbe possibile intervenire per contenere i danni.

La possibilità di danno nel principio di precauzione

Si noti che si mette in conto la possibilità di danno: nessuno esclude che alcuni o molti individui, ad esempio, possano essere danneggiati dal 5G. Semplicemente, questo non impedisce di procedere, in quanto il danno non sarebbe sistemico e irreversibile. Ribadisco: ciò non toglie debba avvenire con tutte le precauzioni e le tempistiche del caso. Il rischio può essere gestito. Il principio di precauzione, al contrario, non prevede alcuna gestione del rischio: l’evento deve essere scongiurato, costi quel che costi.

Coloro che, al contrario, si oppongono all’applicazione del principio di precauzione, generalmente affermano che sostenere costi immensi o rinunciare a benefici giganteschi senza avere alcuna certezza che altrimenti accadrebbe una catastrofe sia un atteggiamento paranoico.

Ricordando qual è il campo di applicazione del principio di precauzione, almeno un paio di obiezioni possono essere opposte a questo ragionamento:

  • assenza di prove non è prova di assenza: ritornando all’esempio della roulette russa, quanti deciderebbero di giocare se trovassero una pistola su un tavolo e un biglietto con su scritto: «Questa pistola è scarica. Se premi il grilletto puntandotela alla testa, la tua vita potrebbe cambiare». A parte l’uso del condizionale riferito alla futura vincita (generalmente nemmeno quelli che spingono per rinunciare all’applicazione del principio di precauzione sono in grado di darci certezze sugli effettivi benefici), quanti deciderebbero di giocare, senza avere alcuna prova della veridicità dell’affermazione: «questa pistola è scarica»?
  • Onere della prova: in questi casi, data la posta in gioco, non devo essere io a fornire la prova dell’esistenza del danno. Chi si oppone al principio di precauzione, piuttosto, lui sì che deve fornire la prova dell’assenza del danno al punto da farci rischiare un impatto sistemico e irreversibile. Se vuoi convincermi a giocare alla roulette russa, non puoi premere il grilletto puntando la pistola in alto e poi dire: «Visto? Non è successo niente…».

Covid-19 e principio di precauzione

Ovviamente quella della roulette russa è una falsa similitudine, utile a portare avanti il ragionamento ma sulla quale non si applica il principio di precauzione vero e proprio. Al contrario, una pandemia è esattamente una di quelle circostanze per le quali il principio di precauzione è stato introdotto: un approccio che consenta ai decisori di prendere la decisione giusta in condizioni di incertezza in presenza di rischi sistemici e irreversibili.

E così, non posso condividere l’altrettanto falsa similitudine dello tsunami, più volte citata da decisori e dai loro consulenti scientifici per spiegare come mai fossimo stati travolti dalla diffusione del contagio in modo così devastante esattamente un anno fa. In caso di terremoto di magnitudo almeno pari al 7° grado della scala Richter nel Pacifico, dopo mezzora parte un allarme rivolto a tutte le aree raggiungibili da uno tsunami entro 3 ore e si attivano le procedure per l’evacuazione. Il punto è che l’allerta parte ancor prima che ci siano le prove di uno tsunami, sulla base del principio che l’assenza di prove non è prova di assenza, e intervenire solo quando si abbia la certezza del rischio potrebbe rendere l’intervento inefficace.

La consapevolezza del rischio e la tempestività di azione

La consapevolezza del rischio è fondamentale in questi casi: in altre parole, bisogna crederci e agire di conseguenza. Non a parole, ma nei fatti.

Il mondo intero ha ricevuto l’allarme di un possibile tsunami il 31 dicembre 2019. Obiettivamente i sintomi della nuova malattia potevano essere confusi con quelli di un normale decorso influenzale, ma il problema vero è non aver agito con la dovuta decisione ancor prima della diagnosi del primo caso di Codogno. Di fatto non abbiamo davvero creduto che potesse essere un problema che avrebbe potuto travolgerci con la violenza e la rapidità a cui abbiamo assistito. E infatti la definizione di “caso sospetto di COVID-19” nel nostro Paese includeva i criteri epidemiologici di qualcuno che fosse stato in Cina o fosse stato in contatto con persone provenienti dalla Cina prima che, in presenza di sintomi, fosse richiesta l’esecuzione di un test molecolare. E questo ha scoraggiato il testing su tutti i casi di polmonite di cui i medici di base avevano notizia o che giungevano in ospedale.

L’ anestesista che ha richiesto il test PCR per il giovane di Codogno lo ha fatto sotto la propria responsabilità, violando le procedure. Fino a quel momento è come se ci fossimo accontentati di fare i controlli antiterrorismo in aeroporto solo ai passeggeri musulmani, perché «tutti i terroristi sono musulmani».

E questo è esattamente il punto: in presenza di rischi di questa portata, non si fanno controlli antiterrorismo perché si sospetta che ci sia un terrorista tra i passeggeri dell’aereo, ma perché non si può escludere che ci sia un terrorista tra i passeggeri.

In presenza di rischi sistemici che possono determinare il collasso, le misure non sono mai “eccessive”

Del resto, sarebbe sembrato assurdo e ingiustificabile adottare misure eccessive e sproporzionate come testare chiunque si presentasse in ospedale con dati sintomi, piuttosto che fare controlli rigorosi alle frontiere dell’Unione europea quando ancora del virus e della pandemia si sapeva poco o nulla. Ma di fronte a rischi sistemici che possono determinare il collasso e di cui si sa poco o nulla, le misure non sono mai “eccessive”, quanto piuttosto proporzionate ad una minaccia sconosciuta: l’analisi costi-benefici non può essere applicata e nessuno dovrebbe mai criticare le decisioni prese se conformi al principio di precauzione. Se difatti non accadesse nulla, il rischio è che qualcuno possa affermare che l’intervento è stato inutile, costui confondendo l’effetto (l’assenza di danno) con la causa (le misure adottate). Le misure non sono inutili perché non è successo nulla. Piuttosto non è successo nulla perché le misure erano utili.

Fase 2, mascherine e trasmissione aerogena del virus

Ulteriori considerazioni possono essere fatte per non aver promosso con la necessaria forza all’inizio della Fase 2 l’impiego delle mascherine e di non stare considerando con la dovuta precauzione l’effetto della trasmissione aerogena (aerosol e droplet nuclei), costantemente ribadendo che non ci sono prove che confermino l’utilità delle mascherine o che la trasmissione da aerosol possa essere una via efficace di contagio. Al solito, il punto non è cosa accadrebbe se le mascherine fossero inutili o se la trasmissione avvenisse esclusivamente tramite droplet, ma quali conseguenze avrebbe (ha avuto) non agire in queste direzioni dal punto di vista della diffusione della pandemia.

Fase 3 e varianti del virus

Al momento, il semplice allarme della presenza di varianti del virus dovrebbe imporci di rivedere l’intero sistema di difese, agendo sulle scuole e sui trasporti, in particolare, fino a quando non avremo una mappa precisa della loro diffusione, piuttosto che aspettare che la curva dei contagi salga per agire in seguito. Inoltre, nonostante, dopo un anno, l’area della nostra conoscenza del virus si sia ampliata notevolmente, la presenza stessa di queste varianti è la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che non si possono escludere ulteriori mutazioni e che queste possono essere molto più contagiose e letali del virus che abbiamo sinora conosciuto. Né possiamo escludere che una di queste possa, addirittura, rendere inefficaci i vaccini che attualmente rappresentano la via rapida di uscita da questa pandemia.

L’imperativo rigoroso è vaccinare rapidamente tutta la popolazione prima che ulteriori varianti del virus possano rimettere in discussione quello che oggi conosciamo e affossare le speranze. Whatever it takes.


Ho scritto questo articolo, su richiesta, per il portale Teknoring (questo è l’articolo originale).
Il 17 marzo 2021 terrò un breve webinar gratuito intitolato: «Trasmissione aerea del contagio e valutazione del rischio». Se volete iscrivervi, cliccate qui.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se sei arrivato in fondo all’articolo è, evidentemente, perché vuoi scoprire come vincere alla roulette russa.
Organizzo appositi seminari sul tema, con apposite esercitazioni tra i partecipanti (metto a disposizione gratuitamente occhiali di protezione per proteggersi dagli schizzi di sangue: ci mancherebbe pure che si corra il rischio di prendersi qualche malattia).
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È lì che devi segnarti. Proprio lì.

3 pensieri riguardo “COVID-19 e il principio di precauzione

  1. Mi permetto di obiettare:
    Primo punto, la roulette russa: prova a fare la proposta ad un senzatetto o ad un disoccupato con famiglia a carico e vediamo quanti accettano…. il beneficio potenziale non è assoluto, esiste il TUO ed il MIO beneficio, ma un beneficio assoluto non lo considera nessuno e questo dobbiamo ricordarcelo, soprattutto oggi che siamo tutti estremamente egoisti e vediamo il MIO beneficio come il beneficio di tutti.
    Stesso discorso si applica al 5G, io favorevolissimo sia chiaro, ma chi lo dice che i benefici per la collettività superano i possibili danni? O non sono piuttosto i benefici per ME e per la MIA collettività (intorno sociale) che superano i danni e degli altri chissenefrega? Ad esempio, sappiamo che le onde elettromagnetiche hanno effetto sulle migrazioni degli uccelli (il primo esempio che mi viene in mente), qualcuno si è domandato l’effetto del 5G sui migratori? NO e sai perché? Perché i benefici MIEI (inteso come nazioni evolute) del 5G superano i danni potenziali sugli uccelli migratori…. per ME, ma per i popoli del Centrafrica e per l’ecosistema africano? Chissenefrega… ti garantisco che i popoli (i popoli, bada bene non i governi e le multinazionali) dell’Africa e del Sudamerica non avranno alcun beneficio dal 5G, probabilmente solo danni perché si vedranno terreni espropriati con la forza, aperture di miniere di metalli pesanti con condizioni di lavoro sovrumane ecc.… per dire, tutti vediamo i benefici delle telecomunicazioni e dei cellulari e se uno dicesse che sono più dannose che altro verrebbe deriso…. eppure la maggioranza della popolazione mondiale NON ha accesso a telecomunicazioni e cellulari ma solo alle miniere di metalli pesanti dove lavorano in condizioni disumane per il tuo ed il mio cellulare….

    Sempre 5G, altro presupposto sbagliato nel tuo ragionamento, tu dici che possiamo spegnere le antenne se ci accorgiamo che ci sono danni, certo ma solo in teoria….. prova a dire di spegnere le antenne 4G (è un esempio) perché ci sono studi che dimostrerebbero la correlazione con certi tipi di tumore e vedi quante te ne fanno spegnere per davvero….., quando facciamo certi discorsi dobbiamo imparare dall’amianto: quanto ci abbiamo messo, dal momento in cui è stata accertata scientificamente (bada, scientificamente, non secondo legge) la cancerogenicità a liberarcene? Ancora oggi che non si usa più da decenni, quanti sono che ne portano le conseguenze e che ancora lottano per vedersi riconosciuti i danni? O se non vuoi parlare di amianto, parliamo del DDT.… da quanto si sa che è cancerogeno? Eppure si continua a produrlo e venderlo allegramente nei paesi del terzo mondo: in occidente è bandito da decenni quindi problema risolto e chissenefrega dell’Africa e chissenefrega se le multinazionali dell’occidente invece che investire nel ricercare nuovi prodotti antimalarici corrompono i governi per continuare a smerciare DDT.… Quando una innovazione è partita e la tecnologia si adegua non si torna indietro, punto (mettiamo che dopo 20 anni di 5G ci si accorge che è dannoso, sicuro che si spenga tutto?)

    Dopo aver chiarito che quando si parla di beneficio assoluto in realtà si intende sempre il MIO beneficio, veniamo al centro dell’articolo: sul SARS-CoV-2 credo che ci si stia facendo governare più dalla paura che dal principio di precauzione, il principio di precauzione comporta una valutazione di tutti i possibili danni di un evento/situazione e le conseguenti decisioni basate sul minor numero di danni possibile, mi spiego:
    Sullo tsunami, il principio di precauzione da te illustrato prevedrebbe di trasferire tutti ad un altezza sul livello del mare tale da mettere al riparo dai danni, perché non si fa? Perché comporterebbe creare tensioni sociali che produrrebbero un numero di morti infinitamente superiore ad uno tsunami, da qui il principio di precauzione “ragionato” che contempla il giusto compromesso per ridurre al minimo i danni diretti ed indiretti, anche quelli che non vediamo ora….
    Sul terrorismo, il principio di precauzione come lo illustri tu, non prevedrebbe di controllare tutti, ma di fermare ogni volo ed ogni transito, così si che avresti la certezza di bloccare i terroristi… perché non lo si fa? Perché il blocco della mobilità comporterebbe un tracollo sociale ed economico con un numero di morti molto superiore a quello di un qualsiasi attentato terroristico e da questo l’applicazione “ragionata” del principio di Precauzione.
    Il principio di precauzione da te illustrato comporterebbe l’immediata cessazione dell’utilizzo dei derivati del petrolio (di cui è nota la cancerogenicità e l’impatto ambientale), perché non lo si fa? Non sto neanche a scriverlo il perché…. pensa solo cosa succederebbe se da domani venisse vietato ogni utilizzo del petrolio e dei suoi derivati (eppure si sa che sono cancerogeni e si sa che provocano decine di migliaia di morti all’anno)

    La COVID-19 è purtroppo l’unico esempio della storia moderna di applicazione del principio di precauzione non ragionato, infatti le azioni non sono guidate da una valutazione obiettiva ma dalla paura di morire che, ad esempio, durante la spagnola non c’era…. ai tempi infatti la morte era “accettata” come fatto naturale, per questo ne sono usciti prima, non perché fosse sparita ma perché la voglia di vivere è stata superiore alla paura di ammalarsi…. il morire come evento naturale, che nel mondo occidentale non è accettato (chi ne uscirà davvero saranno i popoli africani, loro con la morte ci convivono e sanno che interagire, relazionarsi abbracciarsi e sorridersi è una componente fondamentale della vita, noi invece pensiamo che stare chiusi in casa sia il massimo della felicità, così “non finisco intubato”) ha fatto dimenticare ai nostri governanti gli aspetti sociali dell’essere umano, che molti dimenticano sono componente fondamentale della nostra struttura sociale e biologica (l’uomo è un animale sociale che ha bisogno di interazioni, è scritto nei geni) e da questo la facilità con la quale si dice ad esempio che gli adolescenti devono stare anni (perché passeranno anni prima di avere immunità di gregge e non c’entrano i vaccini, basta avere studiato un po’ di biologia per saperlo) senza interagire fra di loro, demolendo le strutture sociali ed esperienziali delle prossime generazioni, perché se no “si muore tutti intubati”… Nessuno (è devastante dal punto di vista scientifico che nel CTS non ci siano psicologi e psichiatri) vuole prendere in considerazione i danni psicologici, sociali ed economici che comporta la clausura sociale…. non li consideriamo perché il nostro egoismo (e se si ha paura di morire si diventa egoisti) ci fa pensare che importante è che non ci ammaliamo oggi…. i danni alle prossime generazioni, cazzi loro…. ti ricordi la sindrome di Hikikomori? Bene, le autorità pubbliche stanno creando milioni di Hikikomori, e tra l’altro non abbiamo la minima intenzione di curarli. Le future generazioni, sempre se sopravvivranno, perché l’olocausto sociale in atto (e che tanto ci piace) comporterà l’azzeramento quasi totale delle interazioni con evidenti conseguenze biologiche (che già si cominciano a vedere), malediranno la nostra miopia ed il nostro egoismo e faranno bene perché li stiamo condannando ad una esistenza infernale, molto peggiore di morire intubati.

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    1. Grazie per il commento motivato.
      Provo a dare qualche risposta:

      1) Roulette russa: è ovvio che esiste una soggettività nella valutazione costi benefici, come è altrettanto ovvio che si può comunque decidere di giocare. il discorso è un altro. Puoi anche decidere di farti una singola “manche” ma giocando a lungo termine sei morto. Ad ogni modo, l’esempio della roulette russa serve solo come punto di partenza di un discorso più complesso

      2) 5G: non è rilevante quale sia il beneficio/danno. L’unica, ribadisco, l’unica analisi da fare è: il danno è sistemico, non lineare e irreversibile? Se sì, il discorso è chiuso. E decidere diversamente, sarebbe come giocare alla roulette russa sul lungo termine.
      Se invece il danno è grave, gravissimo, ma reversibile o locale, si possono fare altri ragionamenti.

      3) Spegnimento delle antenne: nessun presupposto sbagliato. Nessuno ha detto che l’intervento debba essere facile. Quello che basta sapere è che è possibile (reversibilità o interruzione del danno)

      4) Amianto, DDT: per quanto tragiche, le conseguenze dell’amianto e del DDT non sono sistemiche. Il mesotelioma non si trasmette. Il DDT produce danni locali

      5) Tsunami: i danni da tsunami sono essenzialmente locali. Come nel caso del DDT e dell’amianto: non si tratta di discutere quanto siano gravi. Sono gravissimi. Ma uno tsunami, per dire, non ti produce in un anno oltre 2.000.000 di morti e non può tramutarsi in un evento a potenziale rischio di estinzione per una specie.

      6) Petrolio e cancerogenicità: continui a fare esempi in cui, al contrario, non si applica il principio di precauzione nel senso in cui lo intendo. Il petrolio, al contrario, dovrà essere abbandonato non per la sua cancerogenicità ma per essere la fonte primaria di CO2. E infatti è quello che sta accadendo e sta accadendo proprio per questo.

      6) COVID-19: stai gravemente sbagliando. Il rischio del singolo – nella gestione di questo fenomeno – è quasi trascurato. Solo i singoli si stanno preoccupando dei singoli.

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