Pubblicato in: Altro, cultura della sicurezza, valutazione dei rischi

Non è il momento per contagiarsi.

In questo post del 25 marzo facevo presente che i vaccini sono una risposta necessaria ma non sufficiente ad una domanda molto complessa che richiede un’attenta analisi della combinazione “rischio collettivo-rischio individuale”.

In termini di rischio collettivo lo abbiamo visto e, per quelli che non l’hanno visto, informo che stanno aprendo dei reparti di psicoftalmologia nei quali operano medici oculisti e psichiatri: i vaccini sono il modo migliore, rapido e più indolore per separare la pula (il rivestimento) dal grano. In passato, i contadini lanciavano semplicemente in aria il grano per permettere all’aria di staccare la pula dal chicco. Ovvio che qualcosa restava. Ovvio che dopo si doveva comunque intervenire con altri sistemi sui chicchi per i quali questo primo metodo non aveva funzionato. Ma l’80% del processo di rimozione della pula si faceva semplicemente lanciando in aria il grano. E il risultato lo vedevi ad occhio nudo. E al momento ci va bene così se manterremo questi livelli di copertura vaccinale e se i vaccini manterranno una buona efficacia.

In termini di rischio individuale le cose sono un po’ meno visibili. Tu non sai quanto il vaccino (quel vaccino), somministrato con quelle tempistiche (proprio quelle), su di te (proprio tu) sia stato efficace. Sai che – in media – ti protegge in certe percentuali dal contagio (a seconda della variante e del vaccino tra il 70 e il 95%) e te lo fai andare bene perché è più di zero e gli effetti collaterali sono statisticamente accettabili. Vaccinarsi anche a livello di rischio individuale è la scelta corretta. 

Ma a livello individuale, date le potenziali conseguenze, le percentuali residue di rischio di contagio sono accettabili?

No.

Ed è un “no” che tiene conto non solo del rischio di finire in terapia intensiva o di morire ma anche di altre conseguenze che ancora non hanno fatto vedere il loro potenziale di danno, ma che lo esprimeranno sul medio termine, persino con effetti rilevanti sul Sistema Sanitario Nazionale. 

Gli effetti del cosiddetto “lungo Covid” riguardano tra il 2,5 e il 30% (giusto per dire quanto ne sappiamo) dei soggetti che si ammalano. Certamente se sei vaccinato hai, innanzitutto, una probabilità inferiore di contagiarti e, successivamente, una probabilità inferiore di ammalarti. Ma le probabilità di effetti a lungo termine dalla malattia sono non nulle anche per i vaccinati e, inoltre, nei confronti della variante Omicron non ci sono ancora stati i tempi materiali per verificare se e quali siano gli effetti a lungo termine. 

E parliamo di qualcosa che ha conseguenze rilevanti anche su un giovane: difficoltà cognitive, riduzione delle capacità di attenzione, memoria, parlato, affaticamento, difficoltà respiratorie. In questo articolo su Nature si riporta come il 60% dei pazienti di una clinica di riabilitazione di New York ha dovuto cambiare lavoro o smettere di lavorare a causa del lungo Covid. 

E finiamola con questa fesseria immonda e da psicopatici che la Covid-19 sia un problema da anziani e che è meglio se ci contagiamo tutti, a partire dai bambini. Certamente dobbiamo andare nella direzione dell’endemia, ma deve trattarsi di un’endemia benigna e non è ancora questo il momento per contagiarsi.

Dobbiamo, al contrario, mantenere alto il nostro livello di paranoia nei confronti del contagio. E la misura più formidabile che abbiamo per proteggerci dal contagio sono i nostri comportamenti sociali e la protezione delle vie respiratorie. 

In questo studio del Max Planck Institute si afferma che, se non sei vaccinato, 3 m di distanza non sono sufficienti per proteggersi dal contagio e che in meno di 5 minuti hai la quasi certezza di ammalarti se ti trovi di fronte ad un soggetto contagioso. 

Tutti noi – anche se vaccinati – dovremmo paranoicamente considerarci come se non lo fossimo. Il vaccino è una cintura di sicurezza: nessuno guida bendato perché indossa la cintura di sicurezza. E come abbiamo scoperto, sia il passare del tempo, sia le caratteristiche individuali, sia le varianti possono ridurre notevolmente l’efficacia del vaccino. 

La buona notizia, come scrivevo nel mio articolo di marzo, è che le mascherine se ne sbattono del passare del tempo, delle caratteristiche individuali e delle varianti. Non proprio, ma in buona misura sì. 

Come affermato nello studio citato prima, se due persone indossano una FFP2 la probabilità che, se uno dei due è infetto, contagi l’altro è di circa l’uno per mille di contagio dopo 20 minuti di esposizione. Se la indossano male, la probabilità sale al 4%. 

Le mascherine chirurgiche fanno anche loro la loro porca figura, con una probabilità di trasmissione ridotta al 10% in un tempo di esposizione di 20 minuti.

Senza entrare nei dettagli dello studio, faccio presente che esso è stato condotto nelle ipotesi più conservative, per cui nel mondo reale le protezioni offerte risultano presumibilmente ancora maggiori. 

Come suggerivo nel precedente post: «non perdiamo di vista i fondamentali»


C’è un sacco di gente che crede ai complotti. Ma tanti complottano nella loro bolla: i terrapiattisti non si interessano delle ragioni dei rettiliani, quelli del protocollo di Sion non ascoltano quelli che l’uomo non è mai andato sulla luna e via dicendo.
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È lì che devi segnarti. Proprio lì. Verrai aggiornato su tutti i nuovi complotti e tutte le volte che pubblicherò un post su questo blog.

6 pensieri riguardo “Non è il momento per contagiarsi.

  1. ciao Collega, il tuo articolo è interessante e per la prima volta prende in considerazione la visione collettiva e quella del singolo su cui ci sarebbe da dire tantissimo; un confronto leale, rigoroso, empatico e non aggressivo è quasi impossibile in rete, per quanto sarebbe davvero interessante confrontarsi sul tema rischio collettivo versus rischio individuale

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  2. ascoltarti o leggerti è sempre la terapia più piacevole contro l’ignoranza crassa. ti prescriverei come cura per i terrapiattisti e/o no vax, nella misura di 3 volte/die e al bisogno!
    susi

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  3. Ciao Ing. Andrea,
    come spesso accade, sei l’unico ad inoltrarti in analisi alternative, obiettive e ben spiegate; grazie dei tuoi ragionamenti conditi di colta ironia e per imitare Celentano (il cantante) “eh .. sei forte ..”
    ne approfitto per augurarti un Buon 2022.
    Moreno (Per. Ind. di Vicenza)

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