Pubblicato in: dove sta scritto?, Normativa

Dove sta scritto?… Uffici in condominio

Riunione di condominioIo (in qualità di consulente): «…E poi ci sarebbero da installare lampade di emergenza e segnaletica lungo le rampe di scale e occorre invertire il verso di apertura dell’uscita di emergenza»

Cliente (in qualità di datore di lavoro): «Ma mica devo farlo io… Io sono semplicemente in affitto. E poi le scale e il portone sono del condominio… Ci devono pensare loro a metterle a posto»

Io: «Guardi la capisco… Anch’io vivo in un condominio e… A proposito, sapeva che il termine condomino deriva dall’inglese «condom» («profilattico» in italiano), evocativo della tipica forma ad apparato urogenitale che caratterizza la testa di quei soggetti che, anziché vivere in un condominio, vivono per il condominio, avendo come unica ragione di vita quella di trasformare le riunioni di condominio in una rappresentazione delle Nozze Rosse di Game of Thrones? Ma sto divagandando… No, purtroppo è un problema tutto suo»

Dove sta scritto?

Nota prot. n. P1560/4122 sott. 54 del 07-12-1998

Al riguardo si precisa che negli edifici a destinazione mista in cui siano presenti ai vari piani oltre ad appartamenti di civile abitazione, anche locali adibiti ad uffici, studi professionali ed altre attività lavorative compatibili con la destinazione d’uso dell’edificio, le vie di uscita comuni devono essere conformi alle norme di sicurezza dei luoghi di lavoro. Ciò premesso ne consegue che il sistema di apertura dei portoni condominiali, di ingresso all’edificio, deve conformarsi ai criteri stabiliti al punto 3.10 dell’allegato III al D.M. 10 marzo 1998, emanato dal Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro del Lavoro, in attuazione al dettato dell’art. 13 del decreto legislativo n° 626/1994.

Aggiungo: …e non è un problema del condominio. Quello sta bene così come sta.
Sei tu che c’hai messo un ufficio dentro e sei obbligato a rispettare le norme antinfortunistiche.

 

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Pubblicato in: cultura della sicurezza

D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.01 con sanzioni aggiornate)

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Avrete sicuramente sentito dire che con il Decreto Direttoriale n. 12 del 6 giugno 2018 è stata prevista una rivalutazione del +1,9% degli importi delle sanzioni del D.Lgs. n. 81/2008…

Dal 1 luglio 2018 tutte le sanzioni irrogate dagli Organi di vigilanza saranno calcolate tenendo conto di questo aumento.

Adesso potete scaricare da qui il testo completo del Decreto in formato ePub, con l’aggiornamento delle sanzioni.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 23 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Onedrive. Cliccando sull’icona della una freccia rivolta verso il basso – nello screenshot qui sotto l’ho inscritta in un cerchio rosso – parte il download.

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Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2028;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.

Pubblicato in: organismi di vigilanza

Prescrizione ingiusta… Che fare?

11011216_1652923291620155_8768032087348643907_oSuccede… Ti arriva un bel giorno un controllo della ASL in azienda.

La prima cosa da fare è fingersi morti come fanno gli opossum. Per un buon esito della tanatosi (si chiama così, questa tecnica) è necessario tirare fuori la lingua e rallentare il battito cardiaco (roba che richiede anni di allenamento).
Da studi condotti su campioni rappresentativi di soggetti appartenenti agli Organismi di vigilanza, pare infatti che questi non sanzionino i cadaveri.

Ma, se com’è probabile che accada, l’UPG vi dovesse sgamare, allargate le braccia e consegnatevi pronunciando nitidamente la formula: «Ecce homo», manifestando in tal modo la vostra decisa volontà a collaborare e consegnandovi al loro imparziale giudizio.
Potreste entrare in uno stato di grazia, avere visioni mistiche (tipo vedere apparire un RLST) ed essere avvolti da luce circonfusa. Tutto normale… L’effetto termina appena l’UPG rileva qualcosa che non va.

Non ci occuperemo in questo breve post di quei casi in cui l’UPG ha manifestamente ragione, ma di quelle situazioni in cui ha torto marcio e non riuscite a dissuaderlo.

Esempi in ordine sparso:

  • mancata redazione del DVR perché manca la firma del datore di lavoro;
  • ponteggi che non sono messi a terra (elettricamente, si intende. Ne abbiamo parlato qui);
  •  mancata collaborazione con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza mai eletto dai lavoratori
  • mancata consultazione per non aver richiesto all’organismo paritetico che vi venisse assegnato un RLST;
  • mancata formazione PES/PAV per lavoratori che effettuano lavori sui quadri elettrici a bordo macchina (anche se qui è la norma CEI 11-27 a contenere un errore);
  • mancata formazione per non aver richiesto la collaborazione degli organismi paritetici;

Cosa dovete fare in questi casi?

Rassegnarsi ad ottemperare alla prescrizione e pagare la sanzione è il comportamento più comune, anche se poi l’ingiustizia subita avrà riflessi irreparabili sulla vostra psiche e tutte le volte che vedrete un vigile della Municipale per strada, vi verrà voglia di metterlo sotto con l’auto.

L’alternativa è la RESISTENZA!

Prima cosa: preparate una relazione nella quale spiegherete cosa vi è stato contestato e perché, secondo voi, il rilievo che vi è stato mosso non stia né in cielo, né in terra, allegando foto o altri elementi probanti.
La relazione deve contenere solo elementi oggettivi e riportare i riferimenti legislativi e delle norme di buona tecnica che vi danno ragione.
Partite da presupposto (assolutamente fondato) che il PM al quale è stato assegnato il vostro caso  non capisce una benamata ceppa di roba tecnica (e forse non vuole nemmeno capirla, sennò non avrebbe scelto giurisprudenza all’università), il D.Lgs. n. 81/2008 lo conosce per sommi capi e, appena vedrà formule o numeri, sarà lui ad entrare in uno stato di tanatosi.
Se non si riuscisse a semplificare oltremodo e/o in poche righe la ragione delle vostre ragioni, scrivete quello che dovete scrivere, ma poi inserite un paragrafo conclusioni nel quale riassumerete in modo estremamente semplice la faccenda e il perché richiedete l’archiviazione della prescrizione.

Seconda cosa: fate leggere la relazione alla persona più stupida che conoscete. Se capisce quello che avete scritto, in particolare le conclusioni, siete a posto. Inutile insistere su ciò che non capisce. La colpa è vostra: dovete riscriverla.
Non sto sottovalutando le capacità di comprensione dei PM, ci mancherebbe… Siete voi che state sovrastimando la vostra capacità di farvi comprendere quando si parla di cose tecniche.

Terza cosa: telefonate al centralino della Procura e fatevi passare l’ufficio notizie di reato. Quando vi risponderà l’impiegato, gli comunicherete i riferimenti necessari per individuare il Pubblico Ministero al quale è stato assegnato il procedimento penale a vostro carico.
Se tutto va bene, non risponderà alla vostra richiesta. È una buona notizia, vuol dire che uno sconosciuto non può telefonare in Procura e farsi i fatti vostri. Il GDPR funziona, la macchina della Giustizia è perfetta e il Paese può uscire dalla crisi.
La cattiva notizia è che sarete però costretti a recarvi di persona in Procura a richiedere l’informazione.

Quarta cosa: una volta noto il nome del PM, inviategli la relazione (la PEC va bene, altrimenti per raccomandata). Non sarebbe male se metteste in copia anche l’ufficio dell’ASL di competenza.

A quel punto attendete.
Se  l’ispettore capisce di aver avuto torto, potrà lui stesso ritirare la prescrizione comunicandolo al PM.
In alternativa potrebbe essere il PM a richiedere l’archiviazione al GIP.
In entrambi i casi vi verrà data notizia della chiusura del procedimento penale a vostro carico.

Attenzione però… L’attesa non può durare per sempre… Il tempo previsto per l’adempimento alla prescrizione va comunque avanti.
Laddove dovesse scadere, non potreste più fruire della procedura semplificata per l’estinzione del reato di cui al D.Lgs. n. 758/1994 e dovrete far valere le vostre ragioni davanti ad un giudice

 

 

Pubblicato in: cultura della sicurezza

Alcol, test e attività sospette

Divieto_FBLa settimana scorsa, ho deciso di crearmi un account su Facebook col mio vero nome e cognome. Inserisco, quindi, tutti i miei dati (veri) e, dopo qualche minuto, mi ritrovo un profilo pubblico nuovo di pacca.

Inizio così la scalata alle amicizie: faccio inviti a pioggia, mi sento amato dalla gente che accetta, ricevo messaggi privati, cerco gente che non vedo da una vita, mi faccio i fatti tuoi, ecc..

Non faccio in tempo a congratularmi con me stesso per aver superato la mia naturale ritrosia nei confronti dell’umanità che, dopo poche ore, provo ad accedere e, invece del mio diario, si apre una pagina in cui FB mi comunica che il mio account è sospeso per attività sospetta.
È vero, non sono sempre stato ingegnere e ho fatto cose poco edificanti nella mia vita mortale, ma pensavo di aver saldato i debiti con la società.

Per quanto tempo uno deve essere perseguitato per aver incollato, in un lontano aprile 1991, le pagine dei registri dei professori, obbligandoli a rifare TUTTE le interrogazioni?
Cosa devo fare ancora per dimostrare che sono uscito dal tunnel dei citofoni e che se oggi vedo una pulsantiera, non ho più l’impulso insopprimibile di premerne ogni bottone, qualunque sia l’ora del giorno o della notte?

Convinto dunque di stare subendo un’ingiustizia, cerco una via d’uscita e questa mi viene offerta dalla possibilità di inviare a FB una foto in cui sia inquadrato bene il mio irresististibile volto.
Lo faccio. Spavaldo e risoluto!

Pensavo sarebbe stata una roba rapida. Immaginavo che un agente della polizia di Facebook del nucleo attività sospette sarebbe venuto fino a casa mia per chiedermi se conosco l’uomo della foto (cioè me stesso) e se avessi effettivamente aperto un account su FB (e soprattutto, come cavolo mi era venuto in mente di inserire i miei dati reali).

Passano 24 h. Sono tranquillo, tutto quello che avevo detto a FB su di me trasuda il profilo di una persona con una condotta chiara, specchiata e illibatissima. Ogni tanto provo a vedere se mi hanno riattivato l’account, ma mi compare sempre la solita schermata che mi comunica che stanno controllando la mia foto.
Passano 48 h. Ormai controllo l’account ogni 5 minuti per vedere se è stato riattivato. Non lavoro più, le mie funzioni biologiche si riducono al clic sul pulsante “Accedi”. Mia moglie mi attacca una flebo ed il catetere. Mio figlio di un anno e mezzo pronuncia la sua prima frase: «Papà, sei un coglione!»
Passano 72 h. Le mie certezze vacillano e, insieme a loro, il mio matrimonio. Gli assistenti sociali portano via mio figlio (volevano prendere me, ma puzzavo troppo).

Finché… al 1.367.923-esimo tentativo, provo ad accedere e FB mi comunica che il mio account è stato disabilitato definitivamente.
Non una spiegazione, non una motivazione, non un «Ci dispiace».

È la fine dell’incubo e so cosa mi aspetta… C’è uno studio di Elisabeth Kübler Ross che spiega che ci sono 5 stadi di reazione alla notizia di una prognosi mortale: negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione.
Decido di scrivere a FB per dire: «Parliamone…», ma siccome questa sarebbe già la fase di negoziazione ed io ci tengo a fare le cose in ordine,  prima dico: «Non è possibile», subito dopo aggiungo: «Mavaff….» e quindi scrivo a FB:

Considerando che:
– mi sono registrato col mio reale nome e cognome ed i miei veri dati anagrafici,
– che la foto è la mia,
– che le informazioni che ho inserito sul mio profilo sono tutte reali e verificabili,
il mio è un caso eclatante di “falso positivo” a cui chiedo venga posto rimedio.
Vi inviterei, inoltre, a riflettere attentamente sui valori di specificità dei vostri test di controllo.

Allego la mia carta di identità e invio (giuro, fatto anche questo).

Dopo nemmeno 12 ore l’account viene di nuovo riattivato (a proposito, cliccando sui simboli dei social nella barra a destra di questo articolo, potete seguirmi anche lì…).

Ma com’è potuta succedere una cosa del genere? Eh, dipende dalla specificità del test (secondo me è stato il mio riferimento a questa roba a convincere Zuckerberg a ridarmi la mia identità).
Ma cos’è la specificità? Eh… è una cosa più rilevante di quanto si pensi.

Prendi il test dell’alcolemia che si usa in molte regioni per verificare se un lavoratore ha assunto alcol.
La sensibilità di questo test è del 98%. Questo significa che se hai bevuto, 98 volte su 100 quello ti sgama.
La specificità è anch’essa del 98%. Questo significa che se NON hai bevuto quello, 98 volte su 100, ti dice che NON hai bevuto (pensa te…).
Sono i dati reali relativi a questo test. Roba precisa… Eh, dipende che intendi per precisa…

Supponiamo di avere una popolazione di 10.000 lavoratori e che lo 0,5% di loro (50 lavoratori) assuma alcol durante l’orario di lavoro. Se li sottoponi a test alcolemico, con i dati di prima, otterrai questi risultati:

  • 49 lavoratori (il 98% dei 50 bevitori) risulterà positivo;
  • 1 lavoratore (il 2% restante dei 50 bevitori effettivi), la passerà liscia.

Bene, dunque? Fino ad un certo punto… C’è anche l’altra faccia della medaglia:

  • 9751 lavoratori (il 98% dei 9950 NON bevitori) risulteranno effettivamente NON bevitori;
  • 199 lavoratori (il 2% restante dei 9950 NON bevitori), verranno considerati bevitori pur NON avendo toccato nemmeno un bicchierino.

In altre parole, su un numero complessivo di 248 persone risultate positive al test, solo 49, cioè il 33%, sono effettivamente bevitori.
2 esiti positivi su 3 sono, invece FALSI POSITIVI esattamente come le mie attività sospette su Facebook.
Tuttavia questi lavoratori saranno sottoposti a nuovi test, sospesi dalla mansione a rischio, ecc. finché la prognosi non sarà definitivamente sciolta.

No, della specificità dei test non si parla mai… E non è un bene. Ha molte conseguenze anche nella nostra vita personale, per esempio quando vai a farti una mammografia o l’esame della prostata o altro.

Si pensa sempre che i falsi positivi siano meno gravi dei falsi negativi, ma si sottovalutano molto le loro conseguenze. Chiedetevi quante escissioni chirurgiche inutili vengano eseguite o a quanti esami invasivi le persone si sottopongano per questo motivo.

Saper leggere gli esiti dei test o ricevere le informazioni corrette sugli esiti dei test è importante. Molto importante…

 

Pubblicato in: cultura della sicurezza

Il rischio e la legge di Weber-Fechner

Ho iniziato la mia carriera professionale occupandomi di rumore ed, al tempo, mi capitò di studiare la legge di Weber-Fechner.

In sostanza la legge dice che, se avete in mano una scatola pesante 2 kg e vi aggiungo un altro kg, ve ne accorgete.
Ma se il peso iniziale è di 100 kg, l’aggiunta di un altro kg passerà inosservato.

In pratica, diventiamo sempre meno sensibili all’incremento di una grandezza, quanto maggiore è il valore iniziale della grandezza e questa perdita di sensibilità segue una legge logaritmica (per questo si usano i decibel, ovvero una scala logaritmica, per misurare i suoni).

Questa legge è alla base della teoria economica dell’utilità marginale, i cui effetti su tutti noi vi presento attraverso un esempio tratto dagli studi di Kahneman e Tversky.

scopettino-microfonoSupponiamo che dobbiate acquistare uno scopino per il WC col microfono. Vi recate nel vostro negozio di fiducia e scoprite che costa 35€. Ragionate sul fatto che in effetti sono tanti, ma cantare mentre state tirando fuori il meglio da voi stessi è la vostra passione, per cui decidete di procedere all’acquisto.
Mentre vi dirigete alla cassa col vostro scopettofono, un cliente vi fa sapere che a 10 minuti da lì vendono lo stesso scopino a 25€.
Che fate? Lasciate lo scopino dove si trova e cambiate negozio o lo acquistate lo stesso?

Adesso supponiamo che decidiate di acquistare l’ultimo modello di smartphone che leva anche i peli dal naso. Vi recate nel vostro negozio di fiducia e scoprite che costa 1049€. Ragionate sul fatto che in effetti sono tanti, ma quando parlate al telefono i CEM vi comportano una crescita esagerata dei peli nel naso, per cui decidete di procedere all’acquisto.
Mentre vi dirigete alla cassa col vostro levapelofono, un cliente vi fa sapere che a 10 minuti da lì vendono lo stesso aggeggio a 1039€.
Che fate? Lasciate lo smarthphone dove si trova e cambiate negozio o lo acquistate lo stesso?

La maggioranza delle persone cambia negozio nel primo caso, mentre procede direttamente all’acquisto nel secondo, perché in termini percentuali 10€ su 1049€ è poca roba rispetto alla perdita di tempo di 10 minuti.
Il fatto è che 10 minuti sono 10 minuti e 10€ sono 10€, per cui il comportamento “corretto” (inteso come perfettamente razionale ed economicamente ottimale) dovrebbe essere quello di operare la stessa scelta in entrambi i casi.

Ma questo è l’effetto della legge di Weber-Fechner: nascondere le variazioni quanto più il valore del punto di partenza è rilevante.

Temo, tuttavia, che nessuno abbia mai studiato gli effetti della legge di W-F quando parliamo di percezione di rischi per la sicurezza. La mia personale tesi è che, quanto più è elevato il rischio di partenza, tanto più si è disposti ad assumersi rischi supplementari.

Quando vi dicono: «Ho sempre fatto così», se andassimo a guardare il meccanismo (non limitandoci alle cause), troveremmo che l’affermazione è falsa.

Curva di sensibilitàNon è vero che ha sempre fatto così, ma ci si è avvicinato lentamente, a piccoli passi incrementali, giorno per giorno, perdendo la sensibilità alle variazioni in modo logaritmico man mano che il punto di partenza si spostava verso valori maggiori di rischio.
Non sorpassi in curva il giorno dopo aver preso la patente, no. Ci arrivi dopo aver fatto prima sorpassi in rettilineo dove è possibile sorpassare; il passaggio successivo sono i sorpassi in rettilineo dove c’è la striscia continua; dopo si passa ai sorpassi in corrispondenza degli incroci e via dicendo, assumendosi rischi sempre maggiori ma, paradossalmente, meno percepibili.
La curva che ho disegnato – è la variazione di uno studio di Tversky&Kahneman –  aiuta la comprensione (quantomeno non dovrebbe peggiorarla).

 

 

 

Pubblicato in: cultura della sicurezza

Manuale Sicurezza sul lavoro 2018

Manuale2018
Qui (shop online) trovate tutte le novità ed i contenuti, capitolo per capitolo.

L’attesa è stata talmente insopportabile (un anno. Un anno intero) che uno dei primi provvedimenti del nuovo Governo Conte sarà quello di riformare il calendario Gregoriano.

Diciamoci la verità: 365 giorni sono troppi per un anno. Che te ne fai? Per esempio, l’inverno dura troppo e produce un aumento dei consumi energetici. Tagliamolo di un paio di mesi e dopo soli 300 giorni potremo avere un’edizione aggiornata del manuale.

Il nuovo Ministro del lavoro Di Maio ne ha già comprato una copia e questo pomeriggio, al Quirinale, ha detto che presterà giuramento sulla Costituzione e sul Manuale.
Quando lo hanno saputo a Bruxelles, lo spread è sceso e hanno detto che, per ogni copia venduta, la BCE ci abbuona un milione di euro di debito pubblico (che buttali via di ‘sti tempi).

Quest’anno, la veste grafica della copertina è di uno splendido arancio spritz (non sto scherzando, si chiama davvero così) e potete pucciarla in un normale bicchiere d’acqua per ottenere una bibita dissetante e analcolica (durante l’orario di lavoro e se dovete guidare).

Parliamo di 1216 pagine che vi terranno incollati alla sedia. Non vi dico come va a finire, comunque nel libro non muore nessuno e, anzi, il suo contenuto potrebbe aiutare qualcuno ad evitare di farsi male.

Gli autori sono sempre loro (in ordine sparso e senza nessuna preferenza. Ci tengo a precisare che, nonostante il mio ruolo di potere, nessuno ha subito molestie sessuali dal sottoscritto, per quanto qualcuno avrebbe anche gradito):

  • alle macchine e attrezzature, DPI, roba elettrica, ascensori… Ing. Ugo Fonzar
  • esplosivo come una ATEX, magnetico come i CEM, luminoso come una radiazione ottica artificiale, rilevante come un incidente…. Ing. Marzio Marigo
  • possibile futuro ministro ai cantieri e spazi confinati… Ing. Carmelo Catanoso
  • quando si parla di agenti chimici, biologici cancerogeni e amianto è lei la regina indiscussa… Dr.ssa Aurora Brancia
  • REACH e CLP erano solo sigle. Ora sono sigle con un senso, grazie a lei… Ing. Erica Blasizza
  • al  supporto psicologico, formazione e stress lavoro-correlato… Dr.ssa Carmen Caldovino
  • nel settore della sanità ha il record dei giorni passati senza ferite da taglio e punta… Dr. Francesco Bartolozzi
  • alla raccolta degli avanzi (valutazione dei rischi, gestione appalti, rumore, antincendio, ecc.), alla cura dei contenuti ed a buttare la spazzatura… Il sottoscritto

Al prossimo anno 🙂

Pubblicato in: rischio chimico, valutazione dei rischi

ANA.R.CHIM. è ri-tornato!

WewillbefreeVi avevo già parlato di ANA.R.CHIM. (ANAlisi del Rischio CHIMico) spiegandone le qualità terapeutiche quando si tratta di fare valutazioni del rischio chimico.

Bene, oggi ricevo la telefonata di un’utente (c’è l’apostrofo perché era una donna) che, in preda a grande agitazione, senza nemmeno dirmi con chi stessi parlando, mi fa:

Un’utente (l’apostrofo ci vuole sempre per quella faccenda del femminile): «Ingegnere, mi scusi se la disturbo. Sto utilizzando ANA.R.CHIM. e ho qualche problema».
IO: «Suppongo vi sia un nesso di causalità tra le due cose. Succede… So di gente che, dopo aver scoperto ANA.R.CHIM., ora, tutte le volte che prova ad usare Movarisch, gli puzzano le ascelle di elicottero».
Un’utente: «No, il mio problema è che credo che nel file di ANA.R.CHIM. vi sia un errore».
IO: «Si rende conto di quello che sta dicendo?»
Un’utente: «Comprendo la gravità della situazione e mi assumo la responsabilità dell’accusa».

Un’utente mi invia dunque il file che aveva compilato con le indicazioni per comprendere dove fosse l’errore e, in effetti, aveva ragione.

Capisco immediatamente che l’unica via d’uscita per espiare la mia colpa è il seppuku e mi appresto ad eseguire il rituale.
La questione è complessa… Si tratta di praticarsi uno squarcio all’addome usando un wakizashi (che non possiedo). Il taglio deve essere eseguito da sinistra verso destra e poi verso l’alto mentre ci si trovava nella classica posizione giapponese detta seiza, cioè in ginocchio con le punte dei piedi rivolte all’indietro (in questo modo il corpo cade in avanti, come è previsto per certificare la morte onorevole).
Ho chiesto inoltre a mia moglie di essere la mia kaishakunin. In pratica, deve semplicemente decapitarmi quando sono ancora vivo, subito dopo che mi sia inferto la ferita mortale, con un colpo solo, prima che il dolore mi sfiguri il volto.

Anche se mia moglie insisteva per procedere in fretta che doveva preparare la cena, ho capito che tutta la faccenda richiedeva troppa sbatta… Scrivi un biglietto d’addio, recupera un wakizashi affilato, insegna a mia moglie come decapitarmi senza procurarmi sofferenze inutili con il coltello da cucina…

Ho quindi, più prosaicamente, ripiegato sulla correzione del foglio excel di ANA.R.CHIM. che, dunque, ora si aggiorna alla versione del 15 maggio 2018.

SI SCARICA DA QUA

N.B.: l’errore che ho corretto non pregiudica la validità delle valutazioni precedentemente effettuate.
Si trattava semplicemente di un refuso all’interno  cartella Val-INA che impediva di eseguire la valutazione quando si inserivano più di 100 sostanze pericolose.