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Dove sta scritto?… Corsi di formazione e Green pass

Domanda: «Mi hanno detto che per partecipare ai corsi di formazione sulla sicurezza in presenza è obbligatorio essere in possesso del Green pass. È vero?».

Risposta: «Sulle confezioni da 250 g di tortelloni c’è scritto che sono per 4 persone. Non credere a tutto quello che ti dicono»

DOVE STA SCRITTO?

Dopo un’estate passata a discutere di Green pass, mense aziendali, dittatura sanitaria, violazione della privacy e dei diritti umani, finalmente è settembre, si riprendono le attività ordinarie e… continuiamo a parlare di Green pass.

Bene. Anzi no. Ma ce lo facciamo andare bene comunque.

Partiamo dalla possibilità di effettuare i corsi di formazione in presenza. Il riferimento principale è rappresentato dall’art. 25, comma 7 del DPCM 2 marzo 2021 che recita: 

Sono altresì consentiti … i corsi di formazione da effettuarsi in materia di…, salute e sicurezza

Ma come? Ancora il DPCM 2 marzo 2021? Siamo a settembre e tu fai riferimento di una norma di marzo.
Eh già, ancora lui. Perchè il D.L. n. 52/2021 – che con tutte le modifiche e integrazioni è la norma che contiene il riferimento all’obbligo di Green pass per talune attività – all’articolo 1 fa salve le disposizioni del DPCM 2 marzo 2021 a meno che non siano in contrasto con il Decreto legge stesso.

E no, l’art. 25, comma 7 del DPCM 2 marzo 2021 non contrasta con il D.L. n. 52/2021. Anzi…
Infatti, l’art. 3-bis di quest’ultimo afferma:

Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, i corsi di formazione pubblici e privati possono svolgersi anche in presenza, nel rispetto di protocolli e linee guida…

Questo perchè, l’art. 25, comma 1 del DPCM 2 marzo 2021 espressamente consentiva i corsi di formazione in genere solo a distanza (con alcune deroghe, tra cui quelle del comma 7 sulla formazione per la sicurezza).

Quindi i corsi di formazione in presenza si possono fare sia in zona bianca che in zona gialla.

Per quanto riguarda il Green pass, la norma di riferimento attualmente dovrebbe essere rappresentata dall’art. 9-bis del D.L. n. 52/2021 che non cita da nessuna parte i “corsi di formazione” tra le attività per le quali è obbligatoria la sua esibizione.

Qualcuno obietterà: «Ok, chi scrive quella roba sui tortellini vive nella menzogna e sarà bruciato nella Geenna in olocausto al dio Moloch. Ma nelle tavole del D.L. n. 52/2021 è anche scritto: “Chiederai il Green pass per la partecipazione a congressi e convegni”».

Convegni e congressi sono una cosa, i corsi di formazione un’altra.
Io lo so.

Perchè lo so?
Innanzitutto perché non sono sinonimi e poi perché la norma ha sempre distinto “convegni e congressi” dai “corsi di formazione”.
Per esempio l’art. 13 e l’art. 25 del DPCM 2 marzo 2021 (il primo parla di convegni e congressi, il secondo di formazione). O l’art. 3-bis e l’art. 7 del D.L. n. 52/2021 (il primo parla di formazione e il secondo di convegni e congressi).

Se sei perplesso riguardo a questa scelta del legislatore, ne hai ben donde.
Ma come per qualunque altra misura di prevenzione, attenzione a non trasformare il Green pass in un feticcio: non perdiamo di vista i fondamentali.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Anche tu sei vittima della dittatura delle porzioni di pasta da 80 grammi?
Sei andato al ristorante e ti hanno servito per la modica cifra di 15 € tre forchettate di spaghetti alla carbonara in un piatto di 50 cm di diametro?
Credi pure tu che la richiesta del Green pass al ristorante sia solo un diversivo per distrarti dalla fregatura delle porzioni?
Se come me ritieni che la dose minima di pasta sia di 180 g (ma 200 g è un arrotondamento ragionevole), alza la testa e ribellati contro i NoPast.
Sto organizzando manifestazioni di massa, blocchi delle cucine, assalti ai ristoranti per ottenere il diritto alle porzioni in multipli di etti.
Se la cosa ti interessasse, puoi ricevere una notifica via mail quando pubblicherò nuovi articoli su questo blog e il calendario con le date delle nostre iniziative di lotta.
Per riceverle è semplice:guarda in alto a destra su questa pagina. Quello sono io, indignato dopo aver ricevuto la mia ordinazione. Passa oltre… Guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi segnarti. Proprio lì.

Pubblicato in: cultura della sicurezza

Manuale Sicurezza sul Lavoro 2021

Eccolo!

In realtà è in vendita da metà giugno, ma ho aspettato quasi un mese per scrivere questo post perché era in corso lo studio di fase 3 per verificare la sua efficacia contro la variante delta.
E, pensa un po’… il Manuale ha passato tutti i test e l’Unione europea lo considera equipollente al Green pass per cui, portandoti agevolmente dietro una copia del manuale, puoi viaggiare senza vincoli.

E le sorprese non finiscono qui.

È notizia di tre giorni fa che la Federazione Omeopati di Avezzano (fondata nel 1762 quando Hahnemann, che all’epoca aveva 7 anni, fu mandato dai genitori in una colonia estiva abruzzese) ha riconosciuto l’efficacia del Manuale Sicurezza sul Lavoro con una diluizione 30CH ovvero pari a 10-60 del prodotto iniziale.
Anche leggendolo in dosi omeopatiche, impari qualcosa…

L’anno scorso Bojan Đorđić, un negazionista sloveno che andava in giro sputando a i passanti, dopo aver letto il manuale ha vaccinato pure i pesci del suo acquario ed è entrato nel Guinness dei primati per essersi fatto la vaccinazione eterologa con un frullato di tutti i vaccini disponibili e di quelli sperimentali. Doppia dose.
Il suo corpo è stato dichiarato dall’OMS ambiente sterile.

La versione 2021 del Manuale è cambiata dentro e fuori.
Partiamo dal fuori. Questi i numeri:

  • 1745 pagine. 101 in più rispetto alla versione 2020.
  • 1,325 kg di peso. 95 g in più rispetto alla versione 2020… meno di 1 g a pagina (compreso l’inchiostro su entrambe le facce).
  • Copertina elegante, grigia e bordeaux. Sta bene su tutto.

Dentro il Manuale 2021:

  • nuovi “casi pratici“, ovvero esempi applicativi di valutazioni del rischio, stime di esposizioni a rumore, vibrazioni, classificazioni ATEX, ecc. Accogliamo, tra l’altro, un nuovo autore, l’Ing. Giorgio Gallo (vedi sotto) che ha redatto esempi di stima dell’esposizione a campi elettromagnetici;
  • un nuovo capitolo interamente dedicato alla Pandemia COVID-19 scritto a 4 mani da me e Aurora Brancia. Le mani erano tutte mie (sono quadrumane, come un bonobo). Lei ha usato un programma di dettatura;
  • un capitolo sulle radiazioni ionizzanti interamente riscritto e triplicato in dimensioni. E anche qui abbiamo una new entry: l’Ing. Mauro Serio (vedi sotto)
  • un nuovo capitolo dedicato alla sicurezza stradale;
  • altre varie ed eventuali (aggiornamento dei file di approfondimento online, giurisprudenza, tanto amore…).

Ovviamente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza gli autori che ho l’onore di coordinare. Autori? Ma che dico? Demiurghi. Creatori. Artisti.
Insieme formiamo i «Cavalieri della tavola Rotella».
Eccoveli, in ordine sparso e randomico, ma iniziando dai nuovi ingressi (ci tengo a precisare che le procedure di ammissione sono più faticose e impegnative dell’addestramento nei Navy Seal):

  • Ing. Giorgio Gallo, Druido dei campi elettromagnetici, maestro di sonde e vassallo della zonizzazione. Non parla… Trasmette in UHF;
  • Ing. Mauro Serio, della storica casata delle radiazioni ionizzanti. Vive in una nuvola quantistica e, per il principio di indeterminazione di Heisenberg, o sai dov’è o a quanto va (e difficilissimo darsi appuntamenti con lui);
  • Ing. Carmelo G. Catanoso, Signore delle terre dei cantieri temporanei e mobili, territorio ostile, in continua evoluzione. Per riposarsi, si ritira nei suoi spazi confinati;
  • Ing. Ugo Fonzar, Lord Comandante di macchine e attrezzature. Suo è il Titolo III del D.Lgs. n. 81/2008, sua la provincia della Direttiva 2006/42/CE e degli ascensori;
  • Dr.ssa Aurora Brancia, Lady delle paludi delle Sostanze Pericolose. Quando non è impegnata a somministrare agenti chimici, cancerogeni e amianto ai suoi nemici, ama coltivare agenti biologici;
  • Ing. Erica Blasizza, Regina delle isole REACH e CLP. Di notte si cimenta nelle arti oscure delle certificazioni ambientali. Ma questo manuale lo ha scritto di giorno.
  • Dr.ssa Carmen Caldovino, Signora della casata dello stress lavoro-correlato, gran maestra delle arti della formazione e comunicazione;
  • Ing. Marzio Marigo, Governatore dell’arcipelago delle ATEX, CEM, ROA e di ogni acronimo. Quando si ritira sulla terraferma, lo potrete trovare in luoghi a rischio di incidente rilevante o prossimi a sorgenti di radiazioni ionizzanti.
  • Ing. Andrea Rotella (Io). Svolgo il compito di curatore del Manuale (se qualcuno si fa male) e raccolgo gli avanzi degli altri (valutazione dei rischi, rumore, gas tossici, VDT, movimentazione carichi, ecc.).

Il Manuale è in vendita QUI (shop online della casa editrice Wolters Kluver Italia).


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo, forse anche tu desideri salvare il mondo.
Questo blog contribuisce alla lotta contro il riscaldamento globale, l’impatto di meteoriti e l’infestazione del punteruolo rosso.
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Puoi guardarmi gratis, l’attraenza e l’incredibilismo non hanno prezzo. Ma non fermarti ad essi.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
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Pubblicato in: cultura della sicurezza

D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.09, modifiche al Titolo IX)

Se anche voi come me, dopo una cena a casa a base di pesce, lasciate decomporre gli avanzi per estrarne la trimetilammina, da ora avete anche un fantastico TLV-STEL da non superare per evitare di vomitare mentre lo fate. E non è poco…

Infatti, il D.M. 18 maggio 2021 ha recepito un nuovo elenco di VLE che sostituisce l’Allegato XXXVIII del D.Lgs. n. 81/2008 e, in particolare, sono state aggiunti questi agenti chimici:

  • Acetato di isobutile
  • Acetato di nbutile
  • Acetato di sec-butile
  • Alcool isoamilico
  • Anilina
  • Clorometano
  • Trimetilammina
  • 2- fenilpropano (cumene)
  • 4-amminotoluene
  • Tricloruro di fosforile

La maggior parte di voi penserà che è più facile che nella vita dobbiate ricucire un torto usando un filo di cammello fatto passare dalla cruna di un ago trovato in un pagliaio che non incontrare uno di questi agenti chimici. E invece è roba che tutti hanno in casa (non è vero, ma devo pur ottenere un po’ di interesse…) e che deve essere tenuta fuori dalla portata dei bambini (astenersi genitori che continuano a parlare del figlio adolescente come «Oooohhh, il mio bambino…!»).

Comunque sia, potete scaricare da qui (collegamento a Onedrive) o da qui il testo completo del D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub, aggiornato con queste ultime modifiche e tutte quelle che le hanno precedute.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 20 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Onedrive. Guardate in alto a sinistra e cliccate sulla freccetta rivolta verso il basso per far partire il download.

Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2029;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
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Dove sta scritto?… l’obbligo dei pacchetti di medicazione in auto

Andiamo direttamente al punto: è obbligatorio che i mezzi aziendali siano dotati di un presidio di primo soccorso?

Ritengo di sì.

DOVE STA SCRITTO?

Ho avuto discussioni in merito almeno un paio di volte con altrettanti medici competenti che sostenevano che non vi fosse alcun obbligo di dotare le auto aziendali di alcun presidio di primo soccorso (pacchetto di medicazione o cassetta di primo soccorso), ma che si trattasse semplicemente di una questione di valutazione del rischio.

E in entrambe le occasioni, la discussione da parte loro è stata condotta in questi termini:

«l’art. 2 del D.M. n. 388/2003, dice che il datore di lavoro deve garantire:

  • nelle aziende o unità produttive di gruppo A e B la cassetta di pronto soccorso, tenuta presso ciascun luogo di lavoro…
  • nelle aziende o unità produttive di gruppo C il pacchetto di medicazione, tenuto presso ciascun luogo di lavoro…

Dice proprio così: presso ciascun luogo di lavoro…
E poiché l’art. 62, comma 2 del D.Lgs. n. 81/2008 esclude dalla nozione di “luogo di lavoro” i mezzi di trasporto, non c’è alcun obbligo di avere alcun tipo di presidio di primo soccorso nelle auto aziendali».

Ci sono almeno due motivi per rigettare questa interpretazione della norma:

  1. anche i cantieri temporanei o mobili sono esclusi dalla definizione di “luogo di lavoro” quindi nemmeno lì sarebbe obbligatoria la presenza di un presidio di primo soccorso. Se uno si fa un taglietto in cantiere lo portiamo direttamente dalla guardia medica?
  2. L’art. 2 comma 5 del D.M. n. 388/2003…

Quest’ultimo dice testualmente:

Nelle aziende o unità produttive che hanno lavoratori che prestano la propria attività in luoghi isolati, diversi dalla sede aziendale o unità produttiva, il datore di lavoro è tenuto a fornire loro il pacchetto di medicazione…

In questo caso la norma non parla di “luoghi di lavoro”, ma di “aziende” e “unità produttive” e si parla esplicitamente di attività lavorative svolte in “luoghi isolati, diversi dalla sede”. 
È evidente l’intento del legislatore di tutelare proprio quei lavoratori che possono trovarsi ad operare in contesti nei quali non potrebbero ricevere rapido soccorso grazie all’intervento diretto della loro organizzazione. 

Il comma 5 non è stato pensato per tutti i “lavori isolati”. Se il lavoro si trova in una cabina elettrica sperduta nelle pertinenze di uno stabilimento di ettari di estensione, non viene imposto l’obbligo di dotarlo di pacchetto di medicazione. Questo perché trattandosi di ambienti nella disponibilità giuridica del datore di lavoro si parte dal presupposto che in caso di incidente siano già state definite nel piano di emergenza le misure necessarie per garantire il rapido soccorso del lavoratore.
Ma se questi sta viaggiando in auto per raggiungere un cliente, le cose stanno diversamente e, non a caso, lo stesso comma 5 prevede che il lavoratore venga dotato ANCHE di «un mezzo di comunicazione idoneo per raccordarsi con l’azienda».


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo probabilmente ti starai chiedendo se i mezzi aziendali devono essere dotati di impianto sprinkler o di sedile eiettabile con paracadute incorporato.
Sono domande legittime sulle quali dozzine di interpreti hanno speso le loro migliori conoscenze senza mai arrivare ad una risposta certa.
Io la so. E so anche perchè i piedi puzzano più delle mani, così come conosco la formula per calcolare l’area di servizio. Io so cose.
E le scrivo in questo blog, anche se non so perchè. Ma a te che ti frega?
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Pubblicato in: dove sta scritto?, Formazione

Dove sta scritto?… Da quando parte la data dell’aggiornamento di lavoratori e preposti

Luca, 38 anni, titolare di una ditta che produce colle per la tenuta di sogni infranti, mi chiama per una verifica normativa presso la sua azienda.
Luca ha acquistato la licenza di un software per la gestione delle scadenze della sorveglianza sanitaria, delle autorizzazioni, dei compleanni e della formazione. Il software è realizzato e commercializzato da un famoso marchio.
Luca forma regolarmente i lavoratori e i preposti ed è molto bravo nel rispettare le scadenze previste dalla legge.

Questo è quello che crede Luca.
Luca in realtà rispetta le scadenze previste dal software che ha acquistato, non quelle previste dalla legge.

Umberto lavora nell’azienda di Luca e ha completato la formazione generale e specifica il 22 aprile 2017
Poiché la pandemia ha frantumato i sogni e le speranze di molti, l’azienda di Luca ha un boom di richieste del proprio prodotto e ha assunto nuovi lavoratori.
Umberto viene promosso caporeparto e frequenta pertanto il previsto corso per preposti che si conclude il 18 marzo 2021.
Quale sarà la prima scadenza del corso di aggiornamento che Umberto dovrà frequentare, essendo egli sia lavoratore che preposto?

Il software dice il 18 marzo 2026.
Io dico che Luca deve cambiare software.

DOVE STA SCRITTO?

Premessa su tutto: anche se ormai diamo per scontato che la formazione di lavoratori, preposti e dirigenti si debba svolgere secondo le regole stabilite dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011, è necessario ricordare che quell’Accordo lì è vincolante solo per la formazione dei lavoratori.
Tutto quello che l’Accordo prevede a proposito della formazione dei preposti e dei dirigenti gode di presunzione semplice di conformità all’adempimento previsto dall’art. 37, comma 7 del D.Lgs. n. 81/2008 a proposito dell’obbligo di formazione di dirigenti e preposti. Questo significa che per il giudice che deve valutare se hai rispettato o meno la legge, seguire le indicazioni dell’Accordo vale né più e né meno che se avessi fatto di testa tua per fornire a dirigenti e preposti una formazione “adeguata e specifica”.
Per quelli che non erano ancora nati nel 2011 quanto sto affermando è tutto indicato sia nella premessa dell’Accordo del 21 dicembre 2011, sia nelle Linee guida del 25 luglio 2012.
Chiaro?

Quindi l’idea che un lavoratore designato preposto debba frequentare un corso di 8 ore, secondo il programma di cui al punto 5 dell’Accordo, ecc. e frequentare un aggiornamento di 6 ore con frequenza quinquennale è un’idea come un’altra.
L’unica cosa che sappiamo con certezza è che un preposto deve essere appositamente formato e aggiornato. Ma non c’è vincolo alcuno sul come e quando.

Al contrario sappiamo con certezza che per la formazione dei lavoratori le indicazioni di cui all’Accordo Stato-Regioni sono tassative e queste prevedono che l’aggiornamento avvenga con cadenza quinquennale e che (linee guida del 25 luglio 2012):

«… il termine iniziale per il calcolo del quinquennio per l’aggiornamento non può che essere, invece, quello della data dell’effettivo completamento del rispettivo percorso formativo, coerente con i contenuti degli accordi».

Pertanto, Umberto deve inderogabilmente aggiornare la parte specifica del corso di aggiornamento entro il 22 aprile 2022, ovvero entro 5 anni dal termine del corso di formazione dei lavoratori.

L’avvenuta frequenza del corso di formazione per preposti non sposta questa scadenza in nessun caso. Anche seguendo alla lettera le indicazioni dell’Accordo per la formazione e aggiornamento dei preposti:

  • Il corso per preposti non costituisce e non può costituire aggiornamento per la formazione di un lavoratore. Il punto 9 dell’Accordo, infatti, precisa che i corsi di aggiornamento per lavoratori devono trattare «significative evoluzioni e innovazioni, applicazioni pratiche e/o approfondimenti». Il corso per preposti ha altre finalità.
  • La tabella di cui all’Allegato III dell’Accordo 7 luglio 2016 riconosce la reciprocità dell’aggiornamento per lavoratore e preposto (l’aggiornamento per uno dei due ruoli vale anche per l’altro), ma non prevede che la formazione dell’uno valga come aggiornamento per l’altro.
  • Quando si assume l’incarico di preposto, si diventa lavoratori E preposti. L’azienda deve adempiere agli obblighi giuridici previsti per ciascuna delle due figure. Questo significa che restano ferme le scadenze degli aggiornamenti previste per ciascuna delle due figure: l’aggiornamento della formazione per lavoratori deve essere eseguito entro 5 anni dal termine della formazione specifica del lavoratore (nell’esempio, 22 aprile 2022) e l’aggiornamento della formazione per preposti deve essere completato entro 5 anni dal termine della formazione specifica del preposto (nell’esempio, 18 marzo 2026). Grazie a quanto disposto nella tabella di cui all’Allegato III dell’Accordo 7 luglio 2016 prima menzionata, l’uno vale per l’altro. Questo significa che eseguendo l’aggiornamento della formazione per lavoratori entro il 22 aprile 2022 come tassativamente imposto, Umberto si ritrova aggiornato anche come preposto per i prossimi 5 anni. Quelle che prima erano due scadenze si fondono in una, e Umberto dovrà terminare il successivo aggiornamento come lavoratore E preposto entro il 22 aprile 2027.

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo probabilmente anche tu hai problemi con gli aggiornamenti. Ho io la soluzione che fa per te. Niente più corsi e-learning, in aula, in FAD, niente di niente.
Insieme con il vaccino contro il Covid-19 ti installeranno un chip, giusto? Bene… Perchè non trasformare questa cosa in opportunità?
Ho inventato una App che possiamo installare sul chip e che fa un sacco di cose… Puoi giocare a Candy Crush direttamente col cervello, puoi inviare mail semplicemente pensandole, roba così.
Quando devi fare i corsi di aggiornamento, fai il download del corso e lo installi sul chip. Tutto qua.
Come devi fare?
Guarda in alto su questa pagina, sotto la mia foto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi segnarti per ricevere gli aggiornamenti dei miei post e il link per il download della App.

Pubblicato in: cultura della sicurezza, miti della sicurezza, valutazione dei rischi

Non perdiamo di vista i fondamentali

(Il presente contributo è un addendum all’articolo: «COVID-19 e principio di precauzione» pubblicato sul portale Teknoring.com e alle considerazioni fatte durante il webinar dello scorso 17 maggio sul principio di precauzione).

Come affermato nel precedente articolo, il principio di precauzione (PP) dovrebbe essere applicato essenzialmente nel dominio dei danni sistemici non reversibili (l’eventuale non linearità del danno rispetto alle cause che possono generarlo è una “semplice” aggravante ma di per sé non costituisce una condizione necessaria ai fini dell’applicazione del PP).

Per quanto il senso di quanto appena affermato sia alquanto intuitivo, esso può essere ancor meglio e più rigorosamente compreso considerando le implicazioni ultime del cosiddetto «Teorema della rovina del giocatore». È un vecchio problema, tanto che una delle sue prime formulazioni è attribuita a Pascal ovvero alle origini della teoria delle probabilità, ma quella che a noi più interessa è la conclusione generalizzata che ne traggono prima Bernoulli e poi De Finetti: in sostanza anche in caso di gioco equo (nel quale cioè due giocatori hanno le medesime probabilità di vittoria) se uno dei due è infinitamente ricco l’altro è inevitabilmente destinato alla rovina.

Scelte individuali e propensione al rischio

Fate questo esperimento mentale: provate a giocare a testa o croce contro un banco con illimitate risorse economiche. Il gioco è equo, entrambe le parti hanno il 50% di probabilità di vincita (se esce testa ricevete un euro dal banco, se esce croce date un euro al banco) e sul lungo termine la frequenza delle volte in cui è uscita testa e delle volte in cui è uscita croce finirà con l’equivalersi. In teoria nessuno dei due vince o perde. In teoria e sul lungo termine. Ma prima di arrivare al lungo termine accadranno cose: prima o poi una serie sfortunata di lanci svuoterà il vostro portafoglio impedendovi di fare un’ulteriore puntata, buttandovi fuori dal gioco.

E questo è quello che accade esponendosi ripetutamente a rischi nei quali uno dei possibili esiti è la rovina. Per essere chiari: la parola chiave è ripetutamente. A differenza del gioco della moneta, spesso le probabilità di rovina nel mondo reale non sono note ma, per quanto basse siano, all’aumentare del numero di esposizioni, la rovina diventa una certezza. Se ti lanci ogni tanto col paracadute è una cosa. Se ti lanci molto spesso col paracadute è un’altra: con l’aumentare del numero dei lanci la probabilità che prima o poi le cose non vadano per il verso giusto tende a 1. Mentre il banco (ovvero il numero di lanci che si possono fare da un aereo) ha risorse pressoché infinite (a parte il tempo materiale per lanciarsi da un aereo), per te il gioco finisce al primo errore.

Quando si tratta di scelte individuali con ricadute sull’individuo stesso, entro certi limiti questo tipo di esposizioni è tollerato dalla società e attiene alla sfera della propensione del rischio. È vero, nella vita reale quasi mai è il singolo individuo a subirne esclusivamente le conseguenze: la famiglia, gli amici più stretti, colleghi di lavoro, i clienti possono trovarsi a pagarne una quota parte. È un problema, lo si cerca di controllare con le leggi o con norme sociali, ma è tollerato anche perché – in molti casi – i benefici del successo possono ricadere sulla società nel suo complesso. 

In sostanza, il giocatore si assume il rischio di rovina mentre la società si avvantaggia dai benefici.

Rischi per la collettività

Se si escludono i martiri (categoria moralmente apprezzabile ma numericamente scarsa), è necessario riconoscere che l’aliquota di rischio per la nostra vita che siamo disposti a correre per gli altri è piuttosto limitata e decresce esponenzialmente con l’aumentare della distanza affettiva tra l’individuo e “gli altri”: se mia moglie o mio figlio me lo chiedessero, risponderei senza incertezze che darei la vita per loro. Già mio cugino è meglio che eviti di pormi questa domanda (saluto tutti i miei cugini con affetto immutato: era per spiegare un concetto…).

Ma senza arrivare a dover sacrificarsi per gli altri, quasi nessuno accetta di mettere a rischio la propria vita senza motivo. Possiamo non comprendere le loro scelte o non condividerle, ma i singoli individui hanno le loro motivazioni (è indifferente la razionalità dietro di esse) per rischiare la propria vita.

Per chi teme gli effetti collaterali della vaccinazione contro il SARS-COV-2, i paragoni con livelli differenti di rischio di mortalità da altri fenomeni (es. da incidente stradale o per assunzione di contraccettivi) hanno poco senso. E in un’ottica di accumulo di rischi come dice il teorema della rovina del giocatore, per la verità, hanno “ragione” loro: «già faccio 300 km/giorno in auto per raggiungere la miniera di uranio nella quale lavoro, fumo regolarmente, bevo come un bidet tutti i fine settimana… Mò devo aggiungerci anche il rischio di morte per il vaccino Astrazeneca? (vedi nota)».

E, in effetti, se non fosse per il particolare della pandemia in corso, nessuno avrebbe da obiettare, così come non avevamo da obiettare sul numero di km, sul numero di sigarette, sul lavoro in miniera.

Ma il fatto che ci sia una pandemia in corso modifica drasticamente l’impatto delle scelte individuali: i problemi sorgono infatti quando non il beneficio, ma il danno può trasferirsi dalla scala individuale a quella collettiva. Questo tema sicuramente riguarda le scelte individuali dei decisori politici ma non esclusivamente.

Nel corso di questa pandemia abbiamo visto come i comportamenti individuali hanno avuto e stanno avendo una ricaduta importante sulla salute collettiva e sull’economia. 

Durante il primo lockdown la percezione del rischio da parte dei singoli si era allineata al rischio sociale (gli individui, col passare dei giorni, avevano percepito che il diffondersi dell’epidemia era una minaccia anche per loro e si era ingenerato un clima di riprova sociale per tutti quelli che non rispettavano le regole) per poi abbassarsi nuovamente con la “riapertura” e la stagione estiva: le esigenze individuali hanno prevalso sull’interesse collettivo perché i benefici derivanti dalla ritrovata libertà erano percepiti come maggiori del rischio di ammalarsi.

Il resto è storia recente.

È assolutamente prioritario interrompere questo trasferimento di rischio, con tutti i mezzi a disposizione.

Una via d’uscita

La vaccinazione è indubbiamente uno strumento al quale tutti noi guardiamo con speranza per voltare pagina e c’è di che essere ottimisti.

Ma non solo non è l’unico, quanto l’errore sarebbe proprio nel considerarlo l’unico e dimenticare alcuni presupposti.

Se l’Italia e l’Europa tutta sono in difficoltà con le forniture di vaccini, è ragionevole ipotizzare che queste difficoltà si possano riscontrare in altre parti del mondo e, nel frattempo, l’elevata diffusione della malattia aumenterebbe il rischio di insorgenza di varianti e, con esse, il rischio che una o più di esse risultino resistenti ai vaccini attualmente disponibili, resettando gli sforzi compiuti.

Se a livello Top-Down è necessario procedere con la massima celerità per vaccinare la popolazione mondiale, sappiamo che ciò non avverrà in tempi rapidi. 

Il principio di precauzione ci impone di agire con fermezza mantenendo il rischio basso con un approccio BottomUp efficace in sinergia con i vaccini e, possibilmente, anche in caso di una loro non completa efficacia. La mascherina e, più ancora, i facciali filtranti, sono misure low-tech che mantengono la loro efficacia anche in presenza di eventuali varianti e per un ampio spettro di scenari. Inoltre, nonostante siano passati oltre 12 mesi dall’inizio della pandemia, è particolarmente necessario insistere sull’adozione di modelli comportamentali corretti. Le persone – oggi come ieri – non si infettano per mera fatalità, ma perché sono esposte o si espongono a situazioni a rischio. 

Recuperiamo i fondamentali

Oggi tutti, in pubblico, indossano una mascherina ma bisognerebbe chiedersi quanti lo fanno perché la ritengono una misura fondamentale di prevenzione ed in quanti la indossino perché tutti la indossano.

La risposta può essere ricercata guardando non già al numero di mascherine indossate ma al modo con cui sono indossate ed al rispetto dei comportamenti complementari senza i quali l’efficacia del presidio risulta ridotta e insoddisfacente.

Certamente, si può essere soddisfatti della diffusione della mascherina, ma dopo un anno è indispensabile fare un salto di qualità investendo in comunicazione e controllo circa il suo uso corretto e sull’adozione sistematica di tutti i comportamenti di sicurezza basilari. 

Per quanto elementare possa sembrare questa misura, questo giudizio non deve essere confuso con la valutazione sulla sua efficacia: il distanziamento e la mascherina hanno principalmente impatto sul contenimento delle infezioni prodotte da superspreader. Anche riducendo di poco il loro impatto il risultato complessivo sarebbe gigantesco, essendo questi i driver della diffusione del contagio (l’80% delle infezioni secondarie sono prodotte dal 15% dei soggetti).

Sappiamo già oggi che anche con la vaccinazione ci vorrà comunque un certo tempo prima che la pandemia possa essere dichiarata definitivamente sconfitta: in questo lasso di tempo non possiamo essere colti nuovamente di sorpresa per ingenuità e ritrovarci a dire: «Eh, ma non era mai successo prima». Quelli che pensano che sia un atteggiamento ossessivo dovrebbero chiedersi se ci troveremmo a questo punto se fossimo stati ossessivi a gennaio 2020 (quando eravamo a conoscenza dell’esistenza di una minaccia in Cina) e durante l’estate dello stesso anno.


NOTA:
Ovviamente la fallacia del ragionamento è situata nel non considerare che il rischio di danni collaterali dell’infezione è ordini di grandezza maggiore del rischio di danni collaterali derivanti dal vaccino.

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
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Pubblicato in: cultura della sicurezza, miti della sicurezza, valutazione dei rischi

COVID-19 e il principio di precauzione

Saresti disposto a farti un giro di roulette russa in cambio di una vincita che ti cambierebbe la vita? Ovviamente il problema è se dopo la giocata ci sarà ancora una vita da cambiare e, infatti, non trovo mai nessuno disposto a giocare. Nemmeno quando chiedo: «E se giocassimo con una pistola caricata con un unico proiettile in un caricatore di 100 colpi?». A quanto pare i miei conoscenti soffrono di una certa avversione al rischio di uscire dal pool genetico, anche quando in cambio il premio potrebbe essere consistente.

Credo, in verità, che questa idiosincrasia sia piuttosto diffusa nella popolazione, tanto che giocare alla roulette russa non compare tra le prime 100 professioni più popolari del mondo del lavoro, nonostante i lauti guadagni. E questo è anche dovuto al fatto che, all’aumentare del numero di giocate, la probabilità di evento avverso tende a 1. È pertanto probabile che i bravi giocatori di roulette russa si siano estinti proprio per la loro bravura al gioco, ovvero per essere riuscita a sfangarla n volte (ma non n+1). E questo è talmente vero, lampante e ovvio anche per chi non ha un dottorato in statistica che, in genere, la stragrande maggioranza degli individui rifiuta anche di premere per una volta sola il grilletto. L’analisi costi-benefici pende invariabilmente dalla parte del costo potenziale.

Un approccio basato sul principio di precauzione

Questo è vero intrinsecamente per gli individui, ma su scala globale abbiamo dovuto sviluppare un approccio leggermente differente che abbiamo chiamato «principio di precauzione». In sostanza, in tutti quei casi in cui un elemento ha il potenziale di generare un danno che possa determinare l’estinzione, un danno ecologico irreversibile, anche se vi fosse una probabilità bassa e anche se i costi fossero elevati, il principio di precauzione impone di evitare a tutti i costi l’esposizione al rischio. Generalmente, anzi, non possiamo nemmeno dire di conoscere con esattezza le probabilità che il danno si presenti (come è invece il caso della roulette russa), ma se essa è maggiore di zero, di fronte alle possibili e gravissime conseguenze dovremo agire comunque. Di fronte alla sola possibilità di un cambiamento climatico irreversibile del pianeta, non c’è alcuna analisi costi-benefici da condurre per azzerare le emissioni di anidride carbonica perché:

  • nell’ipotesi in cui ci fossimo sbagliati, avremmo agito sostenendo costi elevati con conseguenti, possibili danni economici collaterali e benefici pressoché nulli, ma saremmo ancora qui a leggere articoli sul principio di precauzione;
  • qualora non agissimo, avremo un’economia in ottima salute ma potrebbe essere l’unica cosa sana rimasta sul pianeta.

Nonostante possa sembrare un principio di assoluto buon senso, la sua applicazione è spesso osteggiata e l’invocazione alla sua applicazione spesso fraintesa.

Partiamo da quest’ultima. L’applicazione del principio di precauzione deve essere riservata solo a situazioni rientranti nel dominio dei danni sistemici e irreversibili. Dire che non si debba procedere all’introduzione della tecnologia 5G ne è un’applicazione indebita. Si tratta di un’innovazione introdotta su larga scala di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine. È questo un problema concreto che determina una giusta preoccupazione. Per nessuna ragione possono essere sottovalutate possibili conseguenze per la salute e l’introduzione di questa tecnologia dovrebbe avvenire con cautela, osservando e dandosi tempo per osservare eventuali effetti sulla salute o sull’ambiente. Tuttavia, i campi elettromagnetici seguono leggi fisiche note. La loro interazione con sistemi complessi non è altrettanto nota con la medesima precisione, ma anche in questo caso esiste una linea di demarcazione (magari non nettissima ma c’è) tra possibili scenari e scenari impossibili. Soprattutto, le antenne si possono spegnere. In caso di necessità, dove insorgessero le prime evidenze di danni collaterali non gestibili, sarebbe possibile intervenire per contenere i danni.

La possibilità di danno nel principio di precauzione

Si noti che si mette in conto la possibilità di danno: nessuno esclude che alcuni o molti individui, ad esempio, possano essere danneggiati dal 5G. Semplicemente, questo non impedisce di procedere, in quanto il danno non sarebbe sistemico e irreversibile. Ribadisco: ciò non toglie debba avvenire con tutte le precauzioni e le tempistiche del caso. Il rischio può essere gestito. Il principio di precauzione, al contrario, non prevede alcuna gestione del rischio: l’evento deve essere scongiurato, costi quel che costi.

Coloro che, al contrario, si oppongono all’applicazione del principio di precauzione, generalmente affermano che sostenere costi immensi o rinunciare a benefici giganteschi senza avere alcuna certezza che altrimenti accadrebbe una catastrofe sia un atteggiamento paranoico.

Ricordando qual è il campo di applicazione del principio di precauzione, almeno un paio di obiezioni possono essere opposte a questo ragionamento:

  • assenza di prove non è prova di assenza: ritornando all’esempio della roulette russa, quanti deciderebbero di giocare se trovassero una pistola su un tavolo e un biglietto con su scritto: «Questa pistola è scarica. Se premi il grilletto puntandotela alla testa, la tua vita potrebbe cambiare». A parte l’uso del condizionale riferito alla futura vincita (generalmente nemmeno quelli che spingono per rinunciare all’applicazione del principio di precauzione sono in grado di darci certezze sugli effettivi benefici), quanti deciderebbero di giocare, senza avere alcuna prova della veridicità dell’affermazione: «questa pistola è scarica»?
  • Onere della prova: in questi casi, data la posta in gioco, non devo essere io a fornire la prova dell’esistenza del danno. Chi si oppone al principio di precauzione, piuttosto, lui sì che deve fornire la prova dell’assenza del danno al punto da farci rischiare un impatto sistemico e irreversibile. Se vuoi convincermi a giocare alla roulette russa, non puoi premere il grilletto puntando la pistola in alto e poi dire: «Visto? Non è successo niente…».

Covid-19 e principio di precauzione

Ovviamente quella della roulette russa è una falsa similitudine, utile a portare avanti il ragionamento ma sulla quale non si applica il principio di precauzione vero e proprio. Al contrario, una pandemia è esattamente una di quelle circostanze per le quali il principio di precauzione è stato introdotto: un approccio che consenta ai decisori di prendere la decisione giusta in condizioni di incertezza in presenza di rischi sistemici e irreversibili.

E così, non posso condividere l’altrettanto falsa similitudine dello tsunami, più volte citata da decisori e dai loro consulenti scientifici per spiegare come mai fossimo stati travolti dalla diffusione del contagio in modo così devastante esattamente un anno fa. In caso di terremoto di magnitudo almeno pari al 7° grado della scala Richter nel Pacifico, dopo mezzora parte un allarme rivolto a tutte le aree raggiungibili da uno tsunami entro 3 ore e si attivano le procedure per l’evacuazione. Il punto è che l’allerta parte ancor prima che ci siano le prove di uno tsunami, sulla base del principio che l’assenza di prove non è prova di assenza, e intervenire solo quando si abbia la certezza del rischio potrebbe rendere l’intervento inefficace.

La consapevolezza del rischio e la tempestività di azione

La consapevolezza del rischio è fondamentale in questi casi: in altre parole, bisogna crederci e agire di conseguenza. Non a parole, ma nei fatti.

Il mondo intero ha ricevuto l’allarme di un possibile tsunami il 31 dicembre 2019. Obiettivamente i sintomi della nuova malattia potevano essere confusi con quelli di un normale decorso influenzale, ma il problema vero è non aver agito con la dovuta decisione ancor prima della diagnosi del primo caso di Codogno. Di fatto non abbiamo davvero creduto che potesse essere un problema che avrebbe potuto travolgerci con la violenza e la rapidità a cui abbiamo assistito. E infatti la definizione di “caso sospetto di COVID-19” nel nostro Paese includeva i criteri epidemiologici di qualcuno che fosse stato in Cina o fosse stato in contatto con persone provenienti dalla Cina prima che, in presenza di sintomi, fosse richiesta l’esecuzione di un test molecolare. E questo ha scoraggiato il testing su tutti i casi di polmonite di cui i medici di base avevano notizia o che giungevano in ospedale.

L’ anestesista che ha richiesto il test PCR per il giovane di Codogno lo ha fatto sotto la propria responsabilità, violando le procedure. Fino a quel momento è come se ci fossimo accontentati di fare i controlli antiterrorismo in aeroporto solo ai passeggeri musulmani, perché «tutti i terroristi sono musulmani».

E questo è esattamente il punto: in presenza di rischi di questa portata, non si fanno controlli antiterrorismo perché si sospetta che ci sia un terrorista tra i passeggeri dell’aereo, ma perché non si può escludere che ci sia un terrorista tra i passeggeri.

In presenza di rischi sistemici che possono determinare il collasso, le misure non sono mai “eccessive”

Del resto, sarebbe sembrato assurdo e ingiustificabile adottare misure eccessive e sproporzionate come testare chiunque si presentasse in ospedale con dati sintomi, piuttosto che fare controlli rigorosi alle frontiere dell’Unione europea quando ancora del virus e della pandemia si sapeva poco o nulla. Ma di fronte a rischi sistemici che possono determinare il collasso e di cui si sa poco o nulla, le misure non sono mai “eccessive”, quanto piuttosto proporzionate ad una minaccia sconosciuta: l’analisi costi-benefici non può essere applicata e nessuno dovrebbe mai criticare le decisioni prese se conformi al principio di precauzione. Se difatti non accadesse nulla, il rischio è che qualcuno possa affermare che l’intervento è stato inutile, costui confondendo l’effetto (l’assenza di danno) con la causa (le misure adottate). Le misure non sono inutili perché non è successo nulla. Piuttosto non è successo nulla perché le misure erano utili.

Fase 2, mascherine e trasmissione aerogena del virus

Ulteriori considerazioni possono essere fatte per non aver promosso con la necessaria forza all’inizio della Fase 2 l’impiego delle mascherine e di non stare considerando con la dovuta precauzione l’effetto della trasmissione aerogena (aerosol e droplet nuclei), costantemente ribadendo che non ci sono prove che confermino l’utilità delle mascherine o che la trasmissione da aerosol possa essere una via efficace di contagio. Al solito, il punto non è cosa accadrebbe se le mascherine fossero inutili o se la trasmissione avvenisse esclusivamente tramite droplet, ma quali conseguenze avrebbe (ha avuto) non agire in queste direzioni dal punto di vista della diffusione della pandemia.

Fase 3 e varianti del virus

Al momento, il semplice allarme della presenza di varianti del virus dovrebbe imporci di rivedere l’intero sistema di difese, agendo sulle scuole e sui trasporti, in particolare, fino a quando non avremo una mappa precisa della loro diffusione, piuttosto che aspettare che la curva dei contagi salga per agire in seguito. Inoltre, nonostante, dopo un anno, l’area della nostra conoscenza del virus si sia ampliata notevolmente, la presenza stessa di queste varianti è la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che non si possono escludere ulteriori mutazioni e che queste possono essere molto più contagiose e letali del virus che abbiamo sinora conosciuto. Né possiamo escludere che una di queste possa, addirittura, rendere inefficaci i vaccini che attualmente rappresentano la via rapida di uscita da questa pandemia.

L’imperativo rigoroso è vaccinare rapidamente tutta la popolazione prima che ulteriori varianti del virus possano rimettere in discussione quello che oggi conosciamo e affossare le speranze. Whatever it takes.


Ho scritto questo articolo, su richiesta, per il portale Teknoring (questo è l’articolo originale).
Il 17 marzo 2021 terrò un breve webinar gratuito intitolato: «Trasmissione aerea del contagio e valutazione del rischio». Se volete iscrivervi, cliccate qui.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
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Pubblicato in: cultura della sicurezza

D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.08, modifiche al Titolo IX)

Emmentre tutti pensano a vaccinarsi, il D.M. 11 febbraio 2021 mi ti modifica il D.Lgs. n. 81/2008 che – tra le altre cose – inserisce oli minerali di scarto e gas di scarico dei diesel tra le lavorazioni comportanti esposizione ad agenti cancerogeni (vedi i nuovi allegati XLII e XLIII).

Non che non si sapesse, solo che ora è scritto nella legge.
Cioè un conto è che ti dicano che non devi fornicare, un conto è che lo scrivano nei 10 comandamenti. Per la serie: non dire che non ti avevo avvertito.

Comunque sia, potete scaricare da qui il testo completo del D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub, aggiornato con queste ultime modifiche e tutte quelle che le hanno precedute.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 20 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Onedrive. Guardate in alto a sinistra e cliccate sulla freccetta rivolta verso il basso per far partire il download.

Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2029;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

Se avete problemi con il download o, meglio ancora, se volete darmi suggerimenti, o ci sono specifiche richieste per migliorare l’eBook, scrivete un commento a questo post.


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Pubblicato in: cultura della sicurezza

D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub… Gratis! (Ver.1.07, modifiche al Titolo X)

Succedono cose… Tra un ristoro e l’altro, messo lì come la mortadella in mezzo alla pizza bianca, il D.L. n. 149/2020 mi sostituisce non uno, ma ben due allegati del D.Lgs. n. 81/2008, precisamente XLVII e XLVIII.

Roba da agenti biologici.
Si tratta delle misure di contenimento che devono essere adottate nei laboratori e statutari, nonché per i processi industriali.
Roba COVID-correlata, ovviamente.

Comunque sia, potete scaricare da qui il testo completo del D.Lgs. n. 81/2008 in formato ePub, aggiornato con queste ultime modifiche e tutte quelle che le hanno precedute.

È gratis e non dovete registrarvi da nessuna parte, potrete averlo sempre con voi, leggerlo direttamente dal vostro smartphone (è più comodo da consultare di un pdf), sfogliarlo nel vostro tempo libero, mostrarlo agli amici.

Il file pesa circa 20 MB. Scaricando direttamente da smartphone, vi si aprirà la pagina del servizio Mega. Cliccando su «Scarica», parte il download.

Una volta che avrete scaricato il file, se avete un iPhone (o iPad), potete aprirlo con l’applicazione iBooks. Sui terminali Android dovete avere un lettore di ePub (es. Moon+ reader, eReader Prestigio ecc.)

N.B. Se sul vostro iPhone è già presente la precedente versione, cancellatela. Altrimenti continuerete a visualizzare quella.

Alcune istruzioni per facilitarne l’uso.

  1. attraverso l’indice dell’ePub potete navigare direttamente tra i Titoli e gli allegati del Decreto (vedi screenshot più sotto);
  2. all’inizio di ogni Titolo avete l’elenco degli articoli. “Tappando” col dito su quello che vi interessa, sarete inviati al testo corrispondente (vedi screenshot più sotto);
  3. Le note sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappando su di esso si aprono le indicazioni relative ai provvedimenti di modifica subiti dal Decreto;
  4. Le sanzioni, ove presenti, sono indicate da un apposito simbolo (vedi screenshot). Tappandovi sopra col dito vi apparirà l’entità della sanzione;
  5. Usando i menu di navigazioni in intestazione o piè di pagina (vedi screenshot più sotto), potete andare dove vi pare, ingrandire o ridurre i caratteri, fare ricerche testuali, inserire segnalibri.

Qualche altra noticina:

  1. il file è aggiornato con tutte le modifiche, proprio tutte, ma tutte, tutte, intervenute fino ad oggi (fa fede la data del post e c’è un capitolo Note che specifica quali modifiche sono state apportate alla versione);
  2. appena lo aprite, potrebbe impiegare qualche secondo per caricarsi. Abbiate pazienza, sarete ricompensati…
  3. saltando tra le note e le sanzioni, in uno specifico ordine che conosco solo io e che riproduce la disposizione sequenziale dei nucleotidi del mio DNA, potete accedere a tutte le modifiche future del D.Lgs. n. 81/2008, fino al 2029;
  4. saltare tra le note, i rinvii degli articoli, gli allegati crea dipendenza… Se vi rendete conto che state passando le ore sul Testo unico, fatevi un giro su Pornhub o leggetevi i commenti ad un articolo del Fatto Quotidiano.

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La verità, vi prego, sui test rapidi

Obiettivamente, non si capisce nulla.
E personalmente mi sono fatto un’idea ben precisa: è un complotto dei complottisti.
Una matrioska di teorie cospirazioniste, annidate una dentro l’altro in chissà quanti livelli che Inception lévati, al punto che alla fine è anche possibile sia tutto vero.
Sto parlando, ovviamente, dei test rapidi e di quanto siano affidabili.

Quante persone conoscete che si sono sottoposte al test antigenico (d’ora in poi intendo questo per “test rapido”, non quello sierologico) e sono risultate positive? E quante di queste, dopo essersi fatte il test molecolare, sono invece risultate negative? Tante vero?
Si delinea chiaramente l’ombra dello zampino dei produttori di cottonfioc che hanno tutto l’interesse a fare quanti più tamponi possibili.

Bayes il Perfido

Ma se volete capirci davvero qualcosa e smascherare le radici della cospirazione dovete guardare la foto qui a sinistra. L’avete riconosciuto? Certo che no. Quello lì è Thomas Bayes, reverendo Thomas Bayes. Potevate dubitare che non c’entrasse anche la Chiesa?
Ecco, quest’uomo ha scritto un teorema che porta il suo nome che è la chiave di tutto il complotto, è il tappeto sotto il quale si nascondono tutte le briciole di biscotti con le mani sporche di marmellata che al mercato mio padre comprò.

Tutti quelli che si avvicinano al Teorema di Bayes, alla fine, dopo averlo studiato, provano a spiegartelo e scoprono che non c’hanno capito una mazza.
Su internet è pieno di siti – parte della macchinazione – che ti promettono che ti spiegheranno il teorema, in modo semplice. Non fidatevi, è pieno di matematica. Si nascondono dietro la scienza, loro.

L’unico modo per disperdere la cortina fumogena del complotto è quella di non cadere nel loro tranello e spiegare la faccenda senza nessuna pretesa di scientificità.
«Qui se l’inculamo» (un omaggio a Gigi Proietti, uno dei pochi estranei alla cospirazione).

Partiamo da qui:

Tutti gli Zurli sono Burli.
Vedi un Burlo. È uno Zurlo?

Pensateci un attimo. C’avete pensato?
Se avete risposto di “no”, siete già a buon punto (non è vero, ancora ce ne vuole, ma serviva un rinforzo positivo): infatti, anche se tutti gli Zurli sono Burli, questo non significa che tutti i Burli siano Zurli, dato che della grande tribù dei Burli fanno parte anche i Tuorli.

La grande tribù dei Burli conta 1.000.000 di persone, ma per varie vicissitudini demografiche (non ultima la netta preferenza delle Burle – in genere – per alcune caratteristiche anatomiche del Tuorlo. Preferenza che tuttavia non è immediatamente percepibile), attualmente si contano 999.000 Tuorli e soltanto 1.000 fieri Zurli.

Zurli e Tuorli a noi estranei appaiono identici, e questo è un bel problema, perché dobbiamo studiare la genetica dello Zurlo prima che si estingua. Ma per fortuna abbiamo un cane che, annusando la ghiandola perianale dei Burli, è in grado di distinguere Tuorli da Zurli. Anzi, meglio, quando il cane ringhia sappiamo con quasi assoluta certezza che quello lì NON è uno Zurlo. Diciamo: 99,9%. Significa che quando il cane ringhia, 999 volte su 1000, la ghiandola perianale non appartiene ad uno Zurlo.

Dovreste vedere invece come scodinzola felice quando trova uno Zurlo. Anche voi scodinzolereste riconoscendo l’odore caratteristico di ghiandola perianale di uno Zurlo, ve l’assicuro. E anche in questo caso il cane è piuttosto affidabile, ma non sempre ha ragione perché succede che, a volte, quando un Tuorlo si accoppia con una Zurla, il figlio abbia un vago odore di Zurlo pur appartenendo (privilegi della paternità) alla sottotribù dei Tuorli. Diciamo che il cane quando scodinzola indovina chi è un vero Zurlo, 900 volte su 1000.

Perfetto!
Perfetto un corno. Il complotto è tutto lì.

Cominciamo ad annusare le ghiandole perianali dei Burli. Che succede se il cane scodinzola? Su 1000 Zurli, quello indovina 900 volte su 1000, per cui 100 Zurli saranno ignorati dai nostri studi. Il problema ce l’abbiamo soprattutto quando annusa il culo dei Tuorli, dato che 1 volta su 1000 invece di abbaiare e ringhiare, il cane si metterà a scodinzolare, dicendo che quello è uno Zurlo, ma si sbaglia. E l’1 per mille di 999.000 fa 999.
Quindi, in effetti, su 1899 (cioè 900+999) volte in totale in cui il cane ha scodinzolato, in oltre la metà dei casi lo ha fatto per errore. Si tratta cioè di falsi positivi. In poco più della metà dei casi.

È tutto qui. Tutto davvero.
Quando diciamo che il test è affidabile, dobbiamo sempre ragionare ANCHE in relazione a quale sia l’effettiva entità del fenomeno in rapporto all’intera popolazione osservata.
Più il fenomeno è raro (es. bassa prevalenza di una malattia nella popolazione) più aumentano i falsi positivi (come abbiamo visto con i Zurli che sono solo 1/1000 di tutti i Burli).

Quindi i test rapidi non servono a nulla?
No, questo sarebbe un livello di complottismo troppo stupido, non all’altezza della sofisticazione di questo complotto. Un normale complottista direbbe una cosa simile e, infatti, è stupido.
Non scordiamo, infatti, che il cane 998.001 volte avrà indovinato dicendo correttamente che quel Burlo NON è uno Zurlo. A questi ci aggiungi i 900 casi in cui ha correttamente indovinato chi era uno Zurlo e arrivi a 998.901.
E non è poco.

Se parli di malattie, stai correttamente escludendo da ulteriori accertamenti, un numero gigantesco di persone che potranno tornare alle loro normali occupazioni, non impatteranno con ulteriori richieste sul sistema sanitario, torneranno alla serenità. Inoltre, occorre considerare che tutto ciò dovrebbe avvenire in tempi rapidi e con costi piuttosto bassi. È questo il vero vantaggio dei test rapidi: rinunci ad un po’ di precisione, ma a vantaggio della rapidità che, per il controllo di un’epidemia, è un fattore fondamentale.

In totale, il problema lo generano 1099 casi, ovvero i 999 falsi positivi e anche i 100 falsi negativi. Questi ultimi dipendono dalla sensibilità del test (la sensibilità è la capacità del test di dirti che sei ammalato quando sei davvero ammalato), con tutte le conseguenze di mandare in giro dei “falsi negativi”, cioè gente che pur essendo malata, risulta sana per il test.

Bisogna però aggiungere che l’affidabilità aumenta quanto più aumenta la probabilità che il soggetto sia davvero positivo, cosa che è vera non solo quanto più la malattia è diffusa, ma anche quando stai testando qualcuno che ha buone ragioni per pensare di essere infetto (tipo, se convive con un soggetto positivo).

Insomma, se vi fate un test per sapere quale sia la probabilità che l’esito non sia corretto dovete farvi dire quali sono la sua sensibilità e specificità (cioè la capacità di dirti che sei sano quando sei effettivamente sano). Inserendo il valore della prevalenza (cioè la diffusione della malattia nella popolazione) in un calcolatore come questo, avrete il risultato.

Comunque, la cosa più importante è che non tutti i Burli sono Zurli. Il resto viene da sé.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo probabilmente anche tu avevi subdorato l’esistenza del complotto.
È una questione, come in Matrix, di pillola azzurra e pillola rossa: se prendi la pillola azzurra, fine della storia. Domani ti sveglierai nella tua camera con un’erezione perché quello era Viagra.
Ma tu hai scelto la pillola rossa, come un vero Tuorlo, che non ha bisogno di altro.
In questo blog smascheriamo complotti nei complotti e se vuoi unirti a noi guarda in alto a destra su questa pagina. Non fissare la foto, non guardarmi, ché se mi riconosci sarò costretto ad ucciderti.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
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P.S.
La frase iniziale su burli e zurli è tratta da «Il cigno nero» di Nassim N. Taleb