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Castelli di sabbia fatti per benino

castelloSapere come le cose funzionano, aiuta a farle funzionare meglio.
Spesso ci si accontenta dei risultati, ma la comprensione dei meccanismi è indispensabile quando si vuole replicare il successo.

Ad esempio, vi siete mai chiesti perché i castelli di sabbia stanno in piedi? Io non me l’ero mai chiesto prima che la domanda mi fosse posta all’esame di geotecnica (tutto vero), una di quelle circostanze nelle quali la comprensione del meccanismo fa la differenza tra buttare in un inceneritore mesi di studio o passarsi una buona estate costruendo castelli di sabbia.

Per i più scettici, voglio precisare che la costruzione di un buon castello di sabbia non è un semplice gioco. Esso farà cascare le donne ai vostri piedi, senza nemmeno che abbiate dovuto passare l’inverno in palestra e, inoltre, costituirà l’invidia di tutti i bambini della spiaggia.
Unendo i due fenomeni, assisterete alla visione di orde di bambini che cercheranno di fare un castello più bello del vostro (non riuscendoci perché non leggono il mio blog), aiutati dai loro papà che cercano solo di fare colpo sulle femmine sapiens (inutilmente, perché saranno tutte già vostra prerogativa in quanto maschi alpha, mastri di castelli di sabbia).
Appartenendo al sesso maschile, non so dire cosa accadrebbe nel caso fosse una donna a costruire un castello di sabbia. Sicuramente la faccenda dei bambini sarebbe la stessa, anzi rosicano di più se siete femmine. Ma sono pronto a scommettere che anche il maschio adulto ci cascherebbe. Almeno, io ci cascherei…

Anni prima dell’esame, avevo attraversato una fase della vita nella quale ero costantemente di buon umore e perennemente in movimento. Un’energia irrefrenabile   pervadeva tutto il mio essere come se avessi ingoiato una pasticca di plutonio; riuscivo a fare il triplo delle cose che faccio oggi (tipo come riesce a fare qualunque donna) e i miei comportamenti erano molto più disinibiti.
So che sembrano i sintomi della fase maniacale di un disturbo bipolare ma, a quanto pare, sono semplicemente caratteristici della fase della fanciullezza.

Ecco, all’epoca, quando ero bambino, passavo ore, nell’area di spiaggia contigua alla battigia, baloccandomi con l’edificazione di splendidi manieri di rena, con tanto di fossato con i coccodrilli (ok, erano paguri, ma erano la cosa più vicina al coccodrillo che avessi trovato), ponte levatoio, garitte di vedetta con balestrerie e dongioni decorati con bandiere.

Ai tempi, di geotecnica capivo poco, ma una cosa mi era chiara: la sabbia raccolta in prossimità della battigia era migliore come materiale da costruzione. Ora, ai fini dell’esame di geotecnica, la sabbia è un materiale incoerente. Se prendi la sabbia asciutta, al più puoi costruire dei “coni” (questo perché l’angolo di attrito interno del materiale è diverso da zero).
L’argilla asciutta, invece, ha una sua coesione propria, mi sta in piedi… Costruire un castello con l’argilla (tipo con la sabbia di fiume) equivale a barare: onta e disonore al costruttore di castelli di argilla.

La mia esperienza mi diceva che la sabbia funzionava con l’acqua, ma geotecnicamente parlando la sabbia non ha potere assorbente… Cosa diavolo la teneva unita? La risposta, cioè il meccanismo, è: la capillarità, quella roba che fa risalire l’acqua quando immergi un angolo di Scottex in un bicchiere.

In pratica, l’acqua si infiltra tra i granelli di sabbia (anche risalendo) e la sua tensione superficiale li tiene incollati l’uno all’altro formando dei “legami”. Quindi più acqua metti più “legami” si formano? No: se mettete troppa acqua, assisterete al fenomeno della liquefazione della sabbia e la struttura verrà giù perché manco l’angolo di attrito interno è in grado di contrastare il peso.

Quanta acqua ci vuole? Ecco, questo è il segreto e dipende dal tipo di sabbia, ma oscilla tra l’1 e il 2%.
L’altra cosa che dovete fare è “strizzare” la sabbia. Dopo averla presa col secchiello, compattatela lì dentro, spingendo forte ed eliminando l’acqua in eccesso. Così facendo, oltre ad eliminare l’eccedenza che indebolisce la struttura, avrete avvicinato fra loro i granelli, rendendoli più fungibili alla capillarità.

Ecco, basta. Questo era tutto quello che sapevo. Al termine dell’esame il professore di geotecnica aveva finalmente capito come costruire un castello di sabbia.
Spero abbia passato una buona estate e mi auguro facciate voi altrettanto.

Ci rileggiamo a settembre!

 

 

 

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