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Dove sta scritto?… Formazione per trabattelli

Ponteggio
Ho un cliente normocondriaco: appena scopre dell’esistenza di una norma, ne legge  ossessivamente il campo di applicazione e giunge sistematicamente alla conclusione di rientrarvici e di trovarsi in difetto.

In genere gli somministro un placebo: gli faccio una certificazione in cui gli dichiaro che è tutto a posto e gliela invio tramite PEC così c’ha pure la data certa (quest’ultima ha su di lui un immediato effetto calmante).

Solo che stavolta aveva ragione di dubitare…

CLIENTE NORMOCONDRIACO: «Sciagura, catastrofe, piaghe e orrore».

IO: «Aspe’… Ti ho inviato una PEC con il verbale di sopralluogo che ho fatto ieri. Leggila e poi raccontami che cosa è successo».

CLIENTE: «Ecco, appunto… Dopo che sei venuto in cantiere (in senso motorio, si intende), il CSE ha detto che non gli abbiamo mandato gli attestati per gli addetti al montaggio dei ponteggi».

IO: «Il caso vuole che tu non abbia ponteggi…»

CLIENTE: «Sì, ma lui dice che vale anche per i trabattelli. Devo far fare immediatamente il corso di 28 ore per il montaggio dei ponteggi o mi chiudono l’azienda, mi sequestrano l’asciugatrice e la ASL mi deporta in un cantiere al confine con la Slovenia»

IO: «No, non è così. Non permetterò a nessuno di farti del male. Per alleviare i sintomi, leggiti 4 pagine del POS e non andare sul sito della Gazzetta Ufficiale».

Dove sta scritto?

L’argomento è ampiamente dibattuto, ma qualcuno ancora ci casca.
Metto qui le mie memorie, così la prossima volta che qualcuno mi richiede ‘sto corso, gli giro il link e faccio prima.

È una lunga storia e, come tutte le storie, ha un principio: il 19 luglio 2005.
È il giorno di Santo Arsenio, uno che, quando Roma fu conquistata dai barbari, pianse per 53 anni. Poi morì, con gli occhi senza più ciglia perché consumate dalle lacrime.

Quel giorno lì, entrò in vigore il D.Lgs. n. 235/2003 che recepiva la Direttiva 2001/45/CE e inseriva una serie di nuovi articoli nel D.Lgs. n. 626/1994 a proposito dei lavori in quota.
Il nuovo art. 36-quater era dedicato ai ponteggi e introduceva l’obbligo di redazione del PIMUS, la formazione dei lavoratori addetti al montaggio dei ponteggi e tante altre amenità.

Poi arrivò anche l’Accordo Stato-Regioni 26 gennaio 2006 che definiva i programmi e le durate del corso per il montaggio dei ponteggi di cui parlava l’art. 36-quater.

Tutto andava bene fino a che il 3 novembre 2006 non uscì la circolare n. 30/2006 del Ministero del Lavoro che forniva chiarimenti sull’uso dei trabattelli.

In questa circolare, il funzionario faceva notare che all’art. 36-quater, comma 4, lett. d) venivano citati i «ponteggi su ruote» e che quindi sì, le nuove norme riguardavano anche loro e, quindi, anche chi montava i trabattelli doveva frequentare il corso di 28 ore previsto dal nuovo accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006.

Un’interpretazione un po’ severa della norma, ma in fondo ci stava.

Anche quando arrivò il D.Lgs. n. 81/2008 non vi furono motivi per rivedere l’interpretazione che la circolare n. 30/2006 faceva della norma: una parte dell’articolo 36-quater – tra cui il citato comma 4, lett. d) – finì pari, pari nel testo del nuovo art. 136 del Testo unico, rubricato «Montaggio e smontaggio».
L’accordo Stato-Regioni del 26 gennaio 2006 confluì nell’Allegato XXI del TU.
Non una virgola mutata, non una lettera saltata. Copia-incolla.
Non avrei saputo fare di meglio copiando il compito in classe del mio compagno di banco.

All’epoca il mondo era diverso, la mortadella aveva un altro sapore e le rondini facevano ancora il nido nel mio garage.
Poi arrivò il D.Lgs. n. 106/2009 e nulla fu più come prima.

Durante la scrittura di questo decreto correttivo, qualcuno notò l’anomalia di considerare il trabattello come fosse un ponteggio fisso e si decise di rimuovere il riferimento ai trabattelli dall’art. 136 spostandolo all’art. 140 rubricato – guarda il caso – «Ponti su ruote a torre».

Se oggi leggete il testo dell’art. 136, comma 4, lett. d), vedrete che c’è scritto: «Soppressa» (chiaro omaggio al salume vicentino).

Il castello interpretativo della circolare n. 30/2006 viene meno, perché dentro l’art. 136 del D.Lgs. n. 81/2008, quello che parla di formazione degli addetti al montaggio dei ponteggi non c’è più traccia di trabattelli.

Quelli che continuano ancora a citare ‘sta benedetta circolare per giustificare la necessità del corso di formazione anche per i trabattelli, sono anacronistici e non hanno seguito l’evoluzione normativa.

Quelli che, invece, dicono che l’obbligo di formazione continua a sussistere perché l’art. 136 parla comunque di ponteggi e i trabattelli sono ponteggi, semplicemente non sanno quello che dicono perché, al contrario, è evidente la volontà del legislatore di distinguere i due apprestamenti. Infatti:

  1. l’art. 136 è inserito nella Sezione V, del Capo II del Titolo IV del D.Lgs. 81/2008. Questa Sezione è rubricata: «Ponteggi fissi». È vero che, come recita il brocardo latino, «Rubrica legis non est lex» (la rubrica di una legge non è legge), ma essa aiuta nella corretta interpretazione della norma.
    Il contenuto dell’art. 136 è perfetto, se applicato a ponteggi fissi, siano essi di metallo, legno, bambù o qualsivoglia altro materiale.
  2. l’art. 140 è inserito nella nella Sezione VI, del Capo II del Titolo IV del D.Lgs. 81/2008. Questa Sezione è rubricata: «Ponteggi movibili».
    Se la logica è: «Vedi che sono ponteggi? Movibili, ma pur sempre ponteggi», allora bisogna redigere il PIMUS e fare la formazione anche a chi monta un ponte su cavalletti, contenuto nella medesima Sezione all’art. 139, quindi anch’esso un ponteggio. Movibile, ma ponteggio.
  3. che l’intenzione del legislatore sia chiaramente quella di distinguere ponteggi fissi da ponti mobili,  lo so per certo, perché durante la scrittura del D.Lgs. n. 106/2009 io ero lì e ho una bozza del Decreto in cui è fornita la motivazione della soppressione della lett. d), comma 4 dall’art. 136, cioè il riferimento ai trabattelli.
    E sapete che dice?

La soppressione si rende necessaria in quanto la Sezione V si riferisce ai “Ponteggi fissi”. Pertanto la stessa disposizione è stata spostata nel successivo art. 140 e cioè all’interno della Sezione VI “Ponteggi movibili”.

Per concludere, l’unica formazione prevista è quella specifica, integrata nell’obbligo di cui all’art. 37, comma 1 e dell’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011.
Poi chi volesse far frequentare il corso di 28 ore ai propri lavoratori è liberissimo di farlo. Ma non diciamo che è obbligatorio.

Questo post è dedicato, tra gli altri, ai redattori del Quaderno Tecnico dell’INAIL intitolato «Trabattelli» che, a pag. 21, continuano a riportare questa sciocchezza dell’obbligatorietà del corso di formazione da 28 ore di cui all’Allegato XXI per chi monta trabattelli.
Spiace che l’errore sia stato riportato anche nell’edizione del 2018 e si spera che venga corretto quanto prima, evitando l’ingenerarsi di confusione data l’autorevolezza della fonte.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
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Pubblicato in: miti della sicurezza, valutazione dei rischi

La messa a terra sui ponteggi spiegata semplice

Non capisco come  sia possibile ma, nell’anno di grazia 2017 d.C., a molti non è chiaro se il ponteggio in un cantiere abbia la necessità o meno della messa a terra.

Enucleo di seguito i casi che possono presentarsi, sperando di fare chiarezza sull’argomento.

  • Caso 1 – Il ponteggio è una massa;
  • Caso 2 – Il ponteggio è una massa estranea;
  • Caso 3 – Il ponteggio non è autoprotetto dalle scariche atmosferiche.

Vediamoli singolarmente.

Caso 1

Il punto 23.2 della norma CEI 64-8 definisce la massa nel seguente modo:

«Parte conduttrice di un componente elettrico che può essere toccata e che non è in tensione in condizioni ordinarie, ma che può andare in tensione in condizioni di guasto.
Nota – Una parte conduttrice che può andare in tensione solo perché è in contatto con una massa non è da considerare una massa».

Cominciamo col fare delle esclusioni semplici.

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Supponiamo che sul ponteggio venga utilizzato un frullatore ad immersione, uno di quelli che gli operai generalmente usano per prepararsi il milk-shake (è noto che l’operaio mi è ghiotto di frullati). Quasi certamente, il minipimer in questione sarà di classe II, riconoscibile dal simbolo dei due quadrati concentrici.
In questo caso, per definizione, l’apparecchio è intrinsecamente progettato per non necessitare di connessione a terra. Insomma, lui stesso non è una massa. Figuriamoci se può esserlo il ponteggio.

Per alimentare il minipimer, quasi certamente l’operaio goloso, mi avrà steso una prolunga. Se il cavo è H07RN-F (tipico), vale lo stesso ragionamento: trattasi di cavo di classe II.

Insomma, quando avete a che fare con roba di classe II, il problema non ve lo dovete proprio porre.

Può succedere, tuttavia, che l’operaio debba utilizzare un’attrezzatura di classe I. Supponiamo ad esempio che abbia la necessità di fare il bucato sul ponteggio e installi una lavatrice.
La lavatrice, non so perché, è l’elettrodomestico più ricorrente a livello didattico quando si tratta di spiegare il rischio da contatti indiretti. La trovate in una moltitudine di slides sul rischio elettrico. Ma se preferite, potete usare anche un argano a motore elettrico (anche se non so come farete a fare un bucato con l’argano).

Gli apparecchi di classe I hanno solo un isolamento principale, per cui, in caso di cedimento dello stesso, il loro involucro diverrebbe una massa, per come è stata prima definita. Il caso vuole che la norma imponga che tali attrezzature siano dotate di una messa a terra di protezione che, attraverso il suo conduttore, finirà dritta nell’impianto di messa a terra del cantiere (del cantiere eh, non del ponteggio. Del cantiere). In poche parole hanno la loro messa a terra.
La magicabula che spezza l’incantesimo, in questo caso, è la nota al punto 23.2 della norma CEI: un ponteggio (parte conduttrice) a contatto con una massa (lavatrice o argano) non diventa massa.

Quindi, anche con la roba di classe I non c’è motivo di mettere a terra il ponteggio.

Se per alimentare la lavatrice l’operaio ha utilizzato i cavi unipolari senza guaina (quelli che corrono nelle pareti di casa vostra, per capirci…), beh in quel caso lo avrà sicuramente posato all’interno del suo tubo protettivo.
Come dite? Non l’ha fatto??!? La soluzione in quel caso non è mettere a terra il ponteggio, ma infilare il cavo nel tubo protettivo, perché la posa non è a norma.

Considerando che gli apparecchi di classe 0 (quelli che hanno solo un isolamento principale, ma nessun conduttore di protezione per la messa a terra) sono vietatissimi ed è più facile trovare un chilo di eroina pura al fruttivendolo sotto casa, direi che abbiamo finito.

Ah no, già… apparecchi di classe III. Vabbeh, questi sono alimentati a tensione di sicurezza… Lo dice la parola stessa. Quindi no, manco in questo caso ci vuole la messa a terra.

Caso 2

Il punto 23.3 della solita norma CEI, ci dice è che una massa estranea è una:

«parte conduttrice non facente parte dell’impianto elettrico in grado di introdurre un potenziale, generalmente il potenziale di terra».

Il ponteggio è una parte conduttrice? Sì.
Fa parte dell’impianto elettrico? No.
Quindi è una massa estranea!

Non è detto. Si tratta di vedere se può introdurre un potenziale pericoloso (non roba che esce dal ponteggio, ma roba che può entrarci) a causa della sua bassa resistenza rispetto a terra.
In questo caso, siccome i cantieri sono un ambiente a maggior rischio elettrico, si deve misurare se la resistenza verso terra è maggiore di 200 Ohm. Se lo è NON devi collegare a terra o vanifichi l’isolamento naturale.

Quando una roba è sicura, la devi lasciare com’è. Te lo dice anche la norma CEI 64-17:

« Si ricorda che tutti i manufatti metallici di cantiere (recinzioni, ponteggi, tettoie ecc.) che non siano né masse né masse estranee non devono essere collegate all’impianto di terra».

Chiaro no?

Caso 3

Fulmini. Se leggendo questo post ti è venuto qualche dubbio, ti sfugge qualcosa o altro, allora non sei in grado di valutare il rischio che il ponteggio sia colpito da un fulmine.
Affidati ad un tecnico capace che ti faccia il calcolo ai sensi della norma CEI EN 62305 e vivi sereno. Non ti inventare niente.
Se dal calcolo emerge che la struttura è autoprotetta, la messa a terra non serve.