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Dove sta scritto?… Quando va fatta la sorveglianza sanitaria e quando no

Vado direttamente al punto: non si possono sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria quando vi pare.

DOVE STA SCRITTO?

Nell’art. 5 dello Statuto dei lavoratori (L. n. 300/1970).

Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente.

non so se è sufficientemente chiaro: la sorveglianza sanitaria è l’eccezione, non la regola (ne avevo parlato anche qui)
Un’eccezione motivata da finalità di tutela che, non solo devono sussistere, ma anche essere previste dalla legge che, infatti, dice (art. 41 del D.Lgs. n. 81/2008):

La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente:
a) nei casi previsti dalla normativa vigente, nonché dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui all’articolo 6;
b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi.

Ora, siccome la Commissione consultiva permanente non svolge altra funzione che quella di occupare volume nell’universo che potrebbe essere meglio e più utilmente impiegato per  piantare alberi,  figurati se ha dato qualche indicazione in merito.

Per cui, fatta eccezione i casi in cui è il lavoratore a richiederla, la sorveglianza sanitaria può essere effettuata solo «nei casi previsti dalla normativa vigente».

Intendendosi vietata in tutti gli altri casi.
Se proprio ci tenete a far visitare il lavoratore, potete avvalervi del 3° comma dell’art. 5 dello Statuto dei lavoratori che dice:

Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico.

Vi starete dunque chiedendo: «E quali sono questi casi in cui la sorveglianza sanitaria è obbligatoria?».
Effettivamente non c’è un elenco ufficiale, te li devi cercare da solo.
Riporto quelli che ho trovato io. Sono sicuramente i più comuni.

Laddove ne avessi dimenticato qualcuno, potete segnalarlo nei commenti e io lo aggiungo alla lista, ringraziandovi e citandovi con nome e cognome. Alla mia morte (ammesso che io possa morire, evenienza di cui non v’è alcuna evidenza scientifica né risulta sia mai accaduto prima) verrete tumulati con me, scriveranno canti su di voi e non sarete mai dimenticati perché questo blog diventerà Patrimonio del Sistema Solare (ricordo che il sito è gemellato con la costellazione di Andromeda, per cui vi leggono anche nelle altre galassie).

Cominciamo dunque dai casi facili, facili presenti nel D.Lgs. n. 81/2008:

  • mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute proprie e di terzi, anche in riferimento ad un’assunzione solo sporadica di sostanze stupefacenti (mentre no, i controlli per la verifica dell’assunzione di alcol non rientrano nella sorveglianza sanitaria);
  • Movimentazione manuale dei carichi, in presenza di rischio evidenziato dalla valutazione (sui movimenti rapidi e ripetitivi sono agnostico);
  • Lavoro al videoterminale, laddove il lavoratore superi in modo sistematico e abituale le 20 ore di lavoro settimanali di fronte al VDT;
  • Rumore, al superamento dei valori superiori di azione;
  • Vibrazioni, al superamento dei valori superiori di azione;
  • Campi elettromagnetici, in funzione degli esiti della valutazione dei rischi;
  • Radiazioni ottiche artificiali, in funzione degli esiti della valutazione dei rischi;
  • Microclima (riferito essenzialmente ad ambienti termici severi);
  • Atmosfere iperbariche (es. immersioni subacquee, attività in camere iperbariche, esplorazione del pianeta Giove. Per i cassoni ad aria compressa – ma ce ne stanno ancora? – c’è una norma specifica)
  • Agenti chimici, in caso presenza di rischio non irrilevante per la salute per esposizione a agenti tossici acuti, corrosivi, irritanti, sensibilizzanti, tossici per il ciclo riproduttivo o con effetti sull’allattamento, tossici specifici per organo bersaglio, tossici in caso di aspirazione, cancerogeni e mutageni di categoria 2;
  • Agenti cancerogeni, laddove la valutazione evidenzi un rischio per la salute;
  • Amianto, per lavoratori addetti alle opere di manutenzione, rimozione, smaltimento e trattamento dell’amianto e dei relativi rifiuti, nonché bonifica;
  • Agenti biologici, laddove la valutazione ne rilevi la necessità;
  • Esposizione a rischio da ferita da taglio e punta nel settore della sanità;
  • ATEX. Scherzetto 🙂

Poi ci sono i casi che derivano dall’applicazione di norme speciali:

  • Radiazioni ionizzanti, lavoratori esposti di categoria A e B (D.Lgs. n. 230/1995)
  • Spazi confinati. Chiunque svolga lavori in spazi confinati. Chiunque. Anche i lavoratori autonomi (D.P.R. n. 177/2011);
  • Lavoro notturno, secondo la definizione del D.Lgs. n. 66/2003;
  • Lavoro in cassoni ad aria compressa (D.Lgs. n. 321/1956);
  • Lavoratori minori, nel senso non ancora maggiorenni (L. n. 977/1967);
  • Lavori su impianti elettrici ad alta tensione. La sorveglianza sanitaria è necessaria per ottenere il documento di abilitazione (D.M. 4 febbraio 2011).
  • Personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e spettacolo in locali pubblici. Visita preassuntiva per la verifica dell’idoneità e per la verifica di assenza di uso di alcol e droghe ai fini dell’iscrizione all’elenco prefettizio (D.M. 6 ottobre 2009).

Ci sarà presumibilmente perplessità e smarrimento in alcuni tra voi che non vedono riportati tra i suddetti casi, per esempio, il lavoro in quota , lo stress lavoro-correlato o la guida di automezzi. E come non citare le posture incongrue o il microclima in ambienti moderati o l’esposizione prolungata al sole?

Ritenetevi fortunati. C’è chi crede che la terra sia piatta e la Commissione consultiva permanente esista davvero.


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Pubblicato in: dove sta scritto?

Dove sta scritto?… Registro esposti ai cancerogeni

È andata così.

IO: «Ma il registro degli esposti ad cancerogeni non è aggiornato… Scusa, ti era stato comunicato che il lavoratore tal dei tali è esposto ad agenti cancerogeni?»

MEDICO COMPETENTE: «Sì, sì. Gli ho fatto pure tutti le analisi del caso, compresa l’ispezione anale e l’esame dell’alito e delle urine (cit.)»

IO: «Ok, ma allora perché non hai aggiornato il registro degli esposti?»

MEDICO COMPETENTE: «E io che c’entro? Se la deve vedere il datore di lavoro! È lui che deve istituire e aggiornare il registro. Io, mi limito a conservarglielo. Come dice la legge, “ne curo la tenuta”»

IO (mi è partito il pippone in versione apocalittica): «Veramente te ne devi occupare tu, di tutto, anche dell’aggiornamento o l’inchiostro non versato sul registro ricadrà sul tuo camice, il lupo ingoierà il sole e l’agnello belerà di dolore e ciò apparirà agli uomini una grande sventura. Così fu detto»

DOVE STA SCRITTO?

I primi riferimenti alle modalità di tenuta del registro degli esposti ad agenti cancerogeni sono rinvenibili in un frammento del Protovangelo di Walter, risalente all’anno 8 d.C. e rinvenuto sulle coste del Lussemburgo (la circostanza che il Lussemburgo sia sprovvisto di coste contribuisce a infittire il mistero che circola sulla reale identità di Walter), ma possiamo per comodità riferirci al D.Lgs. n.81/2008, il quale all’art. 243, comma 1 recita:

«… Detto registro è istituito ed aggiornato dal datore di lavoro che ne cura la tenuta per il tramite del medico competente».

Ora, a me non pare un passaggio particolarmente oscuro o disseminato di insidie interpretative.

Quello che, a quanto pare, ha creato un po’ di confusione l’espressione usata dal legislatore (“cura la tenuta”), interpretata dal medico competente nell’accezione di: “stare attento che la Fatina dei dentini  non si mangi il registro o che il fantasma Formaggino non se lo porti via”.

Vagli invece a spiegare che per “cura la tenuta”, il legislatore intendeva “occuparsi di tutto ciò che concerne la compilazione, l’aggiornamento e la conservazione del registro”.

Torna utile a tal proposito un po’ di memoria… Senza risalire al Protovangelo di Walter, basta riguardare il D.Lgs. n. 626/1994 che all’art. 70, comma 1 conteneva la stessa identica frase dell’art. 243, comma 1 del T.U.

Ai tempi il Coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro redasse (sì, è un passato remoto. No, non si dice “redigette”) una serie di linee guida che, ai sensi dell’art. 27 della seiduesei, avevano funzioni di indirizzo e coordinamento per la corretta applicazione del Decreto.

Nella Linea guida n. 15 «Protezione da agenti cancerogeni e/o mutageni», aggiornata nel 2002, si afferma:

«Ciò premesso, il registro previsto dal comma 1 dell’art. 70 del D.Lgs. 626/94 è istituito dal Datore di Lavoro, il quale si avvale per questa funzione del medico competente per tramite del quale, sulla base di procedure e protocolli definiti, il registro viene compilato e tenuto aggiornato».

So cosa stai pensando, medico competente scettico, diffidente, irresoluto e tentennante: «Eh, ma il D.Lgs. n. 626/1994 è stato abrogato».

Come mi dice sempre mia madre: «Vedi che se ti applichi, quando vuoi le cose le sai?».

Ora però andiamo oltre… Se la norma abrogata e il Testo unico attuale dicono le stesse cose con le stesse parole, in assenza di nuove interpretazioni sullo stesso punto, il senso che era contenuto nelle linee guida sarà rimasto invariato o no?

Non è che abrogato il D.Lgs. n. 626/1994 hanno dovuto riscrivere tutte le circolari interpretative, le note e i chiarimenti forniti nei suoi 14 anni di vigenza…

Quindi, mettiti l’anima in pace e, per favore, cura la tenuta del registro.

registro

Pubblicato in: sorveglianza sanitaria, valutazione dei rischi

Tempi bui… Quando è obbligatoria la sorveglianza sanitaria?

stupore-paura-bimboSono tempi bui quelli nei quali le circolari interpretative della norma non c’hanno capito nulla della norma da interpretare.
È il caso della recente Lettera Circolare del 12 ottobre 2017, n. 3 dell’Ispettorato Nazionale del lavoro la quale, nel fornire indicazioni operative sulle sanzioni da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria, esordisce così:

«Come è noto, nell’ambito della normativa in materia di salute e sicurezza la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, così come declinata dall’art. 41 del d.lgs. n. 81/2008, diviene un obbligo nel momento in cui la valutazione dei rischi evidenzi la necessità di sottoporre il lavoratore a sorveglianza sanitaria».

No. Ma proprio no.
La sorveglianza sanitaria non è obbligatoria quando lo dice la valutazione dei rischi, ma quando lo dice la legge, che lo dice all’art. 41 e la impone:

  • nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui all’articolo 6;
  • qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi.

Leggete da qualche parte «nel momento in cui la valutazione dei rischi evidenzi la necessità di sottoporre il lavoratore a sorveglianza sanitaria»?
Non puoi fare come ti pare. La sorveglianza sanitaria è una misura ON/OFF. O la devi fare o non la puoi fare.

L’obbligo imposto dalla norma precede l’esito della valutazione dei rischi, tanto che:

  • se hai sbagliato la valutazione, non per questo l’obbligo viene meno;
  • se secondo la valutazione dei rischi hai ritenuto di dover sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori, ma non ricadi nei casi in cui la norma la imponga… Beh, non lo puoi fare.

Ed è pieno di casi in cui la norma non la impone, tipo (per citare casi in cui ho visto effettuare la sorveglianza sanitaria):

  • lavori in quota (citati all’interno della Circolare come casi in cui la sorveglianza sanitaria sarebbe obbligatoria agli esiti della valutazione);
  • stress lavoro-correlato;
  • rischio “posturale”.

In questi ed in tutti gli altri casi in cui la norma non preveda la sorveglianza sanitaria, essa è da intendersi vietata in virtù dell’art. 5 della L. n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).