Del RSPP Interno

Molti pensano che l’arrivo di un’offerta di lavoro sia come quando si ammazza il maiale: non si butta via nulla.

Non è sempre vero:

  1. il maiale potrebbe essere gravemente malato. Se puoi curarlo, bene. Ma quando proprio vedi che non c’è nulla da fare, che il maiale non risponde alle cure, meglio lasciar stare;
  2. non sai lavorare la carne… In questo caso, non solo hai ammazzato un animale, ma per giunta hai buttato via del cibo. Avresti dovuto lasciar perdere il maiale e/o regalarlo (o venderlo, se proprio vuoi guadagnarci sopra) a qualcun altro;
  3. quel maiale lì, per qualche ragione, potrebbe essere specie protetta. Puoi verificare se, in effetti, per qualche ragione, il tuo maiale fa eccezione, ma se non è così, non puoi toccarlo. Inutile insistere.

Nella mia vita professionale ho avuto a che fare con molti maiali (senza offesa, eh!) e mi sono capitati anche i casi in cui ho dovuto rassegnarmi a lasciar perdere. L’etica professionale prevale, in questi casi.

Ad esempio, io ricordo a tutti i miei potenziali clienti che l’art. 31, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008 prevede che il servizio di prevenzione e protezione debba essere prioritariamente organizzato all’interno dell’azienda. È successo che, ravanando tra le competenze interne, sia uscito fuori qualcuno che aveva le competenze tecniche di base per svolgere il ruolo. Amen! Niente incarico di RSPP per il sottoscritto, ma ennesima soddisfazione personale per aver guadagnato la fiducia del cliente (che, magari, se ne avesse la necessità, potrebbe affidarmi altri incarichi).

Ho già avuto modo di parlare del Marketing della sicurezza e sono convinto che non si possa vendere qualunque cosa, nemmeno se il cliente lo vuole.

Colgo quindi con piacere l’occasione per riportare l’esperienza del collega Ing. Ugo Fonzar, uno dei migliori professionisti che conosca (e sono in molti a poterlo confermare). Per la verità è mio fratello, anche se non ci somigliamo molto e, soprattutto, in termini di dimensioni, potrebbe essere il mio fodero.
Il mio sogno è quello di scuoiarlo e trasformarlo in un pisolone, per dormirci dentro.

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Siccome era l’ultimo della cucciolata, gli è rimasta una fame atavica che, da adulto lo spinge a divorare qualunque cosa. Pranzare con lui è come assistere al caricamento di una betoniera a bicchiere. Un uomo meraviglioso! Tutti dovrebbero averne uno.

Scusate la digressione, dicevamo…. A Ugo è capitata una cosa che è successa in un paio di occasioni anche a me. Siamo incappati in un «maiale protetto». E siamo giunti alla medesima conclusione che, secondo me, è utile riportare. Sia mai che capiti a voi, avete già la risposta.

In questo caso, è lui direttamente a scrivere il seguente contributo (cliccando sul link saprai perché hai letto questo post fino alla fine. Non ti si apriranno immagini pubblicitarie o pornografiche, non scaricherai virus, non ti verrà venduto nulla. Saprai semplicemente come Ugo ha trattato il suo maiale protetto, leggendolo direttamente sul Blog dello StudioFonzar).

Un consiglio: se non siete abbonati alle Fonzarnews, fatelo. È gratis e ogni giorno verrete inondati da uno tsunami di notizie inerenti il magico mondo della sicurezza sul lavoro (di tutto e di più) che l’amico Ugo, con la sua fame atavica, raccoglie in giro per il mondo.

 

 

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