Se pensate che la sicurezza sia un costo, provate con un incidente!

Quanto costa un infortunio sul lavoro?

Farsi un’idea degli ordini di grandezza dei fenomeni è utile per costruirsi una rappresentazione corretta del mondo in cui viviamo.

È un concetto che Enrico Fermi aveva ben chiaro, tanto da essere ricordato, tra le altre cose, per la sua capacità di fare stime sufficientemente precise dell’entità di fenomeni complessi, partendo da pochi elementi certi o ragionevoli. Per dire, Fermi, in occasione del primo test della bomba atomica, riuscì a stimare la potenza dell’esplosione, facendo cadere dei pezzettini di carta al passaggio dell’onda d’urto (qui trovate la disamina originale).

Io mi sono dedicato ad una stima più semplice, quella del costo medio degli infortuni in Italia, partendo da alcuni dati. Nessuna velleità di voler rappresentare con precisione il fenomeno, semplicemente volevo farmi un’idea più compiuta.

Disclaimer: seguono numeri. Lo giuro, ho usato la sola aritmetica, ma se soffrite alla sola idea di vedere un simbolo matematico, passate avanti, solo che vi perdete il ragionamento.

Quanto costa complessivamente la sicurezza sul lavoro al Sistema Paese? Non è facile dirlo. Le stime di organismi ufficiali (EU-OSHA, INAIL) la pongono tra il 2,5 ed il 3,2% del PIL.

Siccome il PIL dell’Italia, nel 2015 era di 1636 miliardi di euro, stiamo tra (arrotondando):

 41 miliardi € ≤ Sicurezza ≤ 52 miliardi €

Sì, questi sono i numeri. Già si comincia a comprendere la necessità di farsi un’idea dell’entità dei fenomeni. Assumeremo che sia pari a 46 miliardi €.

Questo valore è dato da tre macrovoci, quelle che più di tutte le altre compongono il contributo al PIL:

  • Costo dell’assicurazione: circa 10 miliardi € (per la precisione 9,6 miliardi, secondo la relazione annuale INAIL 2015);
  • Spesa in prevenzione: circa 16 miliardi € (l’Osservatorio statistico degli infortuni dell’INAIL la pone a 1,01% del PIL), spesi in formazione, DPI, acquisto di attrezzature a norma, ecc.;
  • Costo indiretto: per differenza rispetto al contributo della sicurezza al PIL, mi fa 20 miliardi €. Qui dentro c’è di tutto: spese mediche, giudiziarie, sanzioni… Tutto il tuttibile, fatta eccezione le voci di cui sopra;

Nel 2015, secondo l’ISTAT, il numero di lavoratori occupati era di 17 milioni.

Siccome, quell’anno lì, ci sono state 254 giornate lavorative, il numero di giorni lavorabili dalla massa dei lavoratori è stato:

254 x 17 milioni = 4,3 miliardi di giorni lavorativi

la somma del costo assicurativo e della spesa in prevenzione, mi fa complessivamente 26 miliardi di euro, pertanto il costo della sicurezza della giornata lavorativa è:

26 miliardi / 4,3 miliardi = poco più di 6 €/giorno lavorativo

Questa, diciamo, è la spesa necessaria.

Sempre dalla relazione INAIL 2015 mi ritrovo che nel 2015 sono stati persi 9 milioni di giorni di lavoro per infortuni in occasione di lavoro (ho epurato gli infortuni in itinere). Trascuro le malattie professionali che ci hanno fatto perdere altre 78.000 giornate.

Quindi, la spesa non necessaria, legata ai costi indiretti è di ben:

20 miliardi € / 9 milioni giorni infortunio =
poco più di 2.200 €/giorno di infortunio

Poiché secondo Eurostat, il costo medio dell’ora di lavoro è di 28,09 €/h, il costo giornaliero del lavoro è di (comprende anche l’assicurazione INAIL):

28,09 €/h x 8 h = 224,72 €/g

Conclusioni

Il rapporto tra il costo medio di una giornata di lavoro ed una giornata di infortunio è di:

1:10

Ecco perché la sicurezza è un investimento, oltre ad essere un imperativo morale.

Precisazioni

Il calcolo può essere affinato facendo ulteriori considerazioni per ottenere stime più precise, ma non vi aspettate scostamenti rilevanti. Se le assunzioni fatte, in particolare quella sul contributo della sicurezza al PIL (e dubito che qualcuno possa citare fonti più autorevoli dell’EU-OSHA o dell’INAIL), sono corrette, le differenze di risultato saranno minime.

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