Dove sta scritto? …Videoterminali

Lo ammetto: questo «Dove sta scritto?» mi arriva su commissione di un collega.

In realtà ho il dubbio che mi stesse sfidando, ma come si dice da queste parti: «Chi si estranea dalla lotta, è un gran fijo de ‘na …..», per cui accolgo sia lo spunto che il guanto di sfida.

CONSULENTE: «Visto che quel lavoratore lì lavora al videoterminale per meno di 20 ore la settimana, lo abbiamo messo su una seggiola per asilo, in un angolo buio e lo facciamo lavorare con un computer portatile, poggiato sulle gambe, con installato Windows 98 millenium edition».

IO: «Non si può fare»

DOVE STA SCRITTO?

Il campo di applicazione del Titolo VII del D.Lgs. n. 81/2008 si estende a tutte le «attività lavorative che comportano l’uso di attrezzature munite di videoterminali» (art. 172, comma 1).

Ora, effettivamente ci sarebbe da chiedersi se un portatile con Windows 98 ME (!!) sia ancora da considerarsi un videoterminale o piuttosto non rientri nella categoria delle cose brutte della vita. Ho visto computer con W98ME formattarsi da soli pur di smettere di soffrire. Tuttavia, accolgo con stupore l’evidenza che tale configurazione non rientra nel campo di esclusione di cui all’art. 172, comma 2 (perversioni del legislatore…).

Appurato questo, non c’è niente da fare: la norma sui VDT si applica se c’è un VDT, non se c’è un lavoratore che usa il VDT per oltre 20 ore la settimana, ed una volta che si applica, si applica in tutte le sue applicazioni applicabili.

L’art. 174, per esempio, impone al datore di lavoro di procedere alla valutazione del rischio specifico, imponendo che i posti di lavoro debbano essere organizzati e predisposti secondo i requisiti di cui all’allegato XXXIV. Tutto l’allegato XXXIV.

Perciò lo sgabello da asilo dovrà essere sostituito con una sedia a 5 razze munite di rotelle, schienale regolabile, ecc.

Inoltre le gambe su cui è poggiato il computer devono essere sostituite con un piano di lavoro: la scelta è tra un trapianto di arti inferiori con un piano stabile (operazione mai tentata prima, ma l’ingegneria biomedica fa miracoli) o la più semplice messa a disposizione di una scrivania.

E via dicendo… Tende, mouse separato, software. TUTTO!

E allora quella faccenda delle 20 ore settimanali a che serve? Quella è semplicemente l’autonomia del contesto definitorio del Titolo VII. L’art. 173 esordisce dicendo: «Ai fini del presente decreto legislativo, si intende per…», cioè, in parole povere, ti sto dicendo che le seguenti definizioni sono valide solo ai fini dell’applicazione del presente Titolo VII[1].

E così,  tutte le volte che leggete la parola «lavoratore» dovete sapere che con questo termine l’art. 173, comma 1, lett. c) intende solo quelli che superano le 20 ore settimanali di lavoro al VDT in modo sistematico ed abituale.

Quindi, si scopre che solo costoro hanno diritto a pause (art. 175), sorveglianza sanitaria (art. 176), informazione e formazione (art. 177).

In compenso, la valutazione dei rischi e l’adozione delle misure di prevenzione e protezione, nonché l’organizzazione e predisposizione di postazioni conformi ai requisiti dell’Allegato XXXIV… beh, quelle spettano a tutti, perché lì, all’art. 174, la parola «lavoratore» non c’è.

E toglietegli Windows 98 ME, per carità.

[1] Ovviamente si tratta di un errore materiale nella scrittura della norma. Si sarebbe dovuto scrivere «Ai fini del presente Titolo, si intende per…». Infatti la definizione di “lavoratore” per tutto il decreto è già contenuta nell’art. 2, comma 1, lett. a) ed il Titolo VII, che è parte speciale del D.Lgs n. 81/2008, non può contenere definizioni per l’intero decreto

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Da Homo Erectus a Homo Sedens

Abbiamo un problema.

Probabilmente anche in questo momento, se state leggendo questo post seduti davanti alla vostra scrivania.

Parliamoci chiaro. Tra lavoro al videoterminale, utilizzo del computer per altri motivi extralavorativi, televisione, playstation, ecc. passiamo una quantità di tempo non indifferente della nostra giornata (ben superiore ad 8 ore al giorno) con le chiappe poggiate su un qualche tipo di supporto.

Non siamo stati progettati per questo.

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Il Ministero della Salute considera la vita sedentaria una condizione predisponente a varie, importanti patologie (diabete di tipo 2, disturbi cardiocircolatori ed altre robe brutte) ed uno studio del 2012 che ha riguardato 240.000 adulti (direi statisticamente significativo), ha concluso che, stare seduti oltre 7 ore al giorno, comporta:

  • un incremento del 50% del rischio di mortalità;
  • un incremento del 125% del rischio di disturbi cardiovascolari.

La Direttiva europea per il lavoro al videoterminale non contempla questo specifico fattore di rischio (fatta eccezione per la pausa di 15 minuti ogni 2 ore). Se per questo non ne contempla molti altri, principalmente legati all’uso di “nuove” tecnologie (smartphone, tablet) che all’epoca non erano diffusi.

Ad ogni modo, considerando che, secondo l’ISTAT, il 76% degli occupati fa un uso professionale del computer, direi che l’argomento dei rischi legati al videoterminale (quelli emergenti e quelli “classici”) abbia una sua importanza.

Per chi volesse saperne di più, ho scritto una cosina pubblicata sul numero di novembre di ISL – Igiene & Sicurezza sul Lavoro (potete scaricarla da qui, mentre da qui potete scaricare anche altre cose che ho scritto).

Mi alzo.