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Sono ottimista, ma non ho altra scelta!

Tanto tuonò, che piovve!

Come avevo anticipato in un altro post, gli “amici della sicurezza” stanno alacremente lavorando sul decreto correttivo del D.Lgs. n. 81/2008 che dovrebbe veder la luce entro il 16 agosto di quest’anno.

Il 24 giugno le Commissioni parlamentari di Camera e Senato hanno espresso il loro parere favorevole allo schema del decreto correttivo, lasciando in eredità al Governo alcune osservazioni che questi potrà valutare.

A costo di apparire irrispettoso delle istituzioni, non posso fare a meno di rilevare, leggendo il parere dei relatori di Camera e Senato, come l’uso di una terminologia a volte non corretta, l’approssimazione con la quale vengono descritte alcune situazioni e, purtroppo, persino alcune osservazioni, derivino da una competenza squisitamente giuridica, ma molto limitata dal punto di vista applicativo nel mondo reale.

Tra i vari pareri espressi dalle Commissioni, ce n’è uno in particolare che, se dovesse essere accolto dal Consiglio dei Ministri, ridurrebbe in modo sostanziale l’efficacia dell’intero impianto del D.Lgs. 81/2008 e che lascia perplessi perché fa intravedere ancora una volta la distanza che separa frequentemente chi legifera da chi quotidianamente e praticamente opera per la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori.

Mi riferisco alla proposta rivolta al Governo di valutare l’ipotesi di lasciare invariata l’attuale formulazione dei casi in cui sarà prevista la sospensione dell’attività imprenditoriale, ovvero, al momento, in caso di “gravi e reiterate violazioni”.

Farò un breve riassunto delle precedenti puntate…

Secondo l’attuale formulazione dell’articolo 14 del D.Lgs. 81/2008, gli organi di vigilanza possono (ovvero hanno facoltà e discrezionalità) procedere alla sospensione dell’attività imprenditoriale qualora riscontrino gravi e reiterate violazioni in materia di tutela  della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Per “grave” si intende una delle violazioni elencate nell’Allegato I al D.Lgs. n. 81/2008, mentre il concetto di “reiterato” non è definito. Allo stato attuale questa norma non viene applicata a causa delle numerose incertezze applicative che vi sono contenute.

Nello schema di decreto correttivo si mette mano a tale articolo riformulando alcuni aspetti. Innanzitutto non viene più lasciata discrezionalità agli organi di vigilanza in merito all’adozione o meno del provvedimento ed, inoltre, la sospensione dell’attività imprenditoriale dovrà essere adottata in caso di gravi e plurime violazioni, dove per “plurima” si intende la contestazione di tre gravi violazioni durante la medesima ispezione o la ripetizione nell’arco del biennio della medesima grave violazione.

Le novità sono inoltre costituite dall’ampliamento dei casi elencati nell’Allegato I che costituiscono “grave” violazione, con nuove fattispecie di reati costituite da prescrizioni “tecniche”, non documentali o formali.

Perché ritengo che la modifica che si vuole introdurre sia così importante e che pertanto non debba essere toccata? Perché nella mia vita professionale ne ho viste tante, troppe, per non sapere che se in un’azienda viene commessa una tra quelle che la norma definisce gravi violazioni (ed effettivamente sono gravi, in particolare le nuove che saranno inserite in elenco), sicuramente non si può parlare di un caso, ma forse la sospensione dell’attività imprenditoriale potrebbe essere un provvedimento eccessivo, con due gravi violazioni contestuali mi sorge un dubbio legittimo, ma con tre ci troviamo di fronte ad un’azienda che si assume palesemente la responsabilità di un infortunio di elevata entità e che deve essere temporaneamente fermata.

Con questa previsione, inoltre, un’azienda può essere sanzionata e sospesa sin dal primo accesso ispettivo, mentre nel caso in cui rimanesse il concetto di “reiterata” violazione dovremmo aspettare almeno una seconda ispezione.

Infine è anche un problema di strategia nella lotta agli infortuni. Le sanzioni hanno lo scopo di fungere da deterrente, ma sono 60 anni che assistiamo alla violazione di norme, anche basilari, perché frequentemente la “multa” (come viene intesa frequentemente) viene vista dalle imprese come un’eventualità da tenere in conto, se non addirittura un’evenienza remota in virtù della scarsità di controlli.

Rendere effettivamente applicabile (cosa che attualmente non è) la sospensione dell’attività imprenditoriale, introdurrebbe un elemento di novità sostanziale nella strategia della lotta agli infortuni che potrebbe cambiare anche l’approccio psicologico che le aziende hanno nei confronti di determinati adempimenti, un po’ come è avvenuto con l’introduzione della patente a punti nel codice della strada.

Sono abbastanza convinto che se, in virtù di questo impatto, nelle aziende italiane fossero rispettate almenoquelle che, secondo la norma, sono gravi violazioni, il fenomeno infortunistico si ridurrebbe drasticamente, poiché il loro rispetto costituisce la base imprescindibile di un sistema di sicurezza.

Sono un ottimista, voglio credere che questa volta tutto finirà bene e che per una volta prevarrà il coraggio, il buon senso e la volontà di cambiare le cose.

Purtroppo sono anche poco realista, tutte le volte che rivedo la “Vita è bella”, spero sempre che alla fine Benigni esca vivo dal campo di concentramento. Eppure so già come va a finire…

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Gli amici della sicurezza

Alzi la mano chi non ha un amico sfigato a cui non si può fare a meno di volere bene. Ma sì, mi riferisco a quegli amici che non azzeccano mai l’espressione giusta con le ragazze e magari non sono nemmeno necessariamente bruttini… Insomma quelli che vengono genericamente definiti “dei tipi”.

Ecco, professionalmente parlando, io ho questo stesso rapporto con il D.Lgs. n. 81/2008. Non è che sia un brutto decreto, è “un tipo” di decreto. Poveraccio è nato sfigatello, in tutta fretta, pieno di buone intenzioni, ma spesso incapace di azzeccare la modalità giusta per risolvere i problemi della sicurezza sul lavoro.

Non riesco a vederlo brutto, anzi, contrariamente a quello che molti pensano di lui, penso che abbia rappresentato un notevole passo avanti nel modo di gestire la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma non si può negare quanto sia imbranato.

Non che la compagnia di cui si circonda gli dia un gran mano, eh! Prendi per esempio la comunicazione del nominativo del RLS all’INAIL. Lui ce l’aveva messa tutta nel dire quello che bisognava fare, poi tra proroghe, rinvii, note circolari e comunicazioni dell’ultimo momento dell’INAIL e del Ministero del lavoro, alla fine si è scatenato il panico generale. E chi ne ha pagato le conseguenze? Lui, tutti a prendersela con lui. È proprio sfigato…

Adesso pare che un po’ di persone abbiano preso a cuore il suo caso e vogliano dargli una mano, non limitandosi a correggere la cronica incertezza di cui è affetto, ma addirittura cercando di dargli un aspetto che lo faccia apparire meno sfigato.

In effetti questo lavoro di restyle è iniziato quasi un anno fa (ma trattandosi di un caso disperato ci vuole il suo tempo), ma pare che comunque entro il 16 agosto di quest’anno, l’opera sarà compiuta ed avremo l’atteso decreto correttivo.

Chi segue affascinato le vicende del decreto non avrà potuto fare a meno di notare le varie evoluzioni che il correttivo ha subito, partendo dagli emendamenti proposti dai tavoli tecnici fino ad arrivare al consueto rush finale dell’iter parlamentare. Non vedo l’ora di vederlo col suo nuovo look…

Negli ultimi mesi, come spesso succede con le norme in Italia, pare che tutti si stiano interessando al suo caso, tutti vogliono aggiungere pezzi, togliere difetti, limare qui e là e tutti col preciso intento dichiarato di volerlo aiutare a raggiungere l’obiettivo prefissato di migliorare le condizioni di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Il problema è che, come avviene anche nel mondo del calcio, ognuno ha una propria idea ed una propria strategia del modo con cui raggiungere questo obiettivo: sindacati, associazioni, aziende, organi di vigilanza, professionisti del settore… E, com’è tristemente noto, troppi cuochi rovinano la minestra, per cui, nel tentativo di portare a tavola qualcosa, si  perde di vista lo scopo iniziale per conseguire un altro obiettivo: accontentare tutti.

Ecco come si diventa sfigati…