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La sicurezza fatta con le M&M’s

Immaginiamo che abbiate intenzione di assistere alla prima teatrale dell’Aida di Verdi, integralmente trasposta in dialetto catanzarese e arrangiata con gli strumenti musicali tipici della tarantella calabrese.
Suona la celebre Fisarmonic Orchestra e dirige il maestro Cicciuzzu Pizzitano detto ‘u catarrusu per la sua abitudine di espettorare, scaramanticamente. all’inizio di ogni atto.

L’evento è attesissimo.

I biglietti del teatro Politeama sono tutti venduti da mesi.
Coloro i quali sono riusciti a comprarne uno, adesso vivono sotto scorta.
La ‘Ndrangheta ha sporto denuncia perché i bagarini vendono i biglietti a prezzi da estorsione.

Voi vi presentate all’ingresso con la fotocopia di un biglietto omaggio ed una fotografia che vi vede ritratti in compagnia del sindaco di Petilia Policastro, affermando di esserne il cugino e chiedendo, pertanto, di essere ammessi al palco delle autorità.

Il bigliettaio spiega che no, non la dovete prendere sul personale… Lui vi crede, eh… È  solo che gli sembra strano che il cane vi abbia mangiato il biglietto originale come gli avete raccontato. Meno male che avevate fatto la fotocopia…
Magari, dice, se ci fosse lì vostro cugino, il sindaco, potrebbe lui confermare la storia… Però sì… capisce che non possa esserci ed è dispiaciuto che proprio stasera si svolga il funerale di sua madre, vostra zia, per quanto riconosca sia stata un’ottima idea organizzare il corteo funebre alle 21:30 per evitare il traffico verso il cimitero di Petilia.

Insomma, il bigliettaio è costernato ma insiste che no, senza biglietto proprio non potete entrare. Sì, avete ragione, è solo un pezzo di carta, ma secondo lui potreste esservi inventato tutto.

La valutazione dell’idoneità tecnico-professionale di un fornitore che verrà da voi per svolgere un lavoro, non è una questione formale, per quanto la norma ce l’abbia messa tutta per farla apparire come tale.

Prima che affidiate il lavoro, quelle carte sono l’unico modo che avete per capire meglio chi vi metterete in casa e, chiunque abbia sufficiente esperienza, sa come sia possibile guardare oltre la forma dei documenti e farsi un’idea se dietro le carte vi sia anche un po’ di sostanza.

Certo, non puoi limitarti a chiedere il certificato di iscrizione CCIAA e l’autocertificazione, ma devi andare oltre, calibrando le richieste in modo opportuno, in ragione della rischiosità delle attività che il fornitore dovrà svolgere.
E, soprattutto, le carte che ricevi te le devi poi leggere e, se riscontri aspetti che reputi potenziali segnali deboli di qualche problema, devi approfondire.

Lo scopo ultimo di queste verifiche è quello di mettere il committente nelle condizioni di decidere se sia opportuno affidare i lavori ad un soggetto, ricordando che, in caso di infortunio o incidente, a prescindere che le responsabilità siano riconducibili o meno al solo fornitore, il committente come minimo subirà conseguenze in termini di ritardi, sequestri, danni a macchine o strutture, procedimenti giudiziari, ecc.

Questa filosofia l’aveva capita bene la band dei Van Halen (sì, quelli di JUMP) che furono i primi ad esternalizzare integralmente la produzione dei loro concerti che, nel frattempo, erano diventati veri e propri circhi itineranti di elevata complessità gestionale.
Nel mio ultimo libro «Safety Risk Management» racconto la storia della clausola 126 che i Van Halen avevano inserito nel testo di contratto di 53 pagine – molto dettagliato – che facevano firmare agli organizzatori di turno.

Eccola:

Van.Halen_.Smart_.Contract

In pratica, dice che l’organizzatore doveva far trovare nel backstage, tra le altre cose, una ciotola piena di M&M’s senza confetti marroni.

Non si trattava del solito capriccio delle rockstar… L’inadempienza alla regola veniva considerata dai Van Halen come il segnale debole di una possibile carenza gestionale.
Una sola M&M’s marrone nella ciotola avrebbe comportato un supplemento di controllo su tutta la produzione per essere sicuri che non fossero sfuggiti aspetti ben più salienti che avrebbero potuto determinare il fallimento dello spettacolo.

E sì, una volta l’hanno fatto davvero: in Colorado, partendo dalle M&M’s, annullarono la data di un concerto perché si accorsero che gli organizzatori non solo non avevano letto la clausola 126, ma anche quella che riportava le specifiche col peso delle attrezzature, col risultato che la struttura del palco era stata sottodimensionata.

P.S.
Il libro che ho scritto insieme alla collega E. Blasizza non parla solo dei Van Halen. Dice cose. Alcune interessanti, altre molto interessanti.

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
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Art. 26, D.Lgs. 81/2008: indicazioni pratiche per eseguire la verifica dell’idoneità tecnico-professionale

Di tutti i conigli normativi che il nostro legiprestigiatore ha estratto dal cilindro del D.Lgs. n. 106/2009, uno dei più batuffolosi ed interessanti è sicuramente quello dell’articolo 27, relativo alla qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, in cui si parla anche della cosiddetta “patente a punti” per le imprese.

L’idea di assegnare alle imprese un carnet di punti da detrarre in caso di violazioni della normativa infortunistica non è malaccio, tutt’altro, e se ha funzionato per l’indisciplinato automobilista, perché non dovrebbe funzionare anche per le imprese?

In verità, l’idea è, per l’appunto, solo un’idea… Infatti, perché essa possa trasformarsi in tangibile realtà, è necessario che la Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6 del Testo unico, definisca i criteri di qualificazione, cosa che, per la verità doveva già essere fatta entro il 16 maggio 2009.

Ad ogni modo, le modalità che saranno indicate nel futuro decreto che disciplinerà questi sistemi di qualificazione sono le stesse che, in caso di lavori in appalto, il datore di lavoro deve impiegare per verificare l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi, ai sensi dell’articolo 26 del D.Lgs. n. 81/2008.

In effetti, avrei dovuto scrivere “dovrebbe” impiegare, dato che il comma 1, lett. a) dell’art. 26 prevede che, in attesa del futuro (prossimo o remoto) decreto, il datore di lavoro committente dovrà limitarsi a richiedere:

–      Certificato di iscrizione alla Camera di commercio

–      Autocertificazione di possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale

La sola ipotesi che, in caso di infortunio, il magistrato possa accontentarsi della richiesta di questi due documenti per non attribuire un’eventuale culpa in eligendo al committente è semplicemente risibile: già in passato la giurisprudenza ha avuto modo di affermare come questa verifica debba essere sostanziale, non meramente formale.

E qui di sostanziale c’è solo la carta su cui essi vengono stampati, dato che nessuno dei due documenti richiesti è in grado di dare altra informazione che vada oltre la semplice constatazione che l’impresa è abilitata ad “operare” (teniamo anche presente che l’iscrizione alla CCIAA, fatta eccezione per autoriparatori, impiantisti, imprese di disinfestazione e facchinaggio, è ottenibile sostanzialmente con un’autocertificazione), ma nulla sappiamo sulla sua capacità di “saper operare” e, soprattutto, di “saper operare in sicurezza“, fine ultimo della verifica  dell’idoneità tecnico-professionale. Per questo bisogna fidarsi della sua autocertificazione

Vediamo allora come integrare questi documenti con ulteriori richieste che possano essere utili al datore di lavoro committente per fare una buona verifica dell’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici:

–      Documento unico di regolarità contributiva: questo documento garantisce che l’impresa abbia pagato i contributi, sollevando così il committente dalla responsabilità solidale, vigente anch’essa, riguardo al mancato pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali ed assicurativi. Avendo il DURC una durata di tre mesi, alla sua scadenza, esso dovrà essere nuovamente richiesto all’impresa;

–      Dichiarazione dell’organico medio-annuo ed organigramma dell’impresa: questo documento ha la finalità di verificare l’effettiva forza lavoro dell’impresa appaltatrice e le sue capacità organizzative, comprendenti per esempio, la presenza di preposti e/o dirigenti in grado di vigilare sulla sicurezza dei lavori affidati all’impresa, aspetto che benché non espressamente richiesto dall’articolo 26, è senz’altro un punto di qualificazione importante;

–      Nominativi delle figure della sicurezza e copie degli attestati di avvenuta formazione: la richiesta ha lo scopo di verificare se l’azienda ha effettivamente adempiuto ai requisiti di base della normativa in materia di sicurezza. I soggetti di cui sopra saranno, perlomeno: responsabile del servizio di prevenzione e protezione (in tutti i casi), medico competente (ove previsto), rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (qualora eletto o designato dai lavoratori), addetti alla gestione delle emergenze destinati allo specifico appalto (i quali dovranno essere in numero sufficiente), dirigenti e preposti (in funzione dell’effettiva dimensione dell’impresa). La conoscenza di tali nominativi sarà in ogni caso utile nella successiva fase di redazione del DUVRI;

–      Curriculum dell’impresa che riporti in evidenza lavori della stessa specie di quelli richiesti nell’appalto specifico, eseguiti negli ultimi tre anni: la richiesta ha lo scopo di evidenziare l’esperienza dell’impresa. Nel documento dovranno essere contenuti, oltre alla descrizione del lavoro effettivamente svolto, anche i nominativi dei committenti per i quali l’impresa ha operato o opera;

–      Relazione degli infortuni e delle malattie professionali dichiarate negli ultimi tre anni: è questo un dato molto rilevante poiché caratterizza fortemente la tendenza infortunistica dell’impresa;

–      Possesso di una certificazione OHSAS 18001: in verità sono molto poche le imprese a possedere una certificazione simile, peraltro facoltativa, ma può essere richiesto in alternativa la dichiarazione del possesso di un modello di organizzazione e di gestione di cui all’articolo 30 del D.Lgs. n. 81/2008, esimente dalla responsabilità amministrativa delle imprese;

–      Copia degli attestati di formazione dei lavoratori ed elenco dei dispositivi di protezione individualiad essi consegnati: anche in questo caso si tratta di verificare il rispetto degli adempimenti di base previsti dalla norma. La data dell’ultima formazione che i lavoratori hanno ricevuta è fortemente indicativa dell’attenzione che l’impresa ha nei confronti degli aspetti culturali della sicurezza.

–      Elenco delle macchine ed attrezzature che l’impresa intende impiegare per lo svolgimento del lavoro, dichiarazione se esse sono di proprietà o meno dell’impresa e presenza o meno del marchio CE: simile elenco è anch’esso indice della professionalità dell’impresa e della sua capacità di saper prevedere con quali modalità svolgere il lavoro che le sarà assegnato. Inoltre, in alcuni casi, il possesso di alcune macchine o attrezzature, che sono state in passato oggetto di importanti investimenti per l’impresa, potrebbe servire a giustificare il costo più o meno basso dell’offerta economica presentata, dato che se esso è già stato ammortizzato, l’impresa sarà in grado di fare offerte più basse rispetto alla concorrente che dovrà provvedere al suo noleggio.

–      l’aver ottenuto la riduzione del premio infortunistico INAIL nel primo biennio di attività o, in alternativa, dopo il primo biennio ai sensi degli artt. 20 e 24 – Modalità di Applicazione della Tariffa dei premi INAIL – approvata con D.M. 12 dicembre 2000 (per le aziende soggette al DPR 602/1970, tale riduzione può essere applicata solo per i dipendenti)

–      non aver subito provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale previsti dall’art. 14 del D.lgs.81/2008 (per utilizzo di manodopera non regolare o per gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro)

Inserisco anche un modello per la richiesta di questi documenti: Modello di verifica dell’idoneità tecnico professionale.pdf

Se qualcuno vuole aggiungere altre idee, la cosa sarebbe senz’altro gradita e questo post potrebbe diventare un utile work in progress sull’argomento, in attesa che le istituzioni facciano il loro dovere.

Pubblicato in: appalti, valutazione dei rischi

DUVRI e dintorni

Vorrei continuare la mia chiacchierata sulle questioni inerenti la sicurezza nei lavori in appalto, già iniziata col mio precedente post.

L’intenzione è quella di concentrarmi su un unico comma dell’art.26 del D.Lgs. n. 81/2008, precisamente il comma 3-bis, il quale recita semplicemente (nel senso che la fa facile, lui…):

“Ferme restando le disposizioni di cui ai commi 1 e 2, l’obbligo di cui al coma 3 non si applica ai servizi di natura intellettuale, alle mere forniture di materiali e attrezzature nonché ai lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai due giorni, sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all’allegato XI”

L’introduzione di questo comma è stata presentata dal Ministero del lavoro come una grande innovazione, come si comprende dalla lettura del comunicato stampa del 31 luglio 2009, immediatamente successivo all’approvazione del testo del D.Lgs. n. 106/2009, da parte del Consiglio dei ministri, nel quale si afferma:

“Ancora a titolo di esempio si consideri l’individuazione – espressamente richiesta dalle parti sociali – dei casi in cui è necessario, nei lavori in appalto, che il committente predisponga l’importante “documento di valutazione dei rischi da interferenza delle lavorazioni”, tra i quali non vengono inclusi i lavori intellettuali, le mere forniture di merci e i lavori di breve durata. In pratica, tale documento – il quale, va ricordato, si aggiunge (e non si sostituisce) agli obblighi già imposti a committente ed appaltatore di coordinarsi tra loro e cooperare per ridurre i rischi del personale dell’appalto – viene richiesto ove il rischio delle lavorazioni che interferiscono tra loro lo richieda come misura di tutela e non, invece, nelle ipotesi (si pensi alla prestazione di natura intellettuale o alla semplice fornitura di carta o di caffè ad un ufficio) di assenza di rischio da interferenza in cui esso diverrebbe un inutile fardello formale”.

E come dargli torto? E’ dai tempi in cui è stato introdotto l’obbligo di redigere il DUVRI (ancora si parlava dell’art. 7 del D.Lgs. n. 626/1994) che ci si interroga se fosse necessario redigerlo in ogni caso, anche in assenza di interferenze tra le lavorazioni. E non vi è altresì dubbio che fosse necessario definire dei casi concreti e chiari in cui la sua redazione potesse essere esclusa di default, in quanto “inutile fardello formale”e non semplice deroga all’obbligo generale per semplificarsi la vita.

Ma siamo sicuri che sia stato raggiunto l’obiettivo che ci si era prefissati?

Nel considerare, per esempio, che alcune delle attività il cui svolgimento espressamente esclude l’onere per il datore di lavoro committente di redigere il DUVRI erano già state individuate dalla Determinazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, come per esempio la «mera fornitura di materiali e attrezzature», tuttavia occorre ricordare che la citata Autorità ne specificava comunque l’obbligo qualora fossero necessarie attività o procedure suscettibili di generare interferenza con la fornitura stessa.

L’attuale formulazione del comma 3-bis, invece, si pone come un condono tombale grazie al quale si escludono semplicemente tutte le mere forniture, indipendentemente dalla realtà applicativa con cui esse saranno effettuate o gestite, per cui se per la fornitura dei miei materiali impiego gru o carrelli elevatori in azienda, piuttosto che la consegna di kryptonite, non si rende comunque necessaria, dalla lettura letterale del testo legislativo, la redazione di alcun documento.

Ma forse ancora più emblematica è l’ultima tra le circostanze citate quali condizioni escludenti dall’obbligo di redazione del DUVRI, precisamente, il soddisfacimento della seguente relazione:

(Durata del lavoro < due giorni) AND (assenza dei seguenti rischi: agenti cancerogeni OR agenti biologici OR atmosfere esplosive OR rischi particolari di cui all’allegato XI).

Il rilievo più importante che si può sollevare nei riguardi di questa formulazione è certamente relativo all’aver voluto ancorare l’obbligo di redazione o meno del DUVRI ad un riferimento temporale (2 giorni).  Ciò che evidentemente il nostro legislatore non ha chiaro è che, criteri come la durata, piuttosto che l’entità definita in uomini-giorno o, peggio ancora, la richiesta o meno di strumenti urbanistici come il permesso di costruire e l’ammontare dei lavori (mi riferisco, evidentemente all’art. 90, comma 11) non hanno nulla a che vedere con l’eventuale presenza o meno di rischi nei luoghi di lavoro.

La realtà, indefettibile, è una e una sola: il rischio c’è o non c’è. Qualora non ci fosse alcun rischio da interferenze, anche in presenza di lavori che si prolungano per anni, la redazione di un DUVRI sarà e continuerà ad essere un “inutile fardello formale”.

Per di più aver imposto un criterio come quello dei due giorni, senza specificare se debbano essere consecutivi o meno, composti da 24 h o da 8 h lavorative, non fa altro che alimentare i dubbi di chi vorrebbe legittimamente ricorrere a questa semplificazione in attività realmente prive di rischi, alla faccia della riduzione degli oneri formali.

E purtroppo non riesco nemmeno ad essere tenero riguardo alla scelta dei rischi in assenza dei quali, in caso di lavoro di durata inferiore 2 giorni, si potrebbe derogare  dalla redazione del DUVRI. In particolare mi sorprende l’aver voluto ancorarsi all’elenco di cui all’allegato XI, pensato e rivolto specificatamente per i lavori in cantieri temporanei e mobili, senza verificare la sua adeguatezza o meno agli altri ambienti di lavoro e senza curarsi di verificare se con esso fossero comunque raggiunte le finalità della nuova norma.

Basti pensare al fatto che da questo elenco sono esclusi i lavori in cisterne e ambienti confinati in genere o relativi ad impianti o linee sotto tensione (non aeree), per rendersi conto delle carenze contenute nell’articolo 3-bis.

Se avete perso ogni speranza, siete pessimisti… Vi ricordo che tra i compiti della Commissione consultiva permanente di cui all’art. 6 c’è anche quello di definire le attività per le quale non operi l’obbligo di redazione del DUVRI, “in quanto l’interferenza delle lavorazioni in tali ambiti risulti irrilevante”.

In effetti, forse non avete tutti i torti ad essere pessimisti.

Pubblicato in: appalti

Verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese e dei propri amici

Garantire la sicurezza dei lavori in appalto è uno dei problemi principali che affliggono un mercato del lavoro che da un lato spinge sempre più verso la terziarizzazione della manodopera (con tutti rischi che comporta lavorare in ambienti che non si conoscono, contemporaneamente a lavoratori di altre ditte che non si conoscono) e dall’altro pretende che il lavoro venga svolto sempre più velocemente, con costi inferiori e, ovviamente, con la massima qualità.

Era dai tempi in cui pagavo il mio compagno di banco per fare i compiti al posto mio (beh, che c’è di strano? L’hanno fatto tutti, ora non mettetevi a fare i moralisti…) che ho capito che tutto ha un prezzo, una modalità corretta di esecuzione ed un risultato e che quest’ultimo è funzione dei primi due fattori, ma non solo…

Per esempio è importante verificare l’idoneità tecnico-professionale del proprio compagno di banco, prima di chiedergli di fare i compiti al posto vostro.

Ovviamente io feci questa verifica, non penserete mica che sia uno sprovveduto, ma probabilmente fui superficiale e mi fidai troppo del fatto che prendeva voti decenti al liceo e che eravamo amici. Potete immaginare perciò la mia sorpresa quando uscì con la ragazza che frequentavo all’epoca… Qui non era in gioco solo l’onore, ma persino il mio andamento scolastico, in quanto come avrei più potuto fidarmi di un amico che ti frega la ragazza?

Ma gli affari sono affari, anzi, in un’ottica di libero mercato, pretesi uno sconto in virtù del torto subito. L’accaduto non mise a repentaglio il nostro accordo in quanto restava il fatto che in fondo era un bravo studente e, pertanto, avrei potuto continuare a rivolgermi a lui per supplire alle mie carenze in latino. L’unica accortezza doveva essere quella di non presentargli più le mie ragazze, uno scotto accettabile considerando che, grazie alla mia ex ragazza, il costo della versione settimanale di latino da presentare ogni lunedì si era abbassato a 3000 lire contro le 5000 lire iniziali.

Tuttavia le versioni cominciarono ad essere meno precise, gli errori aumentarono esponenzialmente, finché un martedì la professoressa non mi restituì la versione con il voto di 4–. Non avevamo sfondato la soglia psicologica del 3, ma la differenza tra un 4– ed un 3 ½ è solo nel sospiro di sollievo, un po’ come cadere dalle scale e ringraziare che per terra non è sporco.

Potete perciò immaginare la mia rinnovata sorpresa quando mi confessò che le versioni gliele faceva la sorella più grande in subappalto e che da quando gli avevo, a suo dire, «ingiustamente» abbassato gli importi, lui non ce la faceva più a pagare anche lei e pertanto doveva arrangiarsi e farle qualche domanda solo in quei casi in cui non era sicuro. Diciamo che avrebbe dovuto sentirsi un po’ meno sicuro, visti i risultati, ma tant’è… avevo inconsciamente ribassato i costi della sicurezza, la sicurezza di sfangarla.

Il nostro legislatore, evidentemente, andava bene in latino e il compagno di banco non deve mai avergli fregato la ragazza. Sotto lo strato di invidia che mi rode non posso fare a meno di constatare come un’adolescenza serena ed un eccesso di fiducia nel giudicare il prossimo si tramutino da grandi nell’incapacità di formulare leggi contenenti un serio criterio per verificare l’idoneità tecnico-professionale delle ditte appaltatrici a discapito della sicurezza dei lavori affidati in appalto.

Basta guardare l’articolo 26 del D.Lgs. n. 81/2008 per rendersi conto di quanto dico. Secondo il legislatore, infatti, per controllare che l’appaltatore abbia i requisiti necessari è sufficiente richiedere:

–      l’iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato;

–      un’autocertificazione del possesso dei requisiti di idoneità tecnico-professionale.

Praticamente è come se, acquistando una casa, mi limitassi a pretendere dal venditore un giuramento verbale che su di essa non gravino ipoteche, stando attento che mentre lo fa non incroci le dita.

Inoltre lo scopo della verifica dell’idoneità tecnico-professionale non è solo quello di accertarsi che la ditta sia in grado di svolgere i lavori affidati, ma che possa farlo in sicurezza, tutelando i propri lavoratori e quelli delle altre imprese presenti.

Mi chiedo quale magistrato si limiterebbe ad accettare, quale prova del comportamento diligente da parte del datore di lavoro committente nell’affidamento dei lavori, una semplice iscrizione alla CCIAA e un’autocertificazione, quando lo stesso art. 89, comma 1, lett. l), nel caso dei cantieri, la definisce come “possesso di capacità organizzative, nonché disponibilità di forza lavoro, di macchine e di attrezzature, in riferimento ai lavori da realizzare”.

Pertanto non è sufficiente verificare solo che l’impresa sia in regola con i contributi o con le norme per la sicurezza (come nel caso dei documenti richiesti nell’allegato XVII per l’esecuzione della verifica di idoneità tecnico-professionale nei cantieri temporanei e mobili), quanto piuttosto che essa possegga idonee capacità tecnico organizzative di esecuzione dei lavori in sicurezza.

L’ultima speranza è affidata alla Commissione consultiva permanente di cui all’art. 6, la quale tra i suoi numerosi compiti ha quello di specificare i criteri finalizzati alla definizione del sistema di qualificazione delle imprese. Considerando che il decreto che avrebbe dovuto disciplinare tali criteri doveva uscire entro maggio di quest’anno, questo è un altro duro colpo al mio ottimismo e il nostro Presidente del consiglio darà tutta la colpa a me se non usciremo dalla crisi.