Pubblicato in: cultura della sicurezza

Un metodo per riutilizzare i facciali filtranti che funziona. Forse stavolta davvero…

1208482560.jpg.0.jpgMentre in Italia prosegue la ricerca per trovare un metodo che consenta di disinfettare i facciali FFP2 e FFP3, per fronteggiare la scarsità di questi dispositivi indispensabili per la protezione degli operatori sanitari che operano a contatto con malati di COVID-19, il 29 marzo scorso la FDA (Food and Drug Administration) negli USA ha approvato e autorizzato l’impiego di un procedimento per la decontaminazione dei facciali filtranti N95 (equivalenti alle nostre FFP2).

La cosa incredibile è come questa notizia sia potuta passare inosservata in qualunque quotidiano, televisione, agenzia… Nemmeno Barbara D’Urso se n’è accorta…

Qui la lettera di autorizzazione, dal sito della FDA (così siete sicuri che non è una bufala).

Il metodo è stato sviluppato dall’azienda Battelle la quale afferma che ogni unità del suo CCDS Critical Care Decontamination System™ può decontaminare 80.000 facciali, attraverso l’uso di elevate concentrazioni di vapori di perossido di idrogeno per 2,5 ore.

Il metodo è incompatibile con facciali filtranti contenenti materiali a base di cellulosa e non potrà essere usato su DPI visibilmente sporchi.
Tuttavia, i facciali decontaminati potranno essere nuovamente sottoposti a trattamento per un totale di 20 volte ciascuno.

Credo si tratti di una notizia importantissima, considerato che la Battelle ha già iniziato la produzione su larga scala di questi sistemi e sono già stati consegnati i primi nell’area di New York.
Spero che qualcuna tra le Autorità Italiane preposte alla gestione dell’emergenza verifichi immediatamente la possibilità di accedere all’acquisto di questi dispositivi.

Ovviamente non è un metodo che chiunque può farsi in casa, ma nell’attesa che anche da noi si arrivi ad una soluzione per fronteggiare la scarsità di dispositivi, evitiamo di usare metodi di comprovata inefficacia e dannosi, tipo disinfettarli con alcol etilico.
Vedi anche qua:


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4 pensieri riguardo “Un metodo per riutilizzare i facciali filtranti che funziona. Forse stavolta davvero…

  1. ciao Andrea, ti faccio i complimenti e una (per ora) domanda.
    Complimenti: scrivere di sicurezza dicendo cose serie e concrete in modo così divertente è molto raro e ancora più utile. Noi ing. in particolare, siamo spesso noiosissimi e anneghiamo nella nostra noia le cose importanti che talvolta abbiamo da dire agli altri. Quindi essere divertenti è un valore enorme.
    Domanda: mi sto convincendo (ma senza approfondimenti scientifici) che le mascherine possono essere più fonte di pericolo che di sicurezza. Non solo per la sensazione di iperprotezione, che poi ti fare cazzate, ma anche per il fatto che se uno ti parla addosso e le sue goccioline ti finiscono sulla mascherina, poi ti rimangono lì, a un centimetro da naso e bocca, per ore. E il virus che sta nelle goccioline, prima o poi riesce a raggiungere il tuo naso e la bocca. Stessa cosa se ti tocchi la mascherina con le mani infettate, anche nella parte bassa o esterna, poi il virus “cammina” lungo la mascherina e ti raggiunge le mucose.
    Come dicevo non ho approfondito, ma tu che ne pensi?
    ciao e grazie
    Alberto

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    1. Esistono mascherine chirurgiche di tipo IIR che sono state testate per la protezione dagli schizzi di fluidi.
      Resta il fatto che non nascono come DPI.
      Pur avendoli cercati, non sono a conoscenza di studi che confermino o smentiscano i tuoi dubbi, ovvero che il contaminante possa attraversare il filtrante una volta che il droplet è stato intercettato sulla superficie esterna.
      Io non penso che le mascherine siano “pericolose”. Penso però che debbano essere usate consapevolmente.

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