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Virus e maschere fatte in casa. Ma davvero?

mascheraSì, davvero. Nel senso che già in passato qualcuno si era posto il problema di come affrontare un’eventuale epidemia, nel caso le maschere avessero cominciato a scarseggiare.

Ma questo “qualcuno” non è lumachina69 o chiunque pubblichi video in rete su come costruire mascherine con carta da forno, preservativi usati o impacchi di Simmenthal. Senza nulla togliere all’autorevolezza di polpetta75, quello che fa la differenza è che i dati che riporto sono corroborati dalla ricerca scientifica.

Nella fattispecie, richiamo brevemente gli esiti di una ricerca pubblicata su «Disaster Medicine and Public Health Preparedness», una rivista con un Impact Factor pari a 1,031.

Nello studio è stata testata l’efficienza filtrante di vari materiali a due microorganismi, di cui uno (il batteriofago MS2) ha dimensioni minori del virus dell’influenza (siamo nell’ordine dei nanometri). Come materiale di controllo è stato impiegato il filtro di una maschera chirurgica EN 14863 classe I).

Questi i risultati dell’efficienza filtrante media dei materiali, riportati in ordine decrescente:

  • Maschera chirurgica: 89,52%
  • Sacchetto per aspirapolvere (già…): 85,95%
  • Strofinaccio (eh…): 72,46%
  • Misto cotone: 70,24%
  • Federa antimicrobica: 68,90%
  • Lino: 61,67%
  • Federa: 57,13%
  • Seta (buona anche per ricevimenti, la sera): 54,32%
  • Maglietta 100% cotone: 50,85%
  • Sciarpa: 48,87%

Sembrerebbe che costruendoti una mascherina con un sacchetto per l’aspirapolvere (no, non dovete mettervelo in testa facendo i buchi per gli occhi), si ottengano effetti comparabili alla mascherina chirurgica. Non è così. La caduta di pressione che si genera dalla respirazione rende questo materiale non adatto per la costruzione di maschere e questo riguarda anche lo strofinaccio.

E le cose diventano ancora più precarie quando, anziché testare il materiale con un macchinario, si costruisce artigianalmente la mascherina e si fanno i test di adattamento nel mondo reale. In questo caso i risultati dello studio mostrano, un fattore di protezione mediano per le maschere fatte in casa che è meno della metà di quello delle maschere chirurgiche (nonostante le persone fossero state informate sulla modalità corretta di indossamento).

Buone notizie, invece, per quanto riguarda la capacità delle maschere fatte in casa di arrestare i microorganismi espulsi tossendo.  Il test eseguito mostra risultati apprezzabili. Questo significa che le maschere homemade possono rappresentare una barriera per evitare di contagiare altri, non per proteggere sé stessi.

E adesso che ci siamo tolti il pensiero, diciamo le cose come stanno (ne avevo già parlato qua). Quanto sopra detto riguarda le maschere chirurgiche, ovvero roba che appartiene alla categoria “Dispositivo medico” e che ha la funzione di proteggere non sé stessi, ma gli altri, dal proprio sputazzo.
Altra cosa sono i respiratori, cioè i facciali filtranti FFP2 e FFP3 (roba che appartiene alla categoria DPI) che hanno la funzione di proteggere chi le indossa dagli sputazzi degli altri.

Alcuni punti fermi (FERMI, non pareri, pur autorevoli, di fagottino73):

  1. non ci sono evidenze scientifiche che i respiratori proteggano più della maschera chirurgica da infezioni virali. Gli studi condotti su personale sanitario non hanno mostrato differenze rilevanti tra l’una e l’altra (Fonti: qui e qui);
  2. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute indicano la necessità di utilizzo delle maschere in uno di questi due casi:
    • Sei tu ad avere contratto il virus;
    • Stai prestando cure a un paziente infetto.

Ma allora perché tutti vogliono queste maschere? Essenzialmente perché sono convinti che tanto male non fa e poi perché rappresentano una soluzione semplice. Le cose non stanno proprio così:

  • un uso non corretto di mascherine e respiratori può aumentare, anziché ridurre, il rischio di trasmissione dell’infezione. Per essere utile, e soprattutto per evitare problemi maggiori e falso senso di sicurezza, il loro uso deve essere accompagnato dallo scrupoloso rispetto di appropriate norme igieniche: in assenza di queste il loro uso potrebbe tradursi in un rischio aggiuntivo (per smaltimento non appropriato, per uso improprio di dispositivi che richiedono formazione e fit-test, per ingannevole senso di sicurezza che porta a trascurare altre precauzioni e misure igieniche;
  • Gli incidenti stradali sono il risultato di comportamenti scorretti alla guida, assai più che non della carenza di dispositivi di sicurezza nell’auto. Allo stesso modo, la protezione tecnologica con l’uso di maschere o respiratori è secondaria rispetto alla protezione, per sé e per gli altri, offerta dalle seguenti misure:
    • LAVARSI LE MANI
    • Incrementare la distanza sociale: almeno 1 m (a Catanzaro abbiamo un proverbio: «A ‘nu parmu do’ u culu meu, futta cu voi», che più o meno significa  «A un palmo dal mio ano, sei libero di avere rapporti sessuali con chi ti pare»)
    • Starsene a casa

V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo post forse ti piace costruirti le cose da solo.
Sappi che ho progettato un’unità di terapia intensiva con mattoncini Lego. Ho intenzione di pubblicare le istruzioni in comodi fascicoli su questo blog.
Col primo numero, in regalo il modellino del virus in scala 1:1 (se non lo vedi non prendertela con me).
Se, dunque, fuori ricevere le indicazioni per farti il tuo reparto di terapia intensiva in casa, guarda in alto in questo post.
La foto che vedi sono io. Ero così già da prima della COVID-19.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi inserire la tua mail per essere avvisato quando scriverò nuovi post.

4 pensieri riguardo “Virus e maschere fatte in casa. Ma davvero?

  1. Il mio pensiero è che una mascherina, di qualsiasi natura sia, possa proteggere dai movimenti involontari ripetuti di portarsi le mani al naso o alla bocca con l’effetto di ricordare immediatamente a chi la indossa che, se vuole farlo, deve prima lavarsi accuratamente le mani.

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  2. Grazie Andrea dell’articolo. Sai, pensavo a quando giri per gli scaffali del supermercato, dove magari sta ancora in sospensione un aereosol di saliva del passante di prima. La FFP in effetti arresta le goccioline (non credo il virus), ma gli occhi sono sprotetti per cui….. ho capito.
    Ad un palmo dall’orefizio…..mh……non è suffciente Andrea…ciao 🙂 Renato

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