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Virus e mascherine

Peppazombie

Questo post ha valenza generale pertanto, anziché vincere facile parlando del coronavirus, la star del momento, mi porto avanti, trattando il caso del virus responsabile della diffusione dell’epidemia di zombie che nel prossimo futuro potrebbe cancellare il mondo come noi lo conosciamo (l’immagine di copertina serve a sensibilizzare anche mio figlio di 3 anni all’argomento, grandemente sottovalutato).

Anche se, in effetti, molte sono le similitudini tra i due virus.
Per esempio, tutti sanno che il morso di uno zombie ha una probabilità del 100% di trasmettere il virus. Quello che non tutti sanno è che comunque l’infezione si trasmette tramite i fluidi in genere.
Ora, mentre gli zombie non tendono a stuprare gli umani (quindi non dovete preoccuparvi della trasmissione per via sessuale, a meno che non siate voi a stuprare lo zombie…. c’è a chi piace…), il problema è che il virus può diffondersi con tosse e starnuti.
E gli zombie mi sono cagionevoli di salute e, anche se nei film non lo mostrano mai, starnutiscono e tossiscono, trasmettendo il virus per via aerea in un raggio di due metri.
Esattamente come il coronavirus.

Indossare una maschera di protezione può sembrare una buona idea per difendersi dal virus e, infatti, pare stiano andando a ruba.
Ci sono due tipi di mascherine potenzialmente utili allo scopo: quelle chirurgiche e i facciali filtranti antipolvere.

La mascherina chirurgica ha la funzione principale di proteggere chi ci circonda. Per esempio, evita che un chirurgo – mentre esegue un’operazione a cuore aperto – sputi o starnutisca nel torace del paziente. Ma non tutela efficacemente chi la porta dal rischio di infezioni, anche perché non aderisce perfettamente al viso.

I facciali filtranti antipolvere sono invece pensati per tutelare chi li indossa dal respirare polveri ma vanno bene anche per aerosol, quindi anche lo spray di sputazza che produci quando starnutisci.
Ne esistono di tre classi, in ordine crescente di protezione (rif. UNI EN 149:2009): FFP1, FFP2 e FFP3.
Per dire, la FFP3 è certificata per un’efficienza filtrante del 99%. Sembra tanto (e lo è), ma significa comunque che almeno 1 roba su 100 passa.
Poi ci sono tutte le altre “inefficienze” che si sommano se non la si indossa correttamente.

Considerate che la prova di tenuta, secondo la norma UNI EN 149, prevede che il soggetto non abbia barba e basette, prima di indossare la maschera legga le istruzioni del fabbricante e scelga un facciale della misura corretta. Inoltre un tizio dovrà spiegargli come la si indossa correttamente e verificare successivamente il corretto adattamento al viso del soggetto della maschera indossata.
Diciamo che ci sono buone possibilità che, la persona media, non riesca a farlo e quindi la tenuta reale della maschera sia inferiore.

Inoltre gli studi condotti nel mondo reale non dimostrano che i facciali filtranti antipolvere siano più efficaci a proteggerti rispetto a quelle chirurgiche (Fonti: qui e qui). Lo sono solo in teoria, ma non ci sono prove che lo siano in pratica e, al contrario, si potrebbe ingenerare nella persona che le indossa un senso di falsa protezione che può aumentare il rischio di esposizione.

Ma c’è di più e questo riguarda entrambe le maschere.

  1. Non devi mai togliertele. Mai. Neanche per il tempo necessario per fare una telefonata. O se Charlize Theron (Brad Pitt come alternativa) vuole pomiciare con te. O per scaccolarti. Mai.
  2. Sono sempre da considerarsi monouso, perché non puoi sapere se siano state contaminate. E costicchiano (almeno quelle antipolvere).

E poi, mica ci sono solo naso e bocca… Gli occhi per esempio? Il virus può entrare anche da lì. In parole povere, indossare una mascherina può essere utile per ridurre la probabilità che siate voi ad infettare altre persone, ma non è la cosa principale da fare per proteggersi.

Infatti, al netto della trasmissione per morsicatura nel caso degli zombie e finché non trovano un vaccino, la principale forma di prevenzione contro il contagio da parte del virus (e vale anche per il coronavirus, l’influenza, ecc.) è sempre la stessa:

DOVETE LAVARVI LE MANI.
AVEVO GIÀ SPIEGATO QUI PERCHÉ E COME SI FA.

Un’altra cosa che accomuna il virus responsabile della zombiezzazione e il coronavirus è che, di entrambi non è ancora noto con certezza il tasso netto di riproduzione R0.
Eh?
Si tratta di un indice che ci dice quante persone non infette è potenzialmente in grado di contagiare una persona infetta. Un virus con R0=3, per esempio, significa che una persona infetta può contagiare 3 persone nel suo periodo di infettività. Che a loro volta ne contageranno altre 3 a testa e via dicendo, con una crescita esponenziale.
Per dire, il morbillo ha un R0 compreso tra 12 e 18, l’HIV ha R0=2-5, l’ebola ha R0=1,5-2,5.

Sia del coronavirus che del C@2z0! (la sigla che gli scienziati hanno scelto per identificare il virus degli zombie) invece non si sa bene.
Il coronavirus è dato (attualmente) con un R0=2,2-3,5 (*), mentre il virus degli zombie ha un R0 potenzialmente infinito, dato che allo stato attuale delle conoscenze la persona rimane permanentemente infetta e non muore per effetto del virus, ma rimane zombiezzata.

Ora, soprattutto a quelli che sottovalutano il rischio zombie (ma il discorso vale anche per il coronavirus) voglio dire che il problema è che, per riuscire a stimare decentemente R0, la malattia deve essere sufficientemente diffusa. Ma le misure di contenimento che sono state prese tendono proprio a impedire che ciò accada, inficiando la stima (il governo ci tiene all’oscuro del numero di zombie attualmente rilevati e li ha segregati in una base militare sotterranea di cui nessuno conosce l’ubicazione).

E ragionamenti analoghi si possono fare per il tasso di letalità e il tasso di mortalità facendole potenzialmente diventare delle profezie che si autoannullano: se si parla molto di una malattia, le persone tenderanno, per esempio, ad andare in ospedale ai primi sintomi. In questo modo si riduce la diffusione della malattia facendola sembrare meno “contagiosa” di quanto lo sia intrinsecamente e/o si riduce il tasso di mortalità.
Questo è uno dei motivi per cui molte persone hanno la percezione che le ultime epidemie (SARS, A H1N1) di cui si parlava tanto, siano state sopravvalutate.
Quindi, occhio quando sentite dire che un virus è meno letale dell’influenza, abbassando così la percezione del rischio: se non sono disponibili dati a sufficienza, non è detto che lo sia intrinsecamente, potrebbe esserlo solo nelle condizioni di controllo attuali e al netto di sue future mutazioni. Ma non bisogna nemmeno impanicarsi.

(*) Fonte 1, Fonte 2, Fonte 3


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo post anche tu sei preoccupato dell’approssimarsi dell’epidemia zombie.
Fare scorta di cibo, acqua, armi potrebbe non essere sufficiente. Dobbiamo organizzare i superstiti.
Per far questo guarda in alto. La foto che vedi sono io. Non ho barba e basette per consentire il corretto adattamento delle mascherine. E non sono calvo.
Ad ogni modo, smettila di guardarmi come se fossi il tuo salvatore. Quando gli zombie attaccheranno, ricorda: sei solo.
Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi inserire la tua mail per essere avvisato quando scriverò nuovi post e per tenerci in contatto allo scoppio dell’epidemia.

6 pensieri riguardo “Virus e mascherine

  1. Grande Andrea, sempre interessante la tua lettura. Io sto girando con la ffp2, gli occhiali da piscina ed ho chiuso tutti i miei orefizi con gli inserti auricolari da 50 dbnr. Per ora funziona.

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  2. Sei sempre un f****** genio! Le letture sempre un piacere: scorrevoli ed interessanti.
    Ti meriteresti una posizione apicale alla Umbrella Corporation…
    L’ultimo capoverso dell’articolo, tra le altre cose, mi ha ricordato la Chindinica (la scienza del pericolo): un concetto espresso secondo la cosiddetta Legge dell’Anti-Pericolo ovvero che “la gravità di un pericolo è accresciuta dalla sottostima della sua probabilità” (Rif. UNI 11230:2007). Galletto Amadori (10+), come sempre.

    Piace a 1 persona

  3. Caro Andrea, con questo sciagurato articolo ci hai rovinati tutti: non ti sei attenuto all’ aureo principio della Sicurezza sul Lavoro “tutti lo sanno, ma nessuno deve scriverlo” ! Ovviamente non mi riferisco al coronavirus, che anzi probabilmente in qualche mese potrebbe risolvere la situazione, ma al ben più sottovalutato problema degli zombies.
    Già mi vedo un PM gongolante che, evidenziato al giudice l’ obbligo del DL di valutare TUTTI i rischi in Dvr, parte depositando i DVD di Romero (sono trent’ anni che il rischio è noto), e termina con copia del tuo articolo (recentissima prova documentale che i migliori esperti italiani attestano l’ attualità del rischio). Ovvia conseguenza della mancata valutazione, proseguirà in requisitoria, la mancata informazione e formazione specifica dei pur nominati addetti di squadra gestione emergenze, e non meno grave la riscontrata assenza di attrezzature idonee a disposizione dei lavoratori (machete & katane, armi da fuoco con caricatori ad elevata capacità ecc.). Ti lascio con un paio di quesiti che mi assillano, ma potrebbero essere di interesse per i lettori: posto che queste ultime attrezzature sono evidentemente DPI salvavita, di III, Verifica annuale documentata ? E posto che per le armi da fuoco la 2006/42 CE le esclude espressamente dalla marcatura, e i katana sono giuridicamente armi bianche, i machete devono essere marcati o no ? E da ultimo, per i reati ambientali: scontato che dovrò prevedere delle vasche nel luogo di deposito temporaneo delle salme una volta decapitate, per evitare la dispersione di fluidi corporei nerastri, ma i CER ? Sanitari pericolosi ? Aiutaci ti prego, ora che hai lanciato il sasso !

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