Pubblicato in: cultura della sicurezza

Rischio e cambiamento climatico

Climate_change_timelineCos’è il rischio? Siamo abituati a considerarlo una combinazione di probabilità e di danno, ma a me piace la definizione che ne dà la norma ISO 31000:

il rischio è l’effetto dell’incertezza sugli obiettivi.

In sostanza, la norma ci dice che il rischio è la distanza (l’«effetto») che si può generare dal raggiungimento dei nostri obiettivi a causa di una condizione di carenza di informazioni («incertezza») su come stiano davvero le cose.

Ciò che apprezzo di questa definizione è la sua neutralità, il fatto che non si concentri in modo esclusivo sul lato negativo del rischio (quello legato al danno), ma suggerisce che, laddove l’effetto fosse positivo, quella stessa incertezza si potrebbe tradurre in un vantaggio (opportunità).

Checché se ne dica, gli effetti del cambiamento climatico sono affetti da incertezza. L’intero ultimo rapporto dell’IPCC è espresso in termini di confidenza e di probabilità per ciascuna conclusione, perché è così che la scienza si esprime.
Ed esiste una graduatoria ben precisa nei termini utilizzati.

Dove si parla di probabilità, la valutazione è quantitativa.
Se scrivessero, ad esempio, che l’effetto virtualmente certo di un aumento di 5°C sarebbe lo scioglimento e successiva evaporazione di tutta la Nutella del pianeta, secondo il linguaggio utilizzato, virtualmente certo significherebbe una probabilità del 99-100%.

Ora, il punto di partenza di ogni altra discussione sul cambiamento climatico è che il riscaldamento globale raggiungerà 1,5°C tra il 2030 e il 2052 se continuerà ad aumentare con l’attuale tasso.
Questa previsione – la madre di tutte le previsioni – è ritenuta probabile nel rapporto IPCC ovvero ha una probabilità di verificarsi compresa tra 66% e 100%.
Perciò, c’è un massimo del 33% di probabilità che il fenomeno non si verifichi, senza fare assolutamente nulla.

C’è, cioè, incertezza sugli obiettivi ovvero carenza di informazioni.
Questa è la conclusione attuale della scienza maggioritaria (figurati quello che dicono gli scettici).

E c’è una bella differenza tra le due ipotesi. Per capirci, per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C occorrerà aumentare gli investimenti medi annuali di 900 miliardi di dollari. E questo per il solo settore energetico.
E non pensate che si possa pagare alla romana… E nemmeno che sia una semplice questione di soldi (ma questo è un argomento molto complesso).

Personalmente il mio ragionamento è di un altro tipo.
Prendiamo una percentuale del 99%. È una bella percentuale. Se associata ad una probabilità, l’uomo comune la considera una certezza, anche se in effetti non è una certezza, perché c’è 1 possibilità su 100 che il fenomeno non si verifichi.
Bene.

Quanti di voi salirebbero su un aereo che ha l’1% di probabilità di avere una bomba a bordo?
Con probabilità enormemente inferiori a questa, gli aerei restano a terra, tutti i voli da e per quell’aeroporto vengono sospesi, i passeggeri vengono sottoposti ad ispezioni anali da nerboruti addetti alla sicurezza con dita grosse come salsicce di cinghiale e sono sospesi i diritti costituzionali come quello di portare a bordo una pompetta per il clistere (giuro, mi è successo. La uso per pulire gli obiettivi della macchina fotografica, ma siete liberi di non credermi e attribuirmi anche altri usi al limite del reato penale).

E a differenza di una telefonata anonima che ci avverte di una bomba a bordo, in questo caso l’allarme proviene da fonti affidabili. Sicure? No, ma affidabili. Almeno tanto quanto quelle che ti dicono che non ci sono prove che vi siano bombe a bordo (l’ho appena detto anch’io). E le probabilità che segnalano non sono dell’1%.

La posizione di quelli che affermano: «non ci sono prove…» è legittima ma poco saggia. Quante volte l’ho scritto in questo blog?

Assenza di prove non è prova dell’assenza.

Ma è qui che il dibattito abbandona e deve abbandonare il piano squisitamente scientifico, raggiungendo il livello politico.
E quelli che dicono che dovrebbero parlare solo gli scienziati, che una ragazza di 16 anni non ha alcun titolo per parlare di cambiamento climatico, dicono una stupidaggine.

Una volta che la scienza ha raggiunto un certo grado di consenso su una conclusione e ha fornito i dati, ciò che conta è l’«effetto dell’incertezza sugli obiettivi» e sul merito la posizione della scienza  ne è un’autorevole componente, ma pur sempre e solo una componente.
Perché il vero tema diventa se fare qualcosa (ad esempio i decisori politici potrebbero appellarsi all’incertezza della scienza per non prendere alcuna decisione), cosa fare e come farlo. Ed è qui che la faccenda si complica orrendamente. Ed è qui che le visioni divergono, ed è qui che perdere di vista la complessità crea danni, ed è qui che evidentemente non è stata bene compresa la difficoltà della soluzione.

Anche solo limitandosi alle scelte individuali, il seguente diagramma riporta il peso delle loro emissioni (fonte):

RisparmioCO2

Si riferisce a paesi ricchi. Se ciascuno di noi ha un budget di 2 tonnellate di CO2 (equivalenti) all’anno, l’ha già consumato semplicemente utilizzando un’auto a benzina, mentre se ha un’auto ibrida si troverebbe proprio al limite, per cui se entrasse in uno stato di morte apparente per il resto dell’anno sarebbe perfetto.

Come vedete, le azioni in verde, quelle ad alto impatto, comportano rinunce notevoli, la prima e la principale delle quali è di natura esistenziale: avere un figlio in meno.
Se per molti di noi l’uso dell’aereo non è una necessità (ma toglietevi dalla testa per le ferie di poter andare e tornare in aereo dall’altra parte del mondo), la rinuncia all’uso dell’auto, l’acquisto di un’auto più efficiente, l’eliminazione completa della carne e dei latticini dalla propria dieta, sono scelte impegnative.
Sostituire le lampadine, lavare i panni con acqua fredda e non usare l’asciugatrice, hanno un impatto notevolmente limitato. E così, anche il riciclaggio c’entra ben poco.

E queste sono le scelte individuali. Pensa quelle collettive, quelle che «come tocchi qualcosa fai danno» perché se mal governate significano maggiore povertà, più fame e miseria, immigrazione…

Ricordiamo tuttavia che la definizione della ISO 31000 ci dice che l’incertezza può anche rappresentare un’opportunità e avere, dunque, un esito positivo e, personalmente, è proprio quello che mi aspetto senza per questo pensare di essere un ingenuo ottimista.

 


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
Se hai letto questo articolo, se sei finito su questo blog non è un caso.
Lo hanno voluto gli Dei antichi e nuovi. Forse uno strappo del tessuto spazio-tempo. Male che va te lo ha suggerito Google. Comunque sei qui.
Non sottovalutare questi segnali. Non ribellarti al Fato.
Che tu visiti siti sporcaccioni o cerchi ricette di cucina moldave, questo blog continuerà a essere ciò che realmente vuoi.
Bramerai i prossimi articoli. Supplicherai che scriva qualcos’altro.
Ti conviene propiziarti gli Dei, iscrivendoti al blog. Come?
Guarda in alto a destra su questa pagina. Quella foto che vedi mostra la mia forma mortale, il guscio muscolare che racchiude la mia essenza.
Non è necessario che elevi inni a mio nome, mi imbarazzi. Piuttosto, guarda sotto, dove dice «Segui ottantunozerotto.it».
È lì che devi inserire la tua mail per essere avvisato quando scriverò nuovi post.

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5 pensieri riguardo “Rischio e cambiamento climatico

  1. Bel punto di vista.
    Un aspetto ulteriore, e credo quello più fumoso per la gente comune della quale faccio parte, è l’incertezza che si aggiunge al successivo passaggio, quello della probabilità condizionata.
    All’incertezza sulla presenza della bomba sull’aereo, si associa un’incertezza pressoché nulla dell’effetto successivo: la dipartita verso un posto che non era quello per il quale si era preso il biglietto.
    All’incertezza sull’entità dei cambiamenti climatici si aggiunge invece una incertezza elevatissima sugli effetti di questi sulla singola persona.

    Se si considera che il singolo che può permettersi il lusso di cambiare stile di vita abita quasi certamente in un luogo che non risente, o risente in minima parte, dei cambiamenti climatici in atto, l’ultima frase è ancor più valida. Percezione del rischio non pervenuta.
    Le scelte del singolo diventano quasi come il seguire un certo stile di vita per andare in paradiso. E tanti saluti alla scienza.
    E poi in fondo “si è sempre fatto così”, “e non capiterà mica a me”, “ma lui fa peggio”.

    Sono pienamente d’accordo che questo si trasformerà in un’opportunità. Mi preoccupa piuttosto quello che potrebbe avvenire prima che ciò accada.
    Tipo riduzione delle zone abitabili, instabilità politiche o, peggio, 8 ore di formazione obbligatoria a tutti i terrestri, dove con “terrestre” si intende una “persona che, indipendentemente dalla carica ricoperta, svolge un’attività respiratoria nell’ambito di una zona del pianeta Terra governata o meno, con o senza retribuzione, anche al solo fine di deambulare, occupare spazio o complicare la vita ai suoi simili”.

    Perché se c’è incertezza che io in quel periodo ci possa essere, c’è ben minore incertezza sul fatto che il mio bimbo si cucchi tutte le magagne.
    Anche se un po’ mi sembra giusto eh… visto che la sua venuta al mondo contribuisce a quelle 60 tonnellate di CO2 😛

    Piace a 2 people

    1. Uhhhhh, che bel commento.
      Ma bello assai (perfino se non avessi inserito la chicca delle “8 ore di formazione a tutti i terrestri” che ti ha reso eroe del blog).
      E tu da dove sei uscito?

      Quoto questa parte perché l’ho trovata talmente bella da dover essere riscritta:
      «Se si considera che il singolo che può permettersi il lusso di cambiare stile di vita abita quasi certamente in un luogo che non risente, o risente in minima parte, dei cambiamenti climatici in atto, l’ultima frase è ancor più valida. Percezione del rischio non pervenuta.
      Le scelte del singolo diventano quasi come il seguire un certo stile di vita per andare in paradiso. E tanti saluti alla scienza.
      E poi in fondo “si è sempre fatto così”, “e non capiterà mica a me”, “ma lui fa peggio”».

      Grazie per tutto il pesce (cit.)

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      1. Io sono Pensiero Profondo e sono il secondo computer più potente dell’universo. (cit. anche questa)
        Grazie per la risposta! Sono contento tu abbia apprezzato il mio commento. Credo che metterò il link a questa pagina nel CV.
        In realtà esco più o meno dal nulla, seguo a distanza i cavalieri della tavola Rotella e ogni tanto qualche cosa buona la combino.

        Piace a 1 persona

  2. Molto interessante e corretto. Una nota: il pensiero di fondo è che questo cambiamento faccia male. E da dove lo desumo? 20 anni fa il mio professore di chimica rifletteva sul fatto che potrebbe aumentare di 1 km il deserto in Arabia, e magari insieme avere 1,5 km abitabili e coltivabili in Ucraina. E, al netto, il mondo sta meglio.
    Io sono favorevole all’effetto serra, sto meglio di 20 anni fa.

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