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Aggiornamento della formazione dei lavoratori: quale sanzione?

Qual è la sanzione per il mancato aggiornamento della formazione in materia di sicurezza dei lavoratori?

La risposta è inequivocabilmente: «Non c’è nessuna sanzione». 

Basta andare a guardare il testo di legge e si vede benissimo. O meglio non vedi niente, perché l’art. 37, comma 6 del D.Lgs. n. 81/2008  che impone l’obbligo di aggiornamento, non è assistito da alcuna sanzione.

Questo è il momento nel quale si scatenano i ninja del diritto de’ noartri (in foto) che invariabilmente ti dicono: «Ah beh… Quindi se non c’è sanzione non c’è obbligo».

Ninja del diritto

Le norme penali sono costituite, in genere, da due parti:
1. il precetto, cioè quello che devi fare o che non puoi fare;
2. la sanzione, cioè quello che ti succede se non rispetti il precetto.

Quando la norma penale è costituita dal solo precetto, si parla di norma imperfetta (è il caso del citato art. 37, comma 6).

Ma l’assenza di sanzione non muta di una virgola l’obbligo di adempiere al precetto.

Il ronin del codice penale, tuttavia, non si perde d’animo e, a questo punto, è solito rispondere: «E vabbeh, sarà come dici tu, ma tanto se mi pigliano non possono farmi niente perché non c’è la sanzione» (normalmente aggiungendo: «specchio riflesso»).
In generale, purtroppo per costoro, se la violazione di un obbligo è considerata in nesso di causalità con un eventuale infortunio, è scientificamente dimostrato come i giudici siano immuni alla temibile formula dello «specchio riflesso» e ti condannano mentre tu eri ancora lì a fare «Gné, gné, gné…».

Ciò detto e precisato, tuttavia, in più di un’occasione mi sono stati riferiti casi di verbali di prescrizione da parte degli Organi di Vigilanza per il mancato aggiornamento.
Ma quale sanzione hanno potuto applicare se l’obbligo di aggiornamento non è sanzionato?

La violazione dell’art. 37, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008, quello che impone l’obbligo di formazione.
Il ragionamento che suppongo abbiano seguito gli UPG per elevare questi verbali è il seguente:

  1. l’articolo 37, comma 2 dice che la formazione dei lavoratori di cui al comma 1 deve essere conforme all’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011;
  2. Il suddetto Accordo, tra le altre cose, dice che la formazione dei lavoratori deve essere aggiornata con frequenza quinquennale per una durata complessiva di 6 ore;
  3. TAAAAC! ecco il collegamento tra l’obbligo di aggiornamento disposto dall’art. 37, comma 6 e la sanzione prevista per la violazione del comma 1.

Le cose non stanno così e temo che l’errore sia generato da pigrizia mentale.

L’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 è stato emanato in forza, come già detto della disposizione dell’art. 37, comma 2 che dice testualmente:

La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione di cui al comma 1 sono definiti mediante Accordo….

Come vedete la norma rimanda l’efficacia dell’Accordo al comma 1 e al solo comma 1 dell’art. 37, con ciò limitando la tassatività delle disposizioni dell’Accordo al solo precetto imposto dal comma 1.

E di che parla l’art. 37, comma 1? Ecco qui:

Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento a:
a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;
b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

Anche solo confrontando questo testo con i contenuti della formazione di cui al punto 4 dell’Accordo, ci si rende conto che il precetto dell’art. 37, comma 1 riguarda solo e solamente la formazione generale e specifica dell’Accordo.

Detto in altre parole, alla Conferenza Stato-Regioni era stato dato un preciso mandato: dacci indicazioni su come fare per benino la formazione vera e propria dei lavoratori, quella richiesta dal comma 1.

Loro sono andati oltre il mandato conferito e hanno disciplinato anche la formazione e l’aggiornamento di dirigenti e preposti (art. 37, comma 7) nonché l’aggiornamento dei lavoratori (art. 37, comma 6).

Per quanto riguarda la formazione e l’aggiornamento dei dirigenti e preposti, è lo stesso Accordo nella premessa ad affermare come le indicazioni in esso contenute siano facoltative (per i ninja e ronin del fantadiritto sono le indicazioni dell’Accordo ad essere facoltative, non gli obblighi di formazione e aggiornamento dei dirigenti e dei preposti.

L’Accordo del 25 luglio 2012 ha ulteriormente chiarito che fare la formazione e l’aggiornamento ai dirigenti e ai preposti come dice l’Accordo 21 dicembre 2011 costituisce presunzione di conformità semplice al dettato normativo.
Si parte, cioè, dal presupposto che se fai come dice l’Accordo fai bene ma, se fai diversamente, non è detto che tu faccia male.

Il motivo della facoltà di seguire o meno le indicazioni dell’Accordo è banale: l’art. 37, comma 7 che impone la formazione dei dirigenti e preposti non è l’art. 37, comma 1 che impone la formazione dei lavoratori e ‘sto comma 1 è l’unico per disciplinare il quale la Conferenza Stato-Regioni ha ricevuto specifico mandato.

Ma se questo è vero per il comma 7, è altrettanto vero per il comma 6 che impone l’aggiornamento della formazione dei lavoratori.

Conseguentemente:

le indicazioni dell’Accordo in materia di aggiornamento dei lavoratori eccedono i limiti conferiti dal mandato alla Conferenza Stato-Regioni e non sono pertanto vincolanti.

In poche parole, se l’aggiornamento dei lavoratori è senza ombra di dubbio obbligatorio, non è obbligatorio che venga eseguito con frequenza quinquennale e/o abbia durata di 6 ore.

E, a maggior ragione:

la violazione delle indicazioni in materia di aggiornamento dei lavoratori previste dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011 non può essere sanzionata con la sanzione prevista per la mancata formazione dei lavoratori.

Se il legislatore avesse voluto che l’Accordo si occupasse anche di aggiornamento dei lavoratori, l’avrebbe scritto chiaramente aggiungendo al comma 2 un riferimento anche al comma 6, oltre che al comma 1.

Così non è.

E l’interpretazione dell’intenzionalità del legislatore non autorizza nessuno, tantomeno un UPG, a ragionare considerando il mancato aggiornamento come fosse mancata formazione per punirne la violazione.

La norma in questo caso non è indeterminata: il comma 1 dice chiaramente qual è il suo scopo, il comma 2 altrettanto e analogamente il comma 6.

Non c’è spazio per alcuna possibile interpretazione differente dall’interpretazione letterale della norma (art. 12, disp. prel. c.c.) e, oltretutto, un ragionamento per analogia vìolerebbe l’art. 14, disp. prel. c.c.:

Le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati.

Qui i casi sono precisamente individuati e così le sanzioni ad essi applicabili e, banalmente, non c’è sanzione applicabile per la violazione dell’obbligo di aggiornamento.


V.I.P.S. (Very Important Post Scriptum)
È la prima volta che leggi questo blog?
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Se invece non era la prima volta che leggevi questo blog, allora lo vedi che c’avevo ragione? Fai come ti dico, senti a me…

14 pensieri riguardo “Aggiornamento della formazione dei lavoratori: quale sanzione?

  1. Carissimo Andrea, mi ci trovo in PIENO! E ti ringrazio, perché hai descritto in modo sintetico ma dettagliato come opporsi in caso di contestazioni, fermo restando l’obbligo imprescindibile dell’aggiornamento, che va fatto.

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  2. Caro Andrea grazie anche per il tuo contributo, premesso che nei miei post sulla discussione su facebook ho nella 90 % soffermato la mia attenzione sulla procedura dell’istituto ora per allora e sul corretto importo della sanzione che l’ASL ha erogata, solo fugacemente e solamente con Giorgio Gallo avevo accennato grosso modo e brevemente al concetto che dirò e cioè ….. io ho sempre pensato e ragionato che l’aggiornamento della formazione, lungi dell’essere esclusa dal primo comma, vi sarebbe anzi ricompresa, perché la formazione deve essere adeguata e sufficiente e, per essere tale, come è stato definito in sede di accordo è di farne anche l’aggiornamento. Non è detto che abbia ragione, ma la poca chiarezza come sempre della norma mette dubbi e provoca incertezze. In merito non mi è ancora capitato neanche di leggere sentenze, quindi siamo ancora sul vago o almeno io.

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    1. Caro Raffaele, si può stirare il ragionamento anche come dici tu e non ti nascondo che prima di scrivere il post abbia riflettuto attentamente su questo aspetto, anche guardando la definizione di “formazione”, intesa come “processo educativo”, ovvero qualcosa di ben più complesso che non un banale corso in aula.
      Ciò detto, la mia conclusione è che sotto il punto di vista giuridico ciò che si va a sanzionare è una formazione difforme al contenuto del comma 1 come declinata nell’Accordo.
      Se anche accettassimo l’ipotesi che sollevi, allora l’aggiornamento dovrebbe comunque rispondere ai requisiti delle lettere a) e b) del comma 1, cosa che invece non è (tanto che lo stesso Accordo dice che non deve essere una riproposizione dei medesimi temi già trattati).
      In verità, io credo che una volta tanto la norma sia chiara ma che, giustamente, faccia strano non poter sanzionare il mancato aggiornamento e si cercano gli escamotage per farsi tornare i conti.
      Prova a pensare: se il comma 6 fosse assistito da sanzione, laddove trovassi un’azienda inadempiente all’aggiornamento, sanzioneresti la violazione del comma 1 o del comma 6?

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  3. Carissimo Andrea,
    solitamente condivido le tue posizioni, ma questa volta dissento: a mio modo di vedere l’art.37 co.6 riguarda la “ripetizione” della formazione, che è cosa diversa dell’aggiornamento, e mi pare che in questo senso si esprima anche il punto 4 dell’accordo.

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    1. Grazie Dino per il tuo parere,
      Ho già avuto modi di discutere con altri sull’argomento. E noto che anche tu come loro, nel fare la stessa obiezione, hai omesso di dire che la l’art. 37, comma 6 parla di «formazione periodicamente ripetuta».
      Non è “ripetizione” e basta, ma “ripetizione periodica” che, se permetti, muta sostanzialmente il senso.
      L’avverbio “periodicamente” introduce un concetto di “frequenza”, anzi se vogliamo, di “frequenza regolare” alla ripetizione.
      Ora, condivido che una ripetizione sia una cosa differente dall’aggiornamento, ma anche tu sarai d’accordo che l’art. 37, comma 6 non può meramente significare quello che anche tu intendi.
      Il punto 4 dell’accordo che tu, giustamente citi, viene contraddetto dal punto 9 del medesimo dove (guarda caso) viene nuovamente omesso l’avverbio “periodicamente”.
      Il punto 4 dice che la formazione specifica è soggetta a ripetizione periodica, cosa che, nel senso dell’accordo, va piuttosto nella direzione di ciò che la stessa Conferenza ritiene essere l’obbligo di aggiornamento.
      Salvo poi smentirsi al punto 9.
      Non proprio un modello di coerenza quell’accordo lì 🙂

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  4. Buon giorno Ingegnere,
    innanzitutto complimenti per i suoi articoli, ben fatti e simpatici (dunque maggiormente efficaci).
    Le chiedo se secondo lei il ragionamento può essere esteso all’art. 73 per quanto riguarda l’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012.

    Grazie

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      1. In poche parole quello che mi chiedo è: in forza a quale articolo viene sanzionato il mancato aggiornamento della formazione sulle attrezzature?
        Forse è un po’ tirato per i capelli, ma il mio ragionamento è il seguente:
        L’art. 71 comma 7 (81/08) prevede la formazione ed è sanzionato (non prevede però l’aggiornamento).
        L’art. 73 non parla dell’aggiornamento, ed il comma 5 dell’art. 73 non sembra dare mandato alla Conferenza Stato Regioni anche per quanto riguarda l’aggiornamento.

        Spero di non avere detto troppo fesserie 🙂

        Grazie

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  5. Nessuna fesseria, è un quesito interessante.
    Sulla questione io ragionerei così: l’art. 73, comma 5 non è sanzionato, ma senza l’aggiornamento, la persona perde i requisiti per utilizzare l’attrezzatura (il caso è differente da quello della formazione ex art. 37, comma 1. Il mandato in questo caso era di definire i requisiti abilitanti e la CSR ha ritenuto che l’aggiornamento quinquennale sia uno di questi).
    In tal senso, è possibile che possa configurarsi il reato per la violazione dell’art. 71, comma 7 laddove un lavoratore privo di abilitazione (in quanto non ha effettuato l’aggiornamento) utilizzi l’attrezzatura che la richiede.

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    1. Quindi la differenza sta tutta nell’abilitazione che decade in caso di mancato aggiornamento.
      Grazie per il chiarimento ed ancora complimenti!

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  6. Ahahahaha “i ninja del diritto” è bellissimo.
    Altra discussione che ogni giorno mi trovo a dibattere è il riconoscimento della formazione lavoratori (parte specifica) nel caso in cui un lavoratore vada a costituire un altro rapporto di lavoro con azienda della stesso SETTORE PRODUTTIVO. L’accordo non specifica cosa si intende per Settore produttivo. Prendo in considerazione solo le lettere? A,B,C,D, o l’ateco specifico Es. F 41, 42 ecc.?
    Faccio un esempio preso da un articolo:
    Se un lavoratore ha frequentato un corso specifica in azienda con ATECO C 15.11 e passa in un’azienda con ATECO C 26.11 il corso di formazione specifica lo devo rifare? O visto che rientrano tutti nel gruppo C lo tengo buono? (chiaramente integrando il corso con i rischi specifici dell’azienda)

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