Pubblicato in: Altro, incidenti

INAIL: azione di regresso o estorsione?

estorsioneLo sanno anche i sassi: in caso di infortunio sul lavoro, l’INAIL indennizza il lavoratore infortunato, ma può successivamente rivalersi sul datore di lavoro, richiedendo indietro la somma versata.

Quelle che a molti non sono note, sono le circostanze che rendono possibile l’azione di regresso (si chiama così) e, spesso, chi solleva la questione si pone due domande (in genere precedute da bestemmie e improperi):

  1. com’è possibile che l’INAIL possa chiedere al datore di lavoro indietro i soldi senza che sia stata accertata alcuna responsabilità in sede penale?
  2. che senso ha pagare l’assicurazione dell’INAIL se poi bisogna restituire i soldi che lei versa all’infortunato?

Per rispondere alla prima domanda, occorre comprendere il senso dell’art. 61, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008:

In caso di esercizio dell’azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbia determinato una malattia professionale, il pubblico ministero ne dà immediata notizia all’INAIL ed all’IPSEMA, in relazione alle rispettive competenze, ai fini dell’eventuale costituzione di parte civile e dell’azione di regresso

La norma non dice che, per esercitare l’azione di regresso, l’INAIL debba attendere la sentenza penale di condanna. No. È sufficiente l’esercizio dell’azione penale, ovvero, nella maggioranza dei casi, che sia avvenuto un evento riconducibile alla commissione di un reato perseguibile d’ufficio (omicidio colposo o lesioni personali colpose gravi o gravissime).

Quando il P.M. riceve la notizia di reato, ne darà comunicazione all’INAIL che potrà esercitare l’azione di regresso. Se non è la magistratura a muoversi, perché per esempio il superamento dei giorni di prognosi necessari per configurare il reato di lesioni personali colpose gravi avviene a tranche, è l’INAIL stessa che dovrà comunicare al P.M. il superamento dei 40 giorni di prognosi definitiva perché si proceda all’esercizio dell’azione giudiziaria.

In questi casi, laddove l’INAIL decida di esercitare l’azione di regresso, il giudice competente sarà il Giudice civile che dovrà accertare il reato e decidere se c’è una responsabilità del datore di lavoro e se, dunque, questi debba restituire o meno i soldi all’Istituto.
Nel processo civile, il datore di lavoro dovrà provare che l’infortunio o la malattia non siano dipesi da sue responsabilità e che egli aveva adempiuto ai propri obblighi, altrimenti dovrà ridare indietro all’INAIL i soldi che questo avrà versati all’assicurato.

E qui veniamo alla seconda domanda: ma quindi che pago a fare l’INAIL se poi le devo dare indietro i soldi?

L’esistenza stessa dell’INAIL è applicazione dell’art. 38 della Costituzione che, tra le altre cose, dice:

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
(omissis)
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

Lo scopo dell’INAIL è quello di risarcire i lavoratori o assisterli in caso di infortunio o malattia. L’INAIL, perciò, paga sempre* il lavoratore ed esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile.
Ma, laddove venga riconosciuta la commissione di un illecito penale, l’esonero dalla responsabilità civile viene meno e  darà seguito ad un’azione risarcitoria nei confronti del responsabile, fermo restando il principio che (art. 41 della Costituzione) l’iniziativa privata economica è libera ma essa non può arrecare danno alla sicurezza e, dunque, è primario il dovere del datore di lavoro di garantire la sicurezza del lavoratore.

Un’ultima annotazione: non siamo soli. Regno Unito, Francia e Germania hanno anche loro il diritto di rivalsa

 

*Sempre… Sempre che sia riconosciuto l’infortunio o la malattia professionale

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3 pensieri riguardo “INAIL: azione di regresso o estorsione?

  1. Le cose in effetti stanno così e così bisogna prenderle. Quello che trovo strano è che il datore di lavoro viene comunque punito con l’ammenda per la violazione. Con il regresso egli riceve di fatto una seconda punizione per lo stesso fatto. Mi sembra un pò “incostituzionale” tutto ciò.

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    1. Ovviamente non è così.
      L’ammenda è una sanzione penale, la sua finalità è punitiva.
      Il regresso non è una punizione. Esso ha una funzione risarcitoria consistente nel ridare all’INAIL i soldi che avrebbe dovuto dare lui al lavoratore (se è sua la colpa) e che l’INAIL gli ha anticipato.

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