Pubblicato in: cultura della sicurezza, valutazione dei rischi

Fare a gara a chi ce l’ha più piccolo

libro_grossoL’argomento rientrerebbe a buon titolo nella categoria «pornografia della sicurezza» per il livello di perversione che suscita in molti. Parliamo del Documento di Valutazione dei Rischi e della diffusa tendenza nel ritenere che quando un DVR è troppo “lungo” – cioè, è costituito da molte pagine – ciò sia un problema (gli psicoanalisti ancora si interrogano sul fenomeno).

A dire il vero, è lo stesso art. 28, comma 2, lett. a) del D.Lgs. n. 81/2008 che al secondo periodo afferma:

La scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione;

Dunque, «semplice», «breve», «comprensibile», ma anche «completo» e «idoneo».
E che ci vuole? È per questo che amo le antinomíe, per quella loro capacità di permetterti di girare la frittata come ti pare.

Tuttavia, vale la pena soffermarsi sul fatto che i primi tre termini sui quali si concentra l’attenzione della maggioranza (semplice, breve e comprensibile) sono, in effetti, pleonastici, dato che l’unica cosa che importa è il risultato: il DVR deve essere utile a fini operativi di pianificazione.

È opinione diffusa che una buona valutazione dei rischi sia il punto di partenza per mettere in piedi un buon processo decisionale ed un buon sistema di gestione del rischio.
D’altro canto, un’organizzazione che ha un buon sistema di gestione del rischio, è probabilmente un’organizzazione in grado di far meglio la valutazione dei rischi e utilizzarne meglio gli esiti.
Il loro documento, visto dall’esterno, potrebbe non essere considerato breve, semplice, comprensibile, ma essere perfettamente sensato all’interno di quella organizzazione.
Qual è la causa e qual è l’effetto?

Ora, è vero che dietro molti DVR grandi si nascondono consulenti piccoli, ma non è detto che dietro un buon documento di valutazione dei rischi si nasconda una buona valutazione dei rischi.
E non è nemmeno detto che un brutto DVR (lungo e grosso, il Mandingo dei documenti) sia sintomo di una cattiva valutazione dei rischi (benché questa sia l’assunzione più in voga tra gli addetti).

Potrei citare diversi, rilevanti motivi per cui è impossibile trovare il giusto punto di compromesso tra la brevità e l’esaustività.
Trovo il dibattito intorno alle dimensioni di un DVR poco utile. Ma poco utile assai…

Piuttosto, il dibattito dovrebbe girare intorno alla seguente questione: ma come possiamo fare per trasferire i contenuti di un DVR, lungo o corto che sia, a chi di dovere (datore di lavoro, dirigente, preposti)?
Per davvero, però…

 

 

 

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4 pensieri riguardo “Fare a gara a chi ce l’ha più piccolo

  1. Ciao Andrea,
    mi piace il sotteso riferimento dimensionale e prestazionale alla mascolinità. Lo trovo quantomai azzeccato. Qualche giorno fa parlavo con una delle mie cripto, utilizzando lo stesso sottile stratagemma, delle dimensioni dell’universo e della tendenza innata di trasformare (e quindi assegnare) una corrispondenza univoca tra dimensioni e qualità del servizio.
    Ora, sul tema del DVR però mi svincolo da qualsiasi discussione quali-quantitativa per riproporre quanto ho detto qualche giorno fa sul post dell’amico comune di Naples: il DVR non deve necessariamente essere una scienza esatta. io sono un benthamiano, per il DVR: deve (nonostante la mia avversione per sto coso) portare utilità. Non ho spazio per i sofismi, non ho tempo per altro che non sia apportare utilità alla prevenzione. Sempre che sia possibile tramite un documento.

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    1. E come non condividere?
      Non sottovaluterei – e basta con le ipocrisie – la circostanza che, per un dato di fatto e non per presupposto, il DVR svolge una funzione prevenzionistica non solo a fini infortunistici, ma anche giudiziaria.
      Ergo, sì: io penso che, stando così le cose, a tutela di tutti, il DVR deve essere redatto in modo tale da darti garanzie di “solidità” anche in caso di un’eventuale procedimento penale/civile.
      Cosa questo comporti, ognuno si regoli per sé

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  2. Come trasferire il DVR alle figure della sicurezza? Con la formazione specifica-bis che ogni azienda dovrebbe fare alle new entry. Ma il grande scoglio è sempre il solito, il datore di lavoro che non fa formazione, per cui nel migliore dei casi la sicurezza dell’azienda avrà l’aspetto di un corpo da Mandingo col cervello di Alvaro Vitali.

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