Pubblicato in: cultura della sicurezza

Alcol, test e attività sospette

Divieto_FBLa settimana scorsa, ho deciso di crearmi un account su Facebook col mio vero nome e cognome. Inserisco, quindi, tutti i miei dati (veri) e, dopo qualche minuto, mi ritrovo un profilo pubblico nuovo di pacca.

Inizio così la scalata alle amicizie: faccio inviti a pioggia, mi sento amato dalla gente che accetta, ricevo messaggi privati, cerco gente che non vedo da una vita, mi faccio i fatti tuoi, ecc..

Non faccio in tempo a congratularmi con me stesso per aver superato la mia naturale ritrosia nei confronti dell’umanità che, dopo poche ore, provo ad accedere e, invece del mio diario, si apre una pagina in cui FB mi comunica che il mio account è sospeso per attività sospetta.
È vero, non sono sempre stato ingegnere e ho fatto cose poco edificanti nella mia vita mortale, ma pensavo di aver saldato i debiti con la società.

Per quanto tempo uno deve essere perseguitato per aver incollato, in un lontano aprile 1991, le pagine dei registri dei professori, obbligandoli a rifare TUTTE le interrogazioni?
Cosa devo fare ancora per dimostrare che sono uscito dal tunnel dei citofoni e che se oggi vedo una pulsantiera, non ho più l’impulso insopprimibile di premerne ogni bottone, qualunque sia l’ora del giorno o della notte?

Convinto dunque di stare subendo un’ingiustizia, cerco una via d’uscita e questa mi viene offerta dalla possibilità di inviare a FB una foto in cui sia inquadrato bene il mio irresististibile volto.
Lo faccio. Spavaldo e risoluto!

Pensavo sarebbe stata una roba rapida. Immaginavo che un agente della polizia di Facebook del nucleo attività sospette sarebbe venuto fino a casa mia per chiedermi se conosco l’uomo della foto (cioè me stesso) e se avessi effettivamente aperto un account su FB (e soprattutto, come cavolo mi era venuto in mente di inserire i miei dati reali).

Passano 24 h. Sono tranquillo, tutto quello che avevo detto a FB su di me trasuda il profilo di una persona con una condotta chiara, specchiata e illibatissima. Ogni tanto provo a vedere se mi hanno riattivato l’account, ma mi compare sempre la solita schermata che mi comunica che stanno controllando la mia foto.
Passano 48 h. Ormai controllo l’account ogni 5 minuti per vedere se è stato riattivato. Non lavoro più, le mie funzioni biologiche si riducono al clic sul pulsante “Accedi”. Mia moglie mi attacca una flebo ed il catetere. Mio figlio di un anno e mezzo pronuncia la sua prima frase: «Papà, sei un coglione!»
Passano 72 h. Le mie certezze vacillano e, insieme a loro, il mio matrimonio. Gli assistenti sociali portano via mio figlio (volevano prendere me, ma puzzavo troppo).

Finché… al 1.367.923-esimo tentativo, provo ad accedere e FB mi comunica che il mio account è stato disabilitato definitivamente.
Non una spiegazione, non una motivazione, non un «Ci dispiace».

È la fine dell’incubo e so cosa mi aspetta… C’è uno studio di Elisabeth Kübler Ross che spiega che ci sono 5 stadi di reazione alla notizia di una prognosi mortale: negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione.
Decido di scrivere a FB per dire: «Parliamone…», ma siccome questa sarebbe già la fase di negoziazione ed io ci tengo a fare le cose in ordine,  prima dico: «Non è possibile», subito dopo aggiungo: «Mavaff….» e quindi scrivo a FB:

Considerando che:
– mi sono registrato col mio reale nome e cognome ed i miei veri dati anagrafici,
– che la foto è la mia,
– che le informazioni che ho inserito sul mio profilo sono tutte reali e verificabili,
il mio è un caso eclatante di “falso positivo” a cui chiedo venga posto rimedio.
Vi inviterei, inoltre, a riflettere attentamente sui valori di specificità dei vostri test di controllo.

Allego la mia carta di identità e invio (giuro, fatto anche questo).

Dopo nemmeno 12 ore l’account viene di nuovo riattivato (a proposito, cliccando sui simboli dei social nella barra a destra di questo articolo, potete seguirmi anche lì…).

Ma com’è potuta succedere una cosa del genere? Eh, dipende dalla specificità del test (secondo me è stato il mio riferimento a questa roba a convincere Zuckerberg a ridarmi la mia identità).
Ma cos’è la specificità? Eh… è una cosa più rilevante di quanto si pensi.

Prendi il test dell’alcolemia che si usa in molte regioni per verificare se un lavoratore ha assunto alcol.
La sensibilità di questo test è del 98%. Questo significa che se hai bevuto, 98 volte su 100 quello ti sgama.
La specificità è anch’essa del 98%. Questo significa che se NON hai bevuto quello, 98 volte su 100, ti dice che NON hai bevuto (pensa te…).
Sono i dati reali relativi a questo test. Roba precisa… Eh, dipende che intendi per precisa…

Supponiamo di avere una popolazione di 10.000 lavoratori e che lo 0,5% di loro (50 lavoratori) assuma alcol durante l’orario di lavoro. Se li sottoponi a test alcolemico, con i dati di prima, otterrai questi risultati:

  • 49 lavoratori (il 98% dei 50 bevitori) risulterà positivo;
  • 1 lavoratore (il 2% restante dei 50 bevitori effettivi), la passerà liscia.

Bene, dunque? Fino ad un certo punto… C’è anche l’altra faccia della medaglia:

  • 9751 lavoratori (il 98% dei 9950 NON bevitori) risulteranno effettivamente NON bevitori;
  • 199 lavoratori (il 2% restante dei 9950 NON bevitori), verranno considerati bevitori pur NON avendo toccato nemmeno un bicchierino.

In altre parole, su un numero complessivo di 248 persone risultate positive al test, solo 49, cioè il 33%, sono effettivamente bevitori.
2 esiti positivi su 3 sono, invece FALSI POSITIVI esattamente come le mie attività sospette su Facebook.
Tuttavia questi lavoratori saranno sottoposti a nuovi test, sospesi dalla mansione a rischio, ecc. finché la prognosi non sarà definitivamente sciolta.

No, della specificità dei test non si parla mai… E non è un bene. Ha molte conseguenze anche nella nostra vita personale, per esempio quando vai a farti una mammografia o l’esame della prostata o altro.

Si pensa sempre che i falsi positivi siano meno gravi dei falsi negativi, ma si sottovalutano molto le loro conseguenze. Chiedetevi quante escissioni chirurgiche inutili vengano eseguite o a quanti esami invasivi le persone si sottopongano per questo motivo.

Saper leggere gli esiti dei test o ricevere le informazioni corrette sugli esiti dei test è importante. Molto importante…

 

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3 pensieri riguardo “Alcol, test e attività sospette

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