Pubblicato in: cultura della sicurezza, miti della sicurezza

2° mito: il rispetto della normativa

Ah, la normativa…

Adoro le norme e l’idea che seguendo le regole da esse indicate si possa stare insieme ed in armonia, tutti nudi e felici come un gruppo di hippie che si rotolano nel fango di Woodstock.
Sono il fondamento del nostro vivere civile e non potremmo farne a meno. Contrariamente a quanto molti pensano, nemmeno l’anarchia prescinde dalle leggi.

E poi, se c’è una cosa che mi fa gli effetti di una droga, quella è il tentativo della comprensione delle norme: poche cose esercitano la mia immaginazione quanto leggermi alcuni articoli del D.Lgs. n. 81/2008 e chiedermi per l’ennesima volta: «Ma che minchia volevano dire?».
Dovrebbero fare un decreto che ci dica come si applica il D.Lgs. n. 81/2008.

E dire che ne so qualcosa… Nel 2008/2009 mi ritrovai per caso tra quelli che dovevano occuparsi della scrittura del decreto correttivo del Testo unico (che poi divenne il D.Lgs. n. 106/2009)… Ecco, un consiglio per vivere felici: mai chiedersi qual è stata l’ultima cosa toccata dalla persona a cui state stringendo la mano e come si scrivono le leggi.

Dietro le leggi si annida infatti la figura mitologica del legislatore, un essere metà uomo e metà comma, che si esprime usando “ovvero” nel senso di “ossia” e che, anziché apparire sotto forma di rovo ardente e tracciare a fuoco sulla pietra i suoi comandamenti – cosa che, diciamoci la verità, fa abbastanza scena e ti rende più credibile – non si sa chi sia e scrive sulla gazzetta ufficiale.

Tutto il circo che gira intorno alle norme rende l’annuncio dell’uscita di un futuro decreto sulla sicurezza una minaccia più letale dell’ebola.

Ho visto datori di lavoro che quando hanno saputo che i senatori Sacconi e Fuksia stavano progettando un disegno di legge che riformerebbe interamente la materia, hanno consegnato pillole di cianuro ai propri dirigenti, dandogli indicazioni di inghiottirle il giorno dell’eventuale entrata in vigore per non soffrire.

Ecco qual è il mito: dare più importanza alla norma che agli aspetti di sicurezza reali.

È un mito indotto dalla norma stessa, che impone regole autoreferenziali. Siccome non si riesce ad imporre la legge, si impongono altre norme per imporre la legge, utili solo a garantire il controllo sul rispetto formale della norma (es. data certa, comunicazioni ad enti, redazioni di documenti, nomine formali, ecc.), che impegnano tempo e risorse sottratte a capire cosa fare per lavorare in sicurezza.

Si aprono discussioni infinite sui forum, sulle riviste di settore sull’interpretazione della norma. Di per sé non ci sarebbe niente di male, in fondo si tratta pur sempre della volontà di capire meglio. Il guaio è che queste discussioni finiscono in atti compulsivi di masturbazione mentale che fanno diventare ciechi su ciò che conta davvero.

È diventato più importante rispettare la norma che lavorare in sicurezza.

Mi direte che le due cose coincidono.

Ecco, non la penso proprio così… L’unica differenza tra chi ha avuto un incidente a 129 km/h in autostrada e quello che si è schiantato a 131 km/h contro un platano, è che il primo è morto in regola.

Guidare parlando al cellulare, usando il vivavoce dell’auto, è consentito. Ma è stupido. Molto stupido. E non è sicuro, per nulla.

Ecco, ritengo che questi siano due buoni esempi del perché il rispetto della norma sia un mito: tutti sono attenti a rispettare i limiti di velocità, ma pochi si fanno domande su come guidano quando si trovano all’interno di quei limiti, ritenendo che il loro modo di guidare sia idoneo.
Come dargli torto… Perché fare cazzate fuori dalla legge, quando se ne possono fare quante se ne vogliono, rispettandola?

Rispettare la norma, in fondo è facile. La norma ti dice cosa devi fare. Ti basta farlo. Fallo!

La parte difficile è andare oltre, cioè chiederti come devi farlo.

La sicurezza è data più dal modo in cui si fanno le cose, che da quello che si fa.

11 pensieri riguardo “2° mito: il rispetto della normativa

  1. ti cito pedissequamente :
    “Il guaio è che queste discussioni finiscono in atti compulsivi di masturbazione mentale che fanno diventare ciechi su ciò che conta davvero.”

    Oooohhh… e quando lo dicevo io sia pure meno da salotto, che aveva che non andasse ?

    ma avevi già raggiunto lo status di rovo ardente prima, definendo il Legislatore come una figura mitologica metà uomo e metà comma. a mio avviso .
    Un abbraccio

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  2. Io ho visto anche consulenti amare il modo di darsi martellate sulle palle proprio grazie alle masturbazioni normative. Insomma c’è anche una forma di masochismo in tutto ciò.
    Salutissimi
    Giorgio

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    1. Quella è una specifica forma di masochismo legislativo che, come correttamente fai notare, miete vittime.
      Stanno pensando di introdurre l’obbligo di far precedere il testo di legge dalla dicitura: “attenzione, l’applicazione della norma crea dipendenza. In caso di abuso, prenditi un mese di ferie”

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  3. è un mondo di sovrastrutture. Ci sono quelli che lavorano, che tagliano il ferro e lo piegano, assieme a quelli che lo verniciano e lo trasportano. Poi ci sono quelli come noi, la prima sovrastruttura parassitaria, che dicono a quelli che lavorano come farlo senza tagliarsi un dito, senza respirare aromatici e senza schiantarsi in giro per il mondo. Poi ci sono quelli (spesso siamo sempre noi) delle nostra prima struttura parassitaria, che è la derivata seconda dei lavoratori, che insegnano a noi come dire loro come non tagliarsi le dita e non trasformare i loro polmoni in un artistic patchwork di toluene, xilene e pigmento verde-argento. Poi ci sono quelli della derivata terza dei lavoratori, la nostra derivata seconda, il primo rapporto incrementale al limite dei formatori, ovvero la sovrastruttura dell’editoria e del software, quelli che dicono ai formatori e a noi come ricordarci quando ricordare ai lavoratori che non si devono tagliare un dito e non devono fare il piercing al naso con anelli benzenici. Che poi questi derivatori siamo sempre noi.
    Siamo accelerazione che attraverso la velocità vuole assurgere alla dignità della posizione.
    E in mezzo a tutto questo movimento, finalmente, arriva quello (il legislatore) che, nella più pura tradizione giornalistica, dopo sapeva tutto prima.

    Voglio mettermi a coltivare radicchio di campagna e cetrioli.

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    1. Non sempre tutte queste strutture di cui parli sono organismi parassitari. Lo sono quando spiegano come indossare mutande di ghisa con qualche firma o bollo oppure misurano l’altezza del parapetto col micrometro, ma quando arrivano là dove ci sono rischi e le competenze interne mancano, li vedo più come antibiotici.
      Ma il discorso generale è chiaro

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  4. [..] un consiglio per vivere felici: mai chiedersi qual è stata l’ultima cosa toccata dalla persona a cui state stringendo la mano e come si scrivono le leggi. [..]
    e
    [..] Dietro le leggi si annida infatti la figura mitologica del legislatore, un essere metà uomo e metà comma, che si esprime usando “ovvero” nel senso di “ossia” [..]

    Niente male ma il pezzo interessante è stato

    [..] L’unica differenza tra chi ha avuto un incidente a 129 km/h in autostrada e quello che si è schiantato a 131 km/h contro un platano, è che il primo è morto in regola [..]

    Grazie Andrea

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  5. Però il TU ci dice che il dattore di lavore (cioè l’RSPP o il Consulente) può fare il DVR come vuole lui, con i criteri che preferisce. Insomma una certa libertà di azione, purchè sana ed efficace ce l’abbiamo (ok ho capito, i CTU, i Giudici, le norme) e vabbe’, chiamiamolo “rischio di impresa”.
    Insomma un bel DVR sano con prodotti naturali, che bello.
    Grazie Andrea

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