Pubblicato in: cultura della sicurezza, incidenti, valutazione dei rischi

Il rischio è un concetto borghese

Ho provato a schematizzare la supercazzola di Rumsfeld alla quale mi ero ispirato nel mio precedente post per evidenziare quanto possa essere inefficiente un approccio prevenzionistico basato sulla valutazione dei rischi.

Vale la pena riprenderla qui per rimirarne ancora una volta la perfetta mascettitudine e lo stile antaneggiante che stuzzica prematuramente.

“Ci sono fatti noti conosciuti, le cose che sappiamo di sapere. Ci sono fatti ignoti conosciuti, vale a dire le cose che ora sappiamo di non sapere. Ma ci sono anche fatti ignoti sconosciuti, le cose che non sappiamo di non sapere.”

Il tutto può essere riassunto sulla base della presenza di due parametri:

  • Consapevolezza;
  • Conoscenza.

Non mi soffermerò sulla loro definizione: ritengo sia più che sufficiente, a tal fine, il senso comune che viene assegnato a questi termini.

Quello che piuttosto vorrei evidenziare è che la relazione tra i due aiuta a comprendere bene la differenza che esiste tra «incertezza» e «rischio».

Se, come me, vi occupate professionalmente di sicurezza sul lavoro, il rischio è il vostro mestiere. Ormai dovreste riuscire a maneggiarlo come un piatto di bucatini all’amatriciana, riuscendo a non schizzarvi la camicia col sugo mentre li avvolgete con la forchetta (modestamente, sono cintura nera di avvolgimento del bucatino… e le mie camicie sono più immacolate di un giglio).

Del rischio, dopo tutti questi anni di applicazione della norma, ormai dovremmo conoscere ogni più recondito anfratto. Tutti sappiamo, per esempio che il concetto di rischio è correlato al concetto di probabilità: ce lo dice la definizione stessa riportata nel D.Lgs. n. 81/2008.

Se usiamo l’approccio di Rumsfeld, il rischio ha a che fare con un fatto ignoto generato da un insieme noto di possibili esiti.

Secondo l’approccio normativo, il rischio è associato alla consapevolezza: è tutta una questione di impegno, ma se ti applichi puoi davvero riuscire a valutare tutti  i rischi. Questo è il mantra…

L’incertezza, al contrario, non è definita nel D.Lgs n. 81/2008, anzi non è nemmeno contemplata. Essa, in effetti, ha a che fare con un fatto ignoto generato di un insieme ignoto di possibili esiti. L’incertezza è roba che ha a che fare con la conoscenza. Essa è di natura epistemica, non aleatoria (per chi volesse approfondire, consiglio la lettura di «Giocati dal caso» di N.N. Taleb); in pratica, l’incertezza consiste in una mancanza di conoscenza dei possibili esiti.

Quando giochiamo alla roulette in un casinò, non esiste l’incertezza: le regole del gioco sono chiare, tutto funziona esattamente come è raccontato nei libri di statistica e calcolo delle probabilità. Un casinò è un luogo magico in cui ogni incertezza DEVE essere assente. Lì dentro deve esistere solo il rischio ed è nell’interesse del gestore del casinò che le cose si mantengano tali. Il gestore, infatti, avendo il monopolio del banco, ha la certezza di vincere sul lungo termine (ha una chance di vittoria in più rispetto a tutti gli altri e questo è sufficiente), ma per mantenerla, deve eliminare ogni possibile fonte di disturbo: gente che bara, carte truccate, macchine difettose, roulette sbilanciate, cioè ogni elemento che possa farlo precipitare, dal magico mondo del rischio, negli inferi dell’incertezza.

Molto banalmente, chi gestisce un casinò ha un modo abbastanza sicuro per sospettare se c’è gente che sta barando nel locale: è sufficiente calcolare se i loro esiti positivi sono coerenti con le probabilità di vittoria per riuscire a concentrare tutte le attenzioni solo su quelle situazioni che presentano possibili anomalie. Non si scappa…

È come guardare l’aerofotogrammetria di un impianto chimico o di un cantiere, scoprendo in anticipo chi sta per infortunarsi e dove… Minority Report applicato alla sicurezza.

Detto in breve, dunque:

  • Il rischio è un’incertezza misurabile;
  • L’incertezza è un rischio non misurabile.

Ora, chiedetevi: sulla base della vostra esperienza, nel mondo reale degli ambienti di lavoro avete a che fare con rischi o incertezze?

L’attuale approccio normativo postula la conoscibilità del rischio, confina il mondo reale al salone di un casinò, eliminando l’incertezza che, al contrario, governa la gran parte dell’universo che ci circonda.

Perpetuare la logica suggerita dalla norma è utile solo a soddisfare il nostro bisogno atavico di sicurezze e di ordine mentale.

Il rischio è un concetto borghese (semicit. Cartier-Bresson).

2 pensieri riguardo “Il rischio è un concetto borghese

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