Pubblicato in: dove sta scritto?, rischio incendio

Dove sta scritto?

Capita a tutti i consulenti che il Cliente, prima o poi, se ne esca fuori con qualche idea “esotica” (a volte “esoterica”) per adempiere, aggirare, applicare, eludere un qualche obbligo in materia di sicurezza.

Quando mi dice bene,  il Cliente decide di condividere con me le sue trovate, prima di metterle in pratica.

Ho un rapporto strano con i miei clienti. Ai loro occhi io sono quello che affossa sempre la loro inventiva, un luddista che contrasta i loro tentativi di usare le macchine in modo creativo, l’ingegnere che si oppone alla fantasia al potere e al potere della fantasia.

Eppure, in genere, hanno una buona opinione di me. In effetti, credo che la loro sia semplicemente una manifestazione della Sindrome di Stoccolma, la dipendenza psicologica della vittima nei confronti del suo carnefice.

Dicevamo… Il Cliente mi parla della sua idea (es. usare una piattaforma mobile elevabile come punto di ancoraggio per lavori in quota, fuori dalla piattaforma). Io ascolto, annuisco, cerco di capire, cerco una soluzione… Non so come dirglielo… È così entusiasta… Non voglio dargli l’ennesimo dispiacere.

Ma poi, quasi sempre, la mia risposta è: «Non si può fare». La frase: «Non si può fare» produce nel Cliente uno stimolo pavloviano e, con un tempo di reazione inferiore a quello che avrebbe alla guida della sua auto di fronte ad un pedone che gli attraversa la strada, risponde: «Dove sta scritto?».

L’uso del «Dove sta scritto?» risale a tempi remoti. Le prime tracce rimandano alla Genesi. Da alcune testimonianze apocrife dell’epoca, risulterebbe il seguente dialogo:

EVA: «Toh! Assaggia»
ADAMO: «Non si può fare»
EVA: «Dove sta scritto?»

Fu lì che Dio decise di mettere tutto, nero su bianco, nella Bibbia (va bene che in principio era il verbo, ma vuoi mettere la sicurezza della carta stampata?).

Ad ogni modo, ho deciso di iniziare una nuova rubrica, intitolata (guarda caso), «Dove sta scritto?», nelle quali cerco di anticipare la delusione del Cliente, fornendogli in anticipo i riferimenti che vietano la messa in pratica di alcune delle idee più comuni.

Comincerei con un caso semplice.

CLIENTE: «Ingegnere, visto che qui in sede siamo tre aziende che sostanzialmente condividono gli ambienti di lavoro e visto che quelli hanno già formato i loro addetti antincendio, ho pensato che posso nominare gli stessi anche per la mia. Tanto lavoriamo tutti insieme…»

IO: «Non si può fare»

DOVE STA SCRITTO?

Circolare 8 luglio 1998, n. 16 MI.SA.
«In analogia a quanto previsto dall’art. 8, comma 6, del decreto legislativo n. 626/1994 sul ricorso a servizi esterni all’azienda, si ritiene che l’affidamento ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, tramite apposito contratto, degli incarichi finalizzati all’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione dell’emergenza, possa essere consentito come misura integrativa e non sostitutiva del disposto di cui all’art. 4, comma 5, lettera a) del predetto decreto legislativo n. 626/1994».

Già che ci siamo, se il messaggio non fosse chiaro… no, non puoi usare nemmeno i loro addetti al primo soccorso, per analogia.

5 pensieri riguardo “Dove sta scritto?

  1. Mi ci sono ritrovato in pieno, dalla prima all’ultima parola… aggiungo che a volte, dopo il “non si può fare” e la spiegazione al “dove sta scritto”, c’è l’imprenditore impavido che ti chiede “provi a cercare una soluzione e mi faccia sapere” lasciandoti in un limbo tra il “ma fai davero davero?” ed il “e ora che cacchio faccio?”

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