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Offro un caffè a tutti

Stamattina, sorseggiando le mie 3 tazzine di caffè (la mattina ho bisogno di una scossa, diciamo…), leggevo un articolo su una importante rivista del settore sulle modifiche al D.Lgs. n. 81/2008 relative alla protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici.

In un passaggio del suddetto articolo, l’autore afferma che la IARC (International Agency for Research on Cancer) classifica i campi elettromagnetici (a bassa ed alta frequenza) nel gruppo 2B, quello dei «possibili cancerogeni», affermando successivamente che è lo stesso gruppo nel quale si trova classificato il caffè.

Questa storia della classificazione del caffè nel gruppo 2B dei possibili cancerogeni va avanti dagli anni ’90 e, a mio avviso, gli studi sull’argomento hanno subito gli effetti confondenti derivanti dall’abitudine dell’epoca di indossare scarpe con la zeppa e camicie di flanella da boscaiolo alla Kurt Cobain.

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Però, da giugno, la IARC c’ha messo una pezza e il caffè è stato declassificato al gruppo 3 , a seguito di oltre 1000 studi effettuati sull’uomo e sugli animali (il problema è che l’animale, dopo che gli hai fatto assaggiare il caffè, non ne può più fare a meno. Un opossum è stato arrestato per spaccio: vendeva eroina dietro Piazza del Popolo per pagarsi il caffè al bar).

Il gruppo 3, ricordiamolo, è soprannominato “mai ‘na gioia”. Uno infatti pensa: «Se sta sotto al gruppo 2B dei possibili cancerogeni, il gruppo 3 sarà quello dei “cancerogeni manco ppe’ gnente”…».

Invece no, è il gruppo di quelli che: i dati scientifici a disposizione non permettono di concludere se esso causi o meno il cancro all’uomo (Not classifiable as to its carcinogenicity to humans) ed, ovviamente, è il gruppo più affollato con 505 agenti.

Ricordando che tutte queste espressioni sono il semplice risultato dell’applicazione del principio di precauzione (che, come dice la parola stessa, è talmente tanto prudente da risultare addirittura in contrasto con il criterio di falsificabilità di Karl Popper, la base dell’attuale metodo scientifico), diciamo che se una roba è in categoria 3, magari mi concentrerei un po’ di più sulle altre schifezze che mangiamo tutti i giorni.

Fin qui le buone notizie…

Occhio, infatti, che la IARC ha classificato le bevande MOLTO calde nel gruppo 2A, quello dei “probabili cancerogeni” che è una ‘nticchia più statisticamente rilevante rispetto ai “possibili cancerogeni”.

Molto calde significa che, per riuscire a berle dovresti ingoiarti un tubolare di fibra aramidica per non ustionarti l’esofago, dato che parliamo di 70°C… (eh sì, il tumore all’esofago è l’ottavo più diffuso al mondo e mi produce, da solo, il 5% di morti per cancro)

Comunque, prima di rinunciare alle tisane di fiori di orchidea verde del Madagascar, fatevi un esame di coscienza, dato che la prima causa di tumore all’esofago restano il fumo e le bevande alcoliche.

Dimenticavo… Offrendovi un caffè, non vi sto proponendo un cancerogeno di categoria 2A, dato che, il caffè buono va bevuto a temperature inferiori a 60°C.

5 pensieri riguardo “Offro un caffè a tutti

  1. Caro Andrea,
    ti leggo con piacere.. di rientro dalla mia pausa caffè!!
    Avevo già letto qualcosina e personalmente mi fa sorridere come la IARC analizzi il mate e le relative temperature a cui è servito senza piuttosto considerare l’acidificazione indotta da caffè e the..
    Buon lavoro!
    Elena

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  2. Andrea l’acido caffeico sarà il nuovo olio di palma 🙂

    Resto convinto che solo una sana riforma scolastica che sia mirata ad una vera cultura possa formare nuovi cittadini curiosi e consapevoli.
    Il progresso passa da questo secondo me.
    Ho avuto pochi professori che hanno saputo incuriosirmi da ragazzo e mi trovo spesso a pensare, da adulto, ” se solo avessi studiato di più quando dovevo e potevo…”.
    Ora cerco di rimediare ma tempo e pensieri a disposizione non sono quelli dei miei 18 anni.

    Complimenti per il sito e il nuovo blog.

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  3. Ciao Manfro,
    a proposito di quello che hai scritto, Richard Feynman (premio nobel per la fisica), nel parlare della conoscenza, raccontava di quando suo padre lo portava in giro, facendogli vedere “cose” e discutendo di quello che osservava.
    Dice Feynman “Tu puoi conoscere il nome di un uccello in tutte le lingue del mondo, e quando avrai finito, non saprai assolutamente nulla per quanto riguarda quell’uccello… Allora guardiamo l’uccello e vediamo cosa sta facendo – questo è ciò che conta. Ho imparato molto presto la differenza tra il conoscere il nome di qualcosa e conoscere quel qualcosa.”.
    Il senso delle cose…

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