Pubblicato in: Formazione

La nuova formazione per RSPP

Nella classifica delle tragedie del nostro Paese, gli Accordi della Conferenza Stato-Regioni (CSR) e gli atti della Commissione consultiva permanente (CCP) si piazzano tra gli incidenti stradali e il dissesto idrogeologico.

Tutte le volte che viene approvato un Accordo della CSR in materia di sicurezza sul lavoro, in qualche parte d’Italia un carpentiere si pesta un dito col martello.

Questo, in breve, il mio pensiero sull’autorevolezza di questi due organi, autori di alcuni capolavori indiscussi che hanno allietato le giornate di imprese, lavoratori e consulenti negli ultimi anni, quali:

  • La lunga notte delle procedure standardizzate – opera del 2012 che narra l’epopea del datore di lavoro di una PMI che trascorre una notte intera per redigere un DVR standardizzato, scoprendo alla mattina di aver usato il doppio della carta effettivamente necessaria;
  • Il ciclo delle formazioni – trilogia scritta tra la fine del 2011 e gli inizi del 2012. Capolavoro di fantascienza ambientato in un mondo distopico nel quale i fabbisogni formativi di datore di lavoro-RSPP, lavoratori, preposti e dirigenti sono decisi a tavolino sulla base dei codici ATECO (un’idea geniale che accentua il senso di incredulità) e chi conduce un carrello elevatore deve essere in possesso di abilitazione, mentre l’uso dei carroponti può essere affidato a chiunque;
  • Nightmare – Dal profondo dello stress – celeberrimo horror del 2010, lungamente atteso dagli appassionati del genere. Ciò che entusiasma di questa opera di genio è il senso di sospensione che riesce a suscitare. Solo all’ultima pagina, quando sembra che la matassa si dipani e che si spieghi come fare una valutazione dello stress, scopri che non c’è scritto nulla. Applausi a scena aperta! Basti pensare che, nonostante la loro inutilità, le indicazioni della Commissione consultiva permanente per la valutazione dello stress sono ancora oggi citate, come riferimento, in tutti i DVR.

Potrei andare avanti per ore e non è escluso che in futuro lo faccia. Ma quello su cui oggi voglio soffermarmi è l’imminente pubblicazione di un ulteriore volume del ciclo delle formazioni di cui comincia a circolare qualche bozza.

Pare che si intitolerà La nuova formazione per RSPP, ma nel testo si potranno rinvenire anche diversi riferimenti ai personaggi degli altri libri della trilogia.

ATTENZIONE: da qui in poi ci sono spoiler. Se non volete anticipazioni abbandonate questa pagina

Non scriverò di ogni singolo punto della bozza di Accordo della CSR sulla formazione di RSPP e ASPP che andrà a sostituire il precedente Provvedimento del 26 gennaio 2006. Mi concentrerò semplicemente su alcuni aspetti la cui lettura mi ha provocato una steatosi epatica. E che vi sarebbe tutto il tempo per rivedere. E se il tempo non c’è, ve ne sarebbe comunque la necessità.

  1.  Formazione ed esoneri

La formazione per un RSPP sarà sempre suddivisa nei moduli A, B e C.

Sostanzialmente invariate durate e contenuti dei moduli A e C, è invece il modulo B a subire un’importante modifica.

Nella sostanza, quest’ultimo avrà una durata unica di 48 ore, indipendentemente dal settore in cui opera l’azienda.

Tuttavia, qualora il RSPP operasse nei settori agricoltura, pesca, cave e costruzioni, sanità o chimica (vedi codici ATECO)  sarebbe necessaria un’integrazione di ulteriori 12 o 16 ore.

Inoltre, non ci crederete, ma la CSR ha sentito la necessità di specificare l’elenco completo delle classi di laurea, proliferate come funghi con le varie riforme universitarie, che esonerano il soggetto che intende formarsi come RSPP dalla frequentazione dei moduli A e B.

Si tratta chiaramente di tutto quello che rimanda ad una laurea in ingegneria e architettura, come già precisato dall’art. 32 del D.Lgs. n. 81/2008.

Ora, qui o ci fanno o ci sono (io ho un’idea in proposito, ma non intendo dirvela):

  • dopo 9 anni dal primo accordo si continua a pensare che si possa diventare RSPP, per esempio, di una clinica con un corso di formazione di: 28 + 60 + 24 ore = 112 ore.
  • dopo 7 anni dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 81/2008 si continua a pensare che un ingegnere o un architetto possano fare il RSPP, per esempio, di una clinica con la propria laurea + il modulo C (24 ore).
  • da sempre si continua a pensare che per diventare RSPP sia sufficiente un corsetto di formazione o una laurea in ingegneria e architettura, senza un minimo di esperienza nel settore (addirittura senza alcuna esperienza lavorativa, se è per questo), senza una seria selezione basata sulle reali competenze acquisite.

L’art. 32 del D.Lgs. n. 81/2008 afferma che il RSPP deve possedere «Capacità e requisiti professionali… adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro».

Ho una proposta: se, come nel caso dell’edilizia, sono sufficienti 116 ore complessive per possedere quel popò di professionalità che il legislatore richiede al soggetto che deve valutare i rischi, definire le misure di prevenzione e protezione, le procedure di sicurezza, ecc., facciamo fare a tutti gli operai il corso da RSPP e risolveremo il problema dei morti nel settore.

Oppure mettiamo alla prova la competenza di architetti e ingegneri: prendiamo un neolaureato, facciamogli fare il modulo C e poi mettiamolo a lavorare su un impalcatura senza dirgli nulla (tanto saprà già tutto, visto che è in grado di dire agli altri quali sono i rischi e come fare per prevenirli). Che la selezione naturale faccia il resto, non mi permetterei mai di contraddire Darwin.

  1. I codici ATECO

L’accordo, come si diceva, fa anche degli interventi integrativi sugli altri accordi sulla formazione.

Si precisa ad esempio che tutta, tutta, tutta la formazione obbligatoria di ogni, ogni, ogni soggetto prevista dal D.Lgs. n. 81/2008 dovrà essere erogata da docenti in possesso dei requisiti di cui al D.I. 6 marzo 2013.

Si specifica che il modulo giuridico per i coordinatori (CSE e CSP) può essere erogato in modalità e-learning, così come l’intera formazione dei lavoratori di aziende a rischio basso.

Epperò non c’è una traccia di rimorso, un minimo di tormento, un indizio di rammarico, un sintomo di pentimento, un principio di ripensamento sul continuare a pensare che sia normale che il fabbisogno formativo dei lavoratori, RSPP, datori di lavoro-RSPP di tutta Italia sia correlato al codice di attività economica (ATECO) della loro azienda.

È dal 2006 che continuano a propinarci questa teoria ninja priva di qualunque fondamento.

  1. Il libretto formativo del cittadino

No, non è il libretto di cui parlano gli anziani nelle notti senza luna. Quello nessuno lo ha mai visto, anche se c’è la testimonianza di un turista di origini serbo-tibetane che afferma di aver avvistato sull’Annapurna uno Yeti che teneva in mano un esemplare di Libretto formativo del cittadino (considerando che avvistare uno Yeti è raro, ma non impossibile, la probabilità totale del verificarsi di entrambi gli eventi è talmente bassa da farmi riconsiderare la teoria di Russel sulla teiera celeste).

Sembra piuttosto che il legislatore sia apparso sul monte Pollino ai membri della CSR nell’aspetto di un roveto ardente e abbia consegnato loro una tavola con la semplice effigie di un Libretto formativo del cittadino.

Quindi state tranquilli, è una semplice profezia, e crederle non è vincolante.

Difatti l’allegato IV della bozza di Accordo si limita a proporre un modulo (facoltativo) sul quale annotare l’avvenuta formazione, che potrà essere (facoltativamente) consegnato in copia al lavoratore, dirigente o preposto, così da essere (facoltativamente) tenuto in considerazione dal futuro datore di lavoro per accertare la formazione pregressa e che gli organi di vigilanza potranno (facoltativamente) tenere in conto nell’esercizio delle proprie funzioni.

Secondo me non c’è alcun motivo perché non funzioni…

Vabbeh, per chi non l’avesse, allego la bozza di Accordo.

Se nella lettura avvertite secchezza delle fauci, ipertensione, prurito, interrompete immediatamente il trattamento.

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