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Cellulare, auricolare e codice della strada

Se una cosa è sbagliata, è sbagliata. Anche se permessa dalla legge, se una cosa è sbagliata, resta sbagliata. E questo riguarda, in particolare, la sicurezza, campo nel quale un comportamento lecito può comunque essere un comportamento rischioso.

Per dirla in altre parole, sfido chiunque a trovarmi la differenza sostanziale tra un incidente in autostrada andando alla velocità di 129 km/h o andando a 131 km/h! Volevo parlarvi proprio di cose della strada. Ieri, mentre mi accingevo ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, per poco non venivo investito da una macchina. Difatti, un cocchio motorizzato che sopraggiungeva, al termine di una brusca frenata, invadeva le strisce e la porzione di italico territorio sul quale un istante prima si trovava il mio gracile e grazioso corpicino, e solo un poderoso scatto di reni ha impedito che il vostro affezionato blogger venisse trasformato in un ammasso di nutella sanguinolenta spalmata su una croccante fetta di asfalto.

Dopo aver augurato al vetturino di campare altri cent’anni (di cui almeno 99 col singhiozzo), mi accorgo che il tipo stava cercando di asfaltare il sottoscritto mentre era impegnato in conversazione telefonica con tanto di auricolare. Il codice della strada, come noto, lo consente:

Art. 173, comma 2: « È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani)». 

Ah beh, certo… L’importante è che entrambe le mani siano libere e che lui ci senta bene. Purtroppo, molte persone inferiscono e si convincono che, poiché la norma lo permette, evidentemente, con queste accortezze, il comportamento alla guida è sicuro. «E allora perché non è vietato?». Questo è quello che mi sento chiedere durante i corsi di formazione che faccio ai lavoratori che usano la macchina come strumento di lavoro. La tragedia è che ritengo che non sia vietato perché chi ha scritto quella norma lì nel 2002 (le seguenti ipotesi non sono mutuamente escludenti):

  1. non aveva un cellulare;
  2. non aveva una macchina;
  3. non aveva una vita sociale,

e non si rendeva conto che il problema non è avere le mani e le orecchie impegnate, ma il cervello.

La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha stimato che negli Stati Uniti la distrazione è responsabile del 25% degli incidenti accertati dalla polizia (Ranney, Mazzae, Garrott, & Goodman, 2000; Wang, Knipling, & Goodman, 1996). Per dire, in Italia, secondo l’Istat, la guida distratta e l’andamento indeciso sono la causa del 16.6% degli incidenti avvenuti nel 2012 (tra l’altro questa è la prima causa di incidente – pag. 10 – non la velocità) Caird, Scialfa, Ho, & Smiley (2005), basandosi sui dati di 18 studi, stimano che l’uso del cellulare alla guida aumenta il tempo di reazione in situazioni critiche (che poi sono quelle dove ti serve la massima attenzione) di 0,23 secondi (N.B.: altri studi – H.Alm & L.Nilsson “The effect of a mobile telephone task on driver behaviour in a car following situation”, Acc.Anal.Prev. 27, 707-715 (1995) – affermano che invece si aggiri intorno a 0,6 secondi. Gli 0,23 secondi citati sono il dato più ottimistico che ho trovato). E, tra l’altro, non c’è alcuna differenza che si usi l’auricolare, il vivavoce o si tenga il telefono in mano. Il problema, il vero problema è l’impegno cognitivo richiesto dalla conversazione telefonica.

Del resto, non per dire, ma perché quando io andavo a scuola con l’autobus non potevo parlare al conducente e ora sì, purché abbia il suo numero di telefono? 0,23 secondi, non so se vi rendete conto… e questi sono valori medi dei tempi di reazione… Se ti limiti a parlarci al telefono… perché se quello scrive un sms, mediamente distoglie per 5 secondi di fila lo sguardo dalla strada. «Vabbeh», direte voi, «stai facendo tutto ‘sto casino per 0,23 secondi… Cosa vuoi che siano rispetto all’eternità».

Premesso che proprio l’eternità era quella che mi aspettava se non mi fossi scansato, faccio due conti… se quello andava a 40 km/h, vuol dire che percorreva 11,1 metri ogni secondo. Considerate che il tempo di reazione di una persona attenta alla guida è di  almeno 1 secondo (avete capito: 1 secondo), per cui dal momento in cui mi ha visto sulle strisce e ha deciso (bontà sua) che non dovevo morire, è passato un secondo nel quale ha percorso  11,1 metri. Siccome il tipo stava parlando al cellulare dovete aggiungere 0,23 secondi cioè altri 2,6 metri….

Dopodicchè è iniziato quel fenomeno fisico che si chiama attrito e che gli doveva consentire di dissipare l’energia cinetica posseduta dalla macchina, cioè la frenata. A 40 km/h, strada asciutta, sono altri 16 metri. Totale: fanno 29,7 metri… che faccio lascio e glieli incarto? Considerando che ha invaso le strisce pedonali e si è fermato oltre il punto in cui mi trovavo un istante prima, avete capito perché me la prendo per quei benedetti 0,23 secondi? Giusto, giusto i 2,6 metri che si è mangiato parlando al cellulare…

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