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Il bispensiero applicato ai modelli di organizzazione

Leggendo i contenuti del nuovo D.M. 13 febbraio 2014 sono stato catapultato in un esercizio raffinato delbispensiero descritto in 1984. Se non vi è mai capitato di leggere il capolavoro di Orwell, fatelo: è un’esperienza estraniante.

Il bispensiero è l’unica forma di pensiero concesso nella società del Grande Fratello  (quello vero, non il reality show), mediante il quale le parole venivano usate per sostenere una tesi ed il suo esatto opposto. Così, il Ministero della Pace in realtà presiede la guerra,  il Ministero della Verità controlla la propaganda e via dicendo…

Ecco, le Procedure semplificate per l’adozione dei modelli di organizzazione e gestione (MOG) nelle piccole e medie imprese (PMI) sono una forma autentica di bispensiero.

Vi ricordate dell’U.C.A.S. (Ufficio Complicazioni Affari Semplici)? Adesso si chiama Commissione consultiva permanente ed è prevista dall’art. 6 del D.Lgs. n. 81/2008 ed è tutto suo l’onere di fornire strumenti inutili per riuscire a complicare la vita (si noti la finezza del bispensiero insita nella missione di riuscire a ottenere un risultato con qualcosa di inutile).

La storia è semplice. Realizzare un modello di organizzazione e gestione (MOG) che abbia efficacia esimente dalla responsabilità amministrativa prevista dal D.Lgs. n. 231/2001 per i reati presupposto derivanti da violazioni della normativa antinfortunistica, è una faccenda molto complessa. Lo è a maggior ragione per una PMI la quale, spesso, non disponendo delle competenze e organizzazioni interne necessarie, rischia di avvitarsi su sé stessa come un piccione strafatto di metanfetamina.

Giusto per darvi un’idea del numero di aziende interessate, le PMI (definite come imprese con meno di 250 lavoratori), in Italia, secondo i dati Eurostat:

  • sono il 99,9% del totale delle imprese;
  • producono il 68,3% del PIL;
  • occupano l’80,3% dei lavoratori.

Diciamo che non è che siano esattamente quattro gatti…

Ricordiamo che nel caso di imputazione per uno di questi reati, l’impresa che non fosse in possesso di un MOG non sarebbe in grado di dimostrare l’assenza di una colpa organizzativa e incorrerebbe nelle sanzioni pecuniarie (che possono tranquillamente superare il centinaio di K€) e interdittive previste.

La difficoltà di mettere in piedi un MOG effettivamente tarato alle esigenze dell’impresa e rispettoso delle indicazioni della norma è tanto più sentita, quanto più si riduce la dimensione della PMI. Infatti, se da un lato si riduce la complessità organizzativa, dall’altro diminuiscono le risorse necessarie per gestire i processi di vigilanza, registrazione, riesame richiesti da questi modelli.

Ora, se si considera che le microimprese (meno di 10 lavoratori), costituiscono il 94,6% del totale, il problema dovrebbe essere molto sentito!

E infatti il D.Lgs. n. 81/2008, con l’art. 30, comma 5-bis, ha dato alla Commissione consultiva permanente, il compito di elaborare delle procedure semplificate, rivolte espressamente alle PMI, per predisporre un MOG.

Boh, a me pare chiaro: ti sto chiedendo di produrre delle procedure semplificate (quindi più semplici di quelle che normalmente si usano) per dare una mano alle PMI (quindi a imprese con strutture di piccole dimensioni) a dotarsi di un modello di organizzazione e gestione.

La Commissione consultiva permanente questo lo sa e quindi dichiara nella Premessa del documento:

«Il presente documento ha lo scopo di fornire alle piccole e medie imprese, che decidano di adottare un modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza, indicazioni organizzative semplificate…»,

e a conferma di quanto appena enunciato, nell’Introduzione  (il documento vero e proprio non è nemmeno cominciato. Figuratevi il resto) dichiara:

«Si ritiene che la realizzazione di un MOG, anche secondo le modalità semplificate riportate in questo documento, rappresenti un impegno, in particolare per le imprese con un numero minimo di lavoratori e con una struttura organizzativa semplice. Pertanto, le aziende di dimensioni e/o complessità ridotte debbono valutare l’opportunità di implementare un MOG aziendale».

Quindi, le procedure riguarderebbero il 99,9% delle imprese italiane, ma non è che siano proprio adatte per il 94,6% di loro.

Non so voi ma a me queste cose emozionano. Il bispensiero è un’arte, uno stile di vita… Non tutti sono capaci di ragionare in modo contorto, dicendo tutto e il contrario di tutto.

La restante parte del documento è un insulso coacervo di ovvietà, fatte passare come indicazioni utili (sennò che l’hanno scritte a fare) e innovative (sennò le avremmo potute leggere da qualche altra parte), in perfetta sintonia con l’ortodossia del bispensiero.

Soprattutto la semplificazione è totalmente assente: provate a mettere in piedi il MOG suggerito e avreste le stesse difficoltà in termini di gestione che incontrereste se decideste di seguire le indicazioni dell’OHSAS 18001 o delle Linee guida UNI-INAIL.

Ora, per avere un’altra dimostrazione di bispensiero dovremo attendere i modelli semplificati dei POS , del PSC e del fascicolo dell’opera previsti dall’art. 104-bis.

Ma la Commissione che ci ha già abituato a capolavori come:

  • le indicazioni sullo stress lavoro correlato (opera prima della Commissione, ancora ricercatissima dai collezionisti);
  • le procedure per la fornitura di calcestruzzo in cantiere (opera terza, ma prima dimostrazione  di bispensiero grazie alla quale possiamo beneficiare di un documento, riferito ad un’attività semplice, più lungo di un intero PSC);
  • le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi (l’opera della maturità, il capolavoro assoluto che lascia l’osservatore senza fiato tutte le volte che ne si ammira l’inutilità. Le procedure sono attualmente considerate l’unico modo per ottenere il vuoto perfetto, condizione che non era mai prima stata osservata in natura, né si considera realizzabile in laboratorio),

anche questa volta non potrà deluderci.

L’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù

G. Orwell – 1984

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